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by • 22 marzo 2013 • UncategorizedComments (0)3051

Belle Storie : Quando possedere meno significa avere di più

La Bella storia di oggi racconta l’esperienza di Elle, blogger di Minimo che sta provando a vivere al meglio, alleggerendo la sua esistenza e accontentandosi di quello che ha.

“Non si sa mai…”. Confessate: quante volte avete pronunciato questa frase, durante il fatidico cambio dell’armadio? Mentre rigiravate tra le mani un vestitino, che nella passata stagione non avete mai indossato, e invece di metterlo tra le cose da buttare (o swappare, o regalare), avete deciso di tenerlo? Personalmente, tantissime. «Eppure, il “non si sa mai” non esiste. È un vincolo mentale», dice Laura Dossena, in arte Elle, 37 anni, autrice di Minimo, un blog dove racconta il suo percorso verso una vita più leggera. «Se un oggetto non lo hai usato per sei mesi, non lo userai sicuramente per i prossimi 6. Quindi, puoi liberartene senza problemi. A me non è mai capitato di rimpiangere qualcosa che ho buttato. Anzi, non le ricordo nemmeno». Per scelta di vita, Laura, insieme al suo partner, ha deciso di intraprendere un percorso di vita minimalista, liberandosi delle cose superflue e cercando di consumare meno.

Un’esperienza che l’ha portata a confrontarsi con blogger d’oltreoceano, più all’avanguardia di noi su tematiche quali decluttering, smaller living, downshifting, che segnala sul suo blog. Tra queste Courtney Carver, autrice del blog Be more with less. «Sono una traduttrice, è stato naturale cominciare a tradurre e rendere disponibile per chi mi seguiva,  i suoi contenuti. Ho pubblicato una serie di post intitolati Viaggio nella terra del basta così, che raccoglievano dei suoi post. Mi erano piaciuti perché erano pratici e profondi, al tempo stesso. Pieni di suggerimenti concreti su come applicare il minimalismo in diversi ambiti della vita: soldi, tempo (libero e non), spazio, dimensione digitale e perfino cibo». Quei post adesso sono diventati un libro. «Sì, Living in the Land of Enough di Courtney Carter. Quando è uscito l’ho contattata e le ho proposto di pubblicare una versione in italiano, di cui mi sarei occupata. Lei ha accettato, e così è nato dall’Abbondanza all’abbastanza di Courtney Carter, tradotto da Laura Dossena. Una bella soddisfazione! Nei primi due giorni di pubblicazione, abbiamo raggiunto la 72esima posizione su Amazon, non male per l’Italia, considerando che non si tratta di tematiche facilissime».

Ma come si diventa una minimalista?

«Seguivo dei blog sul minimalismo estetico, Minimal mac e Il Mac Minimalista, che si rifacevano alla cultura creata dai Macintosh. Da quello, sono passata al minimalismo esistenziale. Ho iniziato a riflettere sul concetto di superfluo nella mia vita: di cosa potevo fare a meno? Ho voluto sperimentare direttamente come avrei vissuto con meno oggetti, liberandomi di ciò che non era necessario. Ho fatto decluttering in casa mia, stanza per stanza. E ho iniziato a condividere questa esperienza sul blog, che ha suscitato tanto interesse. Ho esteso il principio delle pulizie di primavera a tutta la mia vita. È stato un percorso in crescita, fino al momento in cui mi sono liberata della seconda macchina. Io e mio marito ne avevamo già una, cosa ce ne facevamo di una seconda? È stato un momento importante, che ha segnato un passaggio fondamentale. Se potevamo farlo con l’auto, potevamo farlo con tutto il resto. Abbiamo deciso di vivere al minimo e di liberarci di tutte le cose in più che avevamo, che in fondo ci appesantivano la vita».

E cosa significa vivere al minimo?

«Ognuno di noi ha una sua risposta. Per me è spendere meno e meglio, in modo consapevole. Quando ho iniziato a farmi delle domande sui miei consumi, ho monitorato gli acquisti che facevo e i soldi che spendevo. È stato un bagno di consapevolezza: era evidente che molti acquisti erano inutili, e potevo tranquillamente farne a meno. Oggi, complice la crisi, queste tematiche sono molto diffuse. Ma per molte persone rinunciare allo shopping o cambiare le proprie abitudini è stato uno shock. Noi ci siamo preparati psicologicamente e non abbiamo accusato il colpo. Ho solo un rimpianto: viaggiamo di meno. Prima facevamo 4/5 viaggi l’anno, oggi non è più possibile. Per il resto non sento la mancanza di nulla, perché davvero non mi manca nulla. Ma penso che queste tematiche sono valide sempre, crisi o non crisi. Il problema, ripeto, è la consapevolezza. Ci sono persone che spendono anche i soldi che non hanno, perché se non hanno l’ultimo gadget telefonico si sentono in difetto, inferiori agli altri. Oppure, che si lamentano del poco spazio che hanno in casa, ma non fanno nulla per cambiare, perché schiave del concetto del possesso. Dobbiamo liberarci da questi vincoli, da questo afflato consumistico. Altrimenti, non usciremo mai della crisi».

Cosa consigli a chi vuole seguire il tuo esempio?

«Partite da quello che avete: guardatevi attorno e chiedetevi se ciò che vi circonda vi serve davvero. Il decluttering è un’esperienza molto positiva, utile per fare pulizia dentro e fuori di noi. Provate a liberarvi dai vincoli mentali, dagli  oggetti superflui. Scoprirete che potevate fare a meno di molte delle cose che avete comprato, anche se in quel momento vi sembravano assolutamente indispensabili. E se siete convinte, il “non si sa mai” non sarà un problema».

E come la mettiamo con i ricordi?

«Il legame affettivo con gli oggetti è la seconda difficoltà che si incontra, dopo il non si sa mai. Anche questo è un falso problema: alcune cose non si possono buttare, ma altre sì. Non abbiamo bisogno di un oggetto per conservare un ricordo, un’emozione, una bella esperienza. Sono già dentro di noi, ci appartengono. Fino tre anni fa, mi portavo dietro i miei diari di quando ero adolescente, poi finalmente li ho buttati».

Foto di ex fidanzati, diari, vestiti… Facciamo un atto liberatorio: alleggeriamo lo zaino che ci portiamo sulla schiena. Affronteremo il futuro con più agilità.

Loredana Saporito

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