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by • 7 aprile 2014 • Life & CultureComments (0)1357

Bella in modo assurdo

 

 

Della bellezza – 1.

Mi piacerebbe essere impermeabile al concetto di bellezza imperante, ma, purtroppo o per fortuna per me, amo la moda, i vestiti, le frivolezze e – ebbene sì – anche i gossip d’oltreoceano.

Perdo ore e ore sulle gallerie dei red carpet, sui blog che ne parlano, mi appassiono agli Instagram di Kelly Osbourne e della fashion police. Mi diverto. E leggo un sacco di roba che, da una lato o dall’altro, va a sconfinare nel concetto, sicuramente più ampio, di definizione del bello.

Qui però il mio cervellino ondivago fa un passo indietro, rispetto alla moda e ai luccicori, e mi domando: quand’è che la bellezza è diventata un valore assoluto in sé stessa?

Sto parlando di bellezza fisica e in accezione ai canoni contemporanei, nota bene.

Questo distinguo è importante, perché è tutta la vita che sono incontro persone meravigliose (soprattutto donne, ma anche qualche uomo) che passano le loro ore di veglia a martoriarsi emotivamente rispetto alla loro struttura fisica, al loro aspetto: alla loro bellezza.

In media, la parola più abusata è “troppo”: tutti noi, ad un certo punto, ci sentiamo che abbiamo qualcosa di eccessivo, che fa saltare tutti i numerini nella nostra tabella ideale e ci lancia di peso nel ghetto dei cessi a pedali.

I chili di troppo (e questa poi è una cosa così democratica che non risparmia non solo né maschi né femmine, ma neanche i normopeso). Il naso troppo lungo. Troppo bassa. Troppo peloso. Le mani troppo squadrate e i piedi troppo lunghi.

Ma questi, di per sé, potrebbero anche rimanere nel registro dei dati oggettivi, se non fosse che troppo spesso assurgono a simbologie intoccabili della propria inadeguatezza.

Perché, diciamocela tutta: un nasone o un sedere che fa provincia, in fondo, che cosa significano in sé? Onestamente. Non significano niente.

Sono le classiche cose che, se ad averle è qualcun altro, molto probabilmente ci sembrano ininfluenti. Non è che non le notiamo:è che addosso a qualcun altro non hanno importanza.

Allora, forse, sarebbe ora che smettessero di avere tutta questa importanza anche per noi, che non fossero più un handicap con il quale dobbiamo convivere o il “vero motivo” per il quale non ci sentiamo amati e apprezzati.

Le persone veramente, veramente belle e perfette secondo tutti i canoni vigenti, sono, in definitiva, nella media, poche. Diciamo che è improbabile incontrarle quando vai a fare la spesa all’Ipercoop.

Il resto delle persone che troviamo belle sono persone che sono a loro agio con sé stesse: e questo, allora, è sì un valore, molto più importante di un centimetro di girovita.

Questo è quello a cui dovremmo aspirare: non uno standard di bellezza assoluta al quale, nel migliore dei casi, con tanta abnegazione e fortuna e fatica, potremo assomigliare un po’.

È un percorso, piacersi, a volte molto più lungo e difficile che non un extreme makeover a base di truccatori, personal trainers e chirurgia plastica, perché significa trovare la nostra bellezza dentro ai nostri desideri, a quello che vogliamo per noi stessi, nei nostri ricordi, nel nostro passato e in quello che scegliamo di essere nel nostro presente.

Qui ci sono tre cose che possiamo cominciare a fare per ripensare alla nostra bellezza autentica e mettere in moto il processo per riscoprirla:

  • Scegliamo cinque foto in cui ci piacciamo. Teniamole in vista, fuori dall’album, o stampiamole, non lasciamole in una cartella del computer, e ripensiamo a quello che eravamo quando ce le hanno scattate. Che cosa facevamo in quel momento, chi eravamo, chi c’era con noi. Proviamo a riflettere sul fatto che quella nostra bellezza esteriore era probabilmente accompagnata da un benessere più profondo, non eravamo solo noi a piacerci in quel momento, era la nostra vita. Che cosa possiamo recuperare di quelle sensazioni di allora? Che cosa possiamo fare per sentirci così? Prendiamo carta e penna, e poniamocelo come obiettivo: non un gesto in sé, ma una sensazione.
  • Ritagliamoci un’ora alla settimana per fare un’attività fisica che ci piace. Persino io, che sono la negazione della sportività, amo camminare per la città, soprattutto se posso farlo chiacchierando con la mia migliore amica. Una lezione di tango, un’ora in piscina, un massaggio: regalate al vostro corpo la possibilità di sentirsi stimolato e coccolato per un’ora alla settimana, e lui vi ricompenserà! Ovviamente valgono anche baci, carezze e tutta la gamma del fraterno all’hard core.
  • Trovate qualcosa da mettervi addosso che vi fa sentire bene e usatelo! Un rossetto, un bracciale, un anello, una cravatta, un tatuaggio, un profumo, una spilla. Antropologicamente, basta una piuma in testa per sentirci vestiti, quindi, anche quando non abbiamo tempo di tirarci a lucido, indossiamo qualcosa che ci faccia sentire a posto e curati, un dettaglio che parli di noi e che ci ricordi quanto siamo fighi anche sotto la divisa o nei giorni di capelli pazzi.

 

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