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by • 31 marzo 2014 • Life & CultureComments (0)1204

20 Marzo – seconda Giornata Mondiale della Felicità

Per prepararmi a festeggiare la giornata della felicità in Accademia ho messo nello zainetto il mio vestito preferito e ho preso il treno con, nelle orecchie, canzoni allegre e discutibili. Ognuno ha la sua formula, giusto?

Arrivo a Milano e, mentre Marco stampa a raffica le foto dei sorrisi arrivate via mail e via facebook, io e Sara ci produciamo in una versione semplificata di Art Attack: armate di scotch di carta, appendiamo le facce sorridenti sulla parete, trasformando un muro bianco in una Smile Mile di tutto rispetto. La parte più bella è soffermarci a guardare i volti delle persone: alcuni sono i soliti, adorabili noti, altri invece non li conosciamo; tutti insieme, esprimono davvero il senso della felicità possibile, ritratti in un attimo del loro quotidiano, nelle loro case o sul luogo di lavoro, nei selfies più riusciti (non dimentichiamo che quella del selfie è un’arte) come nelle pose più spontanee.

Nel mentre ci rendiamo conto che il mondo ci guarda: siamo sul Corriere, su Repubblica, su Vanity Fair, su Grazia; ci chiamano Radio2, Radio Reporter e Radio Bla Bla. C’è stato anche un lancio Ansa. Meno male che c’è Francesca che gestisce la cosa con il suo inimitabile aplomb, io inizio a sentirmi emozionata, con il prevedibile corollario di mani sudate, lingua felpata e secchezza delle fauci.Infatti stasera io e il mio partner in crime Massimo riproporremo ai fortunati telespettatori il Juke Box Letterario, nato da un’intuizione geniale della nostra signora e padrona durante l’Open Day di gennaio.

E ora il domandone da un milione di dollari, per quelli che si sono persi la prima puntata, è: che cos’è il juke box letterario?Fondamentalmente, un gioco. Una cosa divertente che sarebbe bello fare sempre. Io e Massimo siamo lì, davanti a voi, con in mente tutto il database di libri che abbiamo letto e venduto nella nostra vita e nella nostra sfolgorante carriera da librai: e voi dovete solo pensare a qualcosa di cui vi piacerebbe leggere. Vorreste leggere un libro in cui si parli di legami familiari, o di rinascita. Vorreste un libro in cui rispecchiarvi se in questo momento siete confusi, o magari vi serve qualcosa per curare le ferite d’amore. Beh, basta chiedere. Noi ci pensiamo un attimo, attiviamo il nostro google cerebrale, e vi raccontiamo un po’ un libro che secondo noi dovreste leggere, e vi diciamo (udite udite) anche perché.

Proprio come quando, quell’estate al mare, con i piedi pieni di sabbia, avete camminato fino al juke box e avete scelto una canzone che rispecchiasse quel momento e diventasse parte di quel ricordo.

Noi siamo il vostro juke box: e, per i fortunati presenti quella sera, Max ha persino un po’ cantato, quindi non so proprio che cosa si potrebbe chiedere di più!La cosa più bella è vedere come, raccontando un libro, si entri in contatto con una parte delle persone che spesso resta nascosta: la curiosità, la passione. Il desiderio di tornare a casa, buttarsi in poltrona, e leggere. C’è uno scambio profondo quando si raccontano le storie che ci sono state raccontate: ognuno mette in esse la sua voce e il suo vissuto, ogni richiesta corrisponde ad uno scorcio nella vita di chi la fa, a un sentimento inespresso, che trova spazio in quel momento.

Per un’ora intorno a noi, insieme a noi, si sono alternate risate, riflessioni: c’era chi prendeva appunti, chi annuiva, chi ricordava, chi ci pensava su.

La sensazione è stata quella di aver piantato dei semi nelle persone, la speranza è che tutti, una volta tornati alla loro vita, trovino il tempo e il modo per innaffiarli e farli crescere.

La giornata della felicità, come tutte le mie trasferte milanesi, si chiude sul treno verso casa, in compagnia del mio socio. Quello a cui penso è che, per citare il titolo di un libro che abbiamo consigliato, la felicità è un muscolo volontario: va allenata, esercitata. La felicità succede quando le dedichi tempo e cura, quando agisci nella sua direzione. Perché la felicità non può essere una formula che vale per tutti, indistintamente, non è una soluzione preconfezionata: quella si chiama lobotomia, e a noi non piace neanche un po’.E poi ci sono anche le fragole con la panna che ho mangiato a pranzo, circondata da delle persone speciali, tra buffonate e serietà: quello, per me, è il gusto di una felicità  immediata e confortante. Mi piace vincere facile, eh?

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