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by • 15 febbraio 2017 • Life & CultureComments (0)559

Bookcoaching – Il corso dell’amore

Il corso dell'amore

L’amore è un’abilità che si acquisisce, non solo un entusiasmo.

“Voglio soffrire da viva, non da morta” mi ha confessato di recente una brava persona decisa ad andare in cerca del suo amore da una vita, più assaggiato che pienamente gustato, lasciandole per venti anni in bocca un’acquolina mai sedata con altre storie seguenti.

“Fai bene” le ho risposto, perché prima o poi serve capire se quell’uscio tenuto socchiuso nel cuore può finalmente essere spalancato o è il caso di serrarlo definitivamente e fare entrare da altre finestre un’aria migliore: magari non si tratterà di un vento impetuoso e travolgente da togliere il fiato, ma sarà come quelle brezze fresche che fanno respirare e sentire leggeri.

In questi giorni mentre leggevo Il corso dell’amore di Alain de Botton confesso di aver provato un moto di imbarazzo nel temere che lo scrittore si stesse rivolgendo proprio a me e la tentazione di cercare videocamere nascoste dentro e fuori di me è stata molto forte.

Quando siamo a teatro, a una presentazione di un libro appassionante solo per me o in una sala da concerto di musica classica, arriva sempre il momento in cui gli occhi di mio marito iniziano a volgersi verso il soffitto a guardare insistentemente le luci che illuminano l’ambiente, ed è il segnale: è arrivato al limite, il suo cuore è ufficialmente nelle braccia di Morfeo, ma per mantenere un’apparenza di dignità chiude gli occhi simulando concentrazione mentre di fatto la sua testa è persa nei suoi calcoli matematici inenarrabili. “Stai dormendo?” gli chiedo, “No, sto pensando” mi risponde… Esattamente come quando è steso sul divano con gli occhi serrati e il respiro più pesante. A fine evento, poi, mi ringrazia per la bella serata e mi dice con gratitudine “Senza di te non avrei mai pensato di partecipare a manifestazioni simili” e rischia di essere l’unica affermazione del tutto sincera in quel momento. Però mi accompagna, ogniqualvolta glielo chiedo e, a modo suo, partecipa: poco importa se è perché sa di avere qualche colpa da espiare, ma lo fa e non me lo rinfaccia mai. E questo è amore.

Quando ogni tanto incontro degli amici senza di lui o, meglio ancora, trascorro il weekend fuori, “Sono contento per te” mi dice, ma la verità è che già pregusta festante momenti di maschia solitudine.

E mi chiedo: se avessimo ogni singolo interesse in comune riusciremmo lo stesso a rispettare la nostra unicità e reciproca indipendenza?

Sei il mio migliore amico e voglio conoscere e accettare la tua mente e tutti i suoi dedali di stranezze. Non sarò mai in grado di fare o di essere tutto quello che vorresti, e viceversa, ma mi piace pensare che siamo il genere di persone che hanno il coraggio di rivelare all’altro chi sono veramente. Le alternative sono il silenzio e le bugie, cioè i veri nemici dell’amore.

Quando vede contorcermi lo stomaco, incapace a trattenere le lacrime all’ascolto di una musica che mi penetra come una saetta improvvisa, o mi ritiro nel mio riscoperto umore gotico, lui non ha la minima idea di cosa io stia provando in quel momento, ma mi guarda e, una volta accertato di non averne alcuna colpa, non arresta il mio flusso in discesa: al massimo è lì, silente, a vegliare da lontano senza darmi della pazza. A volte lo pensa, ne sono convinta, ma non lo dice e io lo apprezzo. Anche questo è amore.

Due persone possono arrivare a capire che non sempre sono loro a causare le manifestazioni improvvise di ansia e ostilità e che di conseguenza non sempre le devono accogliere con rabbia e risentimento. La stizza e la voglia di giudicare possono cedere il posto alla compassione. [...] Non è necessario che siano perfetti, nessuno dei due [...] basta che ogni tanto facciano sapere all’altro che sono consapevoli di non essere sempre facili da sopportare. [...] Per avere un buon rapporto di coppia non serve essere sempre ragionevoli, basta aver maturato la disponibiltà a riconoscere, all’occorrenza, che in qualche ambito forse si sia un po’ pazzi. [...] Le uniche persone che ci sembrano normali sono quelle che non conosciamo bene. La miglior cura per l’innamoramento è conoscersi meglio.

