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by • 2 dicembre 2015 • Sogni & ProgettiComments (0)933

5 cose che ho imparato (su di me) dopo aver aperto una start up

ulivoHo aperto la mia prima start up quando ero in terza media. Un’azienda che si occupava della raccolta dei rifiuti, in particolare della carta.
In realtà era un’invenzione del mio parroco. Aveva preso i ragazzi dell’oratorio, li aveva divisi in gruppi, designato un leader e affidato un compito da svolgere a servizio della comunità.
Io ero la presidente della cooperativa della carta: un gruppo di ragazzini che andava di casa in casa a raccogliere carta e cartone per poi portare tutto in discarica e racimolare fondi per l’oratorio. Mi piacerebbe poter dire che quello che ho imparato in terza media mi ha preparata alla mia vita da imprenditrice. In realtà, dopo questa esperienza ho fatto passare circa 15 anni prima di buttarmi di nuovo nel dorato mondo delle startup.
E da allora ho imparato moltissime cose. Su di me, principalmente.

1. Do you want to be rich or do you want to be king?

Questa domanda me l’hanno fatta degli americani. A volte rimanere al timone della tua azienda può essere la decisione sbagliata, perché potrebbe alimentare il tuo ego, ma non portarti denaro; mentre lasciare il posto di comando a qualcuno più qualificato potrebbe farti perdere un po’ di fama e autorità, ma renderti ricco.
In realtà la ricchezza per me non riguarda solo il denaro. Significa guadagnare a sufficienza per permetterti di fare la vita che vuoi (magari senza troppi fronzoli, ma che rispecchi come sei e quali sono i tuoi desideri e obiettivi); imparare tanto, sempre, ogni giorno; fare incetta di esperienze; essere una persona piena di risorse (non materiali). E poi c’è il potere. Che per me non significa essere sotto ai riflettori o comandare.
Essere una regina per me significa poter influenzare positivamente la vita di qualcun altro. Anche nelle piccole cose.
Viste queste premesse, la mia risposta è: Rich and Queen. 

2. Fai pace con i tuoi limiti

I tuoi limiti sono quelli che ti dai tu. No, non l’ho presa da un Bacio Perugina. E’ una cosa che ho imparato su di me quando mi sono ritrovata a fare cose che mai avrei immaginato. A volte ho deciso, di testa mia, di buttarmi nel vuoto; altre volte c’è stato qualcuno che grazie a Dio mi ha dato una spintarella sull’orlo del burrone. Ma tutte le volte ho capito che ero in grado di fare molto di più di quello che mi aspettassi da me stessa.
Non penso che si debba sempre, per forza, cercare di superare i propri limiti: qualche volta si può anche stare sdraiate sul divano a mangiare cioccolata e guardare la televisione! Però è sbagliato partire dal presupposto “non ce la farò mai”. Tutte le volte che me lo sono detta poi mi sono smentita.
Non ho più paura di buttarmi? Ma che scherziamo??? Ce l’ho ancora, e tanta. Però so che la mia mente e il mio corpo sono molto più resistenti di quello che immagino.

3. Essere razionali non significa essere dei guastafeste

Ok imparare a buttarsi, ma a volte lo puoi fare perché sai che qualcuno ti ha imbragata per bene. E questo qualcuno può essere la tua razionalità. La combinazione perfetta per me è riuscire a mantenere una sorta di bipolarità: sognare in grande, senza limitare la propria fantasia, ma avere la capacità di pianificare ogni singolo passo che ti porterà a raggiungere i tuoi obiettivi. Se non riesci a far andare d’accordo questi due lati della tua personalità, o se uno prevale sull’altro, allora appoggiati a qualcuno che sia il tuo opposto.
Perché gli opposti non solo si attraggono, ma spesso lavorano bene insieme se imparano a rispettarsi e supportarsi.

4. Parlare in pubblico non conduce alla morte (o ad altre terribili catastrofi)

Negli anni del Liceo (ma anche dopo, che ti credi) ho affinato l’arte di confondermi con la tappezzeria, alle feste. Figurati se mi passava per la testa di prendere in mano un microfono e parlare davanti a una platea di centinaia di persone! Poi un giorno (non tanto tempo fa) l’ho fatto. E indovina? Sono sopravvissuta! E nessuno mi ha tirato i pomodori sul palco.
Certo, ho iniziato per gradi. E per me ha funzionato una cosa in particolare: non parlare per forza, ma solo quando le cose che ho da dire mi entusiasmano.
Se quello che devi raccontare ti piace davvero, farlo in pubblico è un piccolo scoglio che puoi superare. Per certi discorsi in pubblico mi sono dovuta allenare tanto, o imparare il discorso a memoria. Ma alla fine il trucco è uno solo: prendi in mano quel microfono e apri la bocca! Il resto, se ti sei preparato e se ci tieni, vien da sé.

5. Togliti quel ridicolo costume anni ’80 da Wonder Woman

Ho sempre pensato che fare più cose contemporaneamente fosse un mio grande pregio (ah! Il multitasking!). Poi un bel giorno ho capito che il vero valore da coltivare è la flessibilità e non la schizofrenia di voler fare tutto insieme, appena te lo chiedono, per paura che gli altri rimangano delusi. Su questo terreno ho ancora tanto da lavorare, e anche se sotto pressione so dare il massimo, ho anche capito che sono una persona capace anche se mi prendo il tempo per fare le cose con calma. O quando riesco a delegare.

Tutto questo per dirvi: se ce l’ho fatta io ce la può fare chiunque, basta volerlo e impegnarsi per realizzare i propri desideri. E ogni giorno che passa sarà meglio di quello che l’ha preceduto.

Micaela Terzi

Micaela

 

Giornalista, esperta di comunicazione, imprenditrice seriale, startupper in tempi meno sospetti di questi sono introversa, riflessiva, pazza per la cancelleria e per i viaggi. Sto studiando al Master in Coaching di ADF per far diventare la mia passione per la formazione e per la trasformazione delle vite e dei progetti degli altri un lavoro.

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