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by • 14 dicembre 2012 • UncategorizedComments (0)2290

Belle Storie – Mad in Italy: per chi ha il coraggio di fare impresa in Italia

Eccoci con un nuovo appuntamento della rubrica Belle storie. Oggi non vi raccontiamo la storia di una start up, ma parliamo di Mad in Italy, un’iniziativa a sostegno degli imprenditori italiani.

Pazzi. Bisogna essere degli incoscienti per aprire un’impresa in Italia in questo momento. Sono in tanti a pensarlo. Ma a volte quelli che vengono considerati pazzi dai più, sono in realtà dei geni. Incompresi. E allora, bisogna aiutarli a diffondere il loro pensiero innovativo e rivoluzionario. È quello che hanno pensato e fatto, Giampiero Cito e Antonio Paolo, fondatori dell’agenzia di comunicazione Milc , che hanno dato vita all’iniziativa Mad in Italy, giocando proprio con i termini mad, pazzo, e made, fatto.

Mad in Italy è un progetto che vuole sostenere e promuovere le imprese nostrane, ed è nato nel 2009, quando la crisi ha cominciato a far sentire la sua morsa sul tessuto imprenditoriale italiano.

«Molti nostri clienti, a causa della contrazione del mercato, stavano cominciando a tagliare i budget per la comunicazione e ci siamo sentiti minacciati», inizia Cito. «Abbiamo preso consapevolezza della portata della crisi e dei danni che stava facendo. Ci ripetevamo che non potevamo rimanere immobili, che questi imprenditori in difficoltà andavano aiutati».

Cito e Paolo iniziano a riflettere su che cosa è il Made in Italy, e su come è percepito all’estero. Certo, ci sono le eccellenze, come il Brunello di Montalcino e la Ferrari, ma anche il souvenir della torre di Pisa venduto alle bancarelle davanti al monumento. Capiscono che c’è molta confusione: il Made in Italy non ha un’immagine univoca, chiara, vincente. Primo problema su cui lavorare.

«Ma che cos’è che piace, che rende speciali i nostri prodotti, ci chiedavamo. Che li rende diversi, nel mondo?», continua. «La risposta è stata immediata: è l’idea che c’è dietro, elaborata da una mente, da una persona, che si fa portatore della nostra cultura, e del savoir faire italiano. Abbiamo deciso, allora, di concentrarci sugli imprenditori, sulle storie di chi ancora resiste, nonostante tutto. Che ha avuto la creatività di tradurre un’idea in un prodotto, e il coraggio di restare in Italia a fare impresa. Dei pazzi, ma geniali».

Hanno scelto 15 imprenditori che corrispondevano a queste caratteristiche, li hanno intervistati e li  hanno fotografati con indosso una camicia di forza. Un’immagine forte, che non lascia dubbi sul messaggio.  Da questa esperienza è nato il libro Mad in Italy.
Quindici consigli per fare business in Italia.
Nonostante l’Italia (Etas Rizzoli): “ragiona in grande, anche se sei piccolo”, “condividi il futuro con i tuoi figli (anche se non ne hai)”, “se decidi di cambiare idea, non è una tragedia”.

Ma non è finita lì. Ora, hanno lanciato la seconda fase del progetto, ItaliaCaputMundi.

«È una mappatura delle eccellenze italiane, prodotte dalle nostre aziende: abbiamo cercato di capire chi sono, cosa fanno, e dove si trovano. È emerso un quadro davvero interessante. Almeno 250 prodotti italiani e 4500 aziende leader nell’expert mondiale. E non si tratta dei soliti Barilla, Ferrero… Ci sono delle nicchie di mercato quasi sconosciute: lo sapete che sono i rubinetti la merce più esportata nel mondo? Poi seguono, fra i primi dieci, la pasta, le scarpe, le navi da crociera…».

E la maggior parte di queste realtà, appartengono al mondo delle PMI, quelle più colpite dalla crisi.

Ma sono nomi che non si conoscono, che passano inosservate. Per questo la mappa delle eccellenze esiste davvero, ed è consultabile on line.

«Vogliamo contribuire a ricostruire l’immagine dell’Italia all’estero, a darle il giusto valore.

L’obiettivo adesso è capire cosa possiamo fare, per aiutare queste aziende e sostenerle. Vogliamo creare un network per offrire loro dei servizi che le agevolino, anche dal punto di vista dei costi. Ovvero, stiamo creando delle partnership con banche, con le aziende di telefonia… Per dare un aiuto concreto».

Finora hanno avuto il sostegno del Ministero dello Sviluppo Economico, e la Banca Monte dei Paschi di Siena ha accettato il loro invito.

 

Ma ecco 3 consigli di Gianpiero Cito per chi è cosi pazzo da fare impresa in Italia.

1 – Studiate cosa manca

«Analizzate il mercato e andate a intervenire dove c’è un vuoto. Anche geografico. Dovete cercarvi la vostra opportunità, e poi fare la differenza, creando qualcosa che ancora non c’è. Le aziende leader si trovano tutte al centro-nord: perche non pensare di investire al sud? Non guardatela come una zona depressa, ma come una zona ricca di opportunità».

2 – Innovate nei settori leader

«Le start up non sono solo hi-tech, e l’innovazione non è solo digitale. C’è tanto da fare, da innovare, ma bisogna farlo nei settori di eccellenza. Prendete in esame i settori in cui l’italia è leader, per esempio quello delle piastrelle e dei rubinetti, e cercate di inserirvi in quel mercato».

3 – Pensate a lungo termine

«E pensate l’impatto che la vostra realtà avrà sull’ambiente. La crisi ha fatto emergere il tema della sostenibilità ambientale, che non può più essere messa da parte. Bisogna essere responsabili. E anche questo è un settore in cui si può fare tanto».

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