E mi domando: se lui mi somigliasse di più, riuscirebbe ugualmente ad essere il faro delle mie tempeste emotive?

Perché, voglio essere onesta con me stessa, se lui fosse come me sarebbe un delirio: meravigliosamente esplosivo per un po’, ma coi fuochi d’artificio si rischia di farsi molto male!

Amare vuol dire ammirare nell’altro le qualità che promettono di correggere le nostre debolezze e i nostri squilibri; l’amore è una ricerca di completezza. [...] L’amore è un bonus di gratitudine per la perspicacia della persona amata nel leggere la nostra psiche confusa e travagliata.

Poi, intendiamoci, in casa mi aiuta solo se debitamente richiamato all’ordine; e mi ascolta spesso mettendo il pilota automatico, rispondendo alternatamente “Sì” o “No” tirando a caso i dadi, nella speranza che esca più spesso il “Sì” scongiurando la temuta domanda che svelerebbe il bluff: “Perché no?”

Lui è lo stesso che, mentre mi parla in auto (badate bene: è lui che sta raccontando qualcosa a me!), fa una curva velocissima per poi dirmi “Oh, scusa, mi ero dimenticato che c’eri”.

E poi in quasi sedici anni mi ha omaggiato di fiori in due sole occasioni e, se rincasa esclamando baldanzoso “Ti ho comprato una cosa!”, nove volte su dieci si tratta di aver fatto un po’ di spesa per entrambi… Ecco, diciamo, non proprio un fulgido esempio di romanticismo.

Ma ancora una volta: se fosse più galante, ma assente, inaffidabile e irrispettoso della mia autenticità, sarebbe più amore di questo?

L’amore vero comporta l’accettazione del partner per quello che è [...] un’accettazione senza riserve.

Per carità, l’amore si presenta sottoforma di molteplici sembianze, e sta a noi scegliere quella in cui più ci riconosciamo e vogliamo investire fiducia ed energia. Perché sì l’amore è appagamento, sensualità, batticuore, allegria, condivisione, progettualità, inebriamento, complicità, ma l’amore è anche fatica, stanchezza, routine, incomprensioni (nessuno capisce del tutto nessuno, né può essere comprensivo fino in fondo), distrazione, noia, delusioni, negoziazione, fallimento, coraggio, pazienza, elargita e ricevuta, solitudine (che resta del tutto impermeabile all’amore) e per andare avanti, nonostante tutto, ce ne vuole di energia, e anche tanta.

Sarebbe meglio scegliere la persona che si rivela degna di dedizione, con la quale condividere i propri valori, che dia l’opportunità di crescere e aiutare l’altro a diventare una versione migliore di se stesso.

Ed è vero, cara nuova amica, oltre a tutto il resto l’amore felice è anche sofferenza: è solo questione di decidere che tipo di sofferenza siamo disposti a sopportare, se soffrire da vivi o da morti.

Dovremmo fare attenzione, però, a non giudicare i nostri rapporti in base alle aspettative imposte da fuorvianti mezzi di comunicazione estetici. A essere in difetto è l’arte, non la vita.

(Alain de Botton, Il corso dell’amore, Guanda, Milano 2016)

Flavia Ingrosso

Flavia per Blog ADF

Da quando ho memoria le mie più fedeli compagne di viaggio sono sempre state le note musicali e le lettere dell’alfabeto, per esprimere emozioni e per leggere e raccontare storie; nel lavoro mi divido felicemente tra la musica e i libri, ma frequento anche il Master in Coaching di Accademia della Felicità perché anche io come Goethe ritengo che è “libero ognuno d’occuparsi di ciò che lo attrae, che gli fa piacere, che gli pare utile, ma il vero studio dell’umanità è l’uomo”.

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