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by • 29 marzo 2017 • CuoreComments (0)445

Come affrontare positivamente il conflitto nella coppia

gestione conflitto nella coppia

In occasione delle serate organizzate da AdF per festeggiare la giornata mondiale della Felicità, giovedì scorso ho scelto di parlare della comunicazione nella coppia.

I due principali grandi ambiti in cui ci giochiamo la felicità sono il lavoro e l’amore! Ma perché ho scelto il tema della comunicazione?

Perché è mia esperienza vedere che le coppie implodono nel momento in cui:

- o si inizia a litigare troppo e c’è una comunicazione non sana e disfunzionale

- o non si comunica più affatto e ci sono muri di silenzio, di non detti, di segreti e di rospi ingoiati.

La comunicazione è nella coppia come il sangue per il corpo umano. Se il sangue smette di scorrere… game over!
Così quando nella coppia il dialogo smette di fluire la relazione si sgretola.
Lungo il cammino della vita che evolve, cambiando di passo in passo, se viene meno il dialogo è impossibile mantenere il focus sul senso dello stare insieme, sul dove si sta andando insieme, sul cosa si sta costruendo insieme. Succede che ci si ritrova cresciuti in modo diverso a volere cose diverse.
Senza intimità che solo con la condivisione e la comunione di pensieri e sentimenti si instaura, la relazione non può essere profonda, nutriente e appagante per entrambi i partner.

Quando c’è la buona volontà di voler mantenere viva la comunicazione ci si deve comunque scontrare con le difficoltà dovute ai linguaggi diversi che uomini e donne hanno.
Quante volte le donne si sono ritrovate a pensare di parlare ad un muro di gomma? O di parlare coi loro uomini due lingue diverse? Quante volte, invece, gli uomini hanno ironizzato sulla complessità nel capire le donne tanto da desiderare un libretto di istruzioni che insegnasse loro a comprenderle?
E quante altre volte entrambi hanno pensato che fosse tutta una perdita di tempo e di energie e che l’unica soluzione possibile fosse rassegnarsi a non sentirsi compresi? La verità è che davvero uomini e donne sono diversi. Le neuroscienze lo hanno dimostrato. Il cervello maschile e femminile hanno peculiarità dissimili. Come altrettanto vero è che uomini e donne nelle rispettive polarità maschili e femminili hanno un modo di essere e quindi di comunicare diverso, talvolta opposto. Conoscere queste differenze può aiutare a comprendersi e ad accettare le differenti modalità di relazionarsi. Sapendo e comprendendo queste modalità si può imparare a comunicare in modo comprensibile per l’altro.

Ma ora vorrei scrivere ciò che abbiamo puntualizzato riguardo a come affrontare in modo costruttivo il conflitto.
In primis potrebbe essere utile chiederci tutti cosa abbiamo assimilato, fatto nostro nella più totale inconsapevolezza quando eravamo piccolini. Come abbiamo visto, sentito comunicare (o non comunicare) la coppia che è stata il nostro modello di riferimento?
Diventarne consapevoli potrebbe aiutarci a capire il nostro modo di comunicare in coppia. Potrebbe essere che si sia ricalcato la medesima modalità o per reazione potremmo aver fatto nostro un modo di affrontare il partner e il conflitto con lui opposto. Per esempio se io vengo da una famiglia in cui mamma e papà discutevano in modo acceso per ogni quisquilia può essere che anche io sia come un cerino che si accende al primo contatto. Oppure se ho vissuto i momenti di litigi in casa con ansia e preoccupazione costante per la paura che i genitori si dividessero può essere che per reazione io abbia così tanto terrore del conflitto da fuggire da qualsiasi relazione non appena il primo problema si erge all’orizzonte. Oppure, sempre per la stessa paura mi sia abituata a mandar giù rospi o ad accettare l’intollerabile. Fino a che la misura sarà colma però e allora, come una pentola a pressione tenuta senza sfogo, ad un certo momento scoppierò. Una volta che si è scelto di portare alla coscienza questi possibili meccanismi potremo scegliere come vogliamo essere all’interno della nostra relazione.

Non temiamo il conflitto. Affrontiamolo. Ogni conflitto non affrontato è solo rimandato ingigantito.
Per affrontare in maniera costruttiva il contrasto innanzitutto teniamo ben in mente l’obiettivo: “Essere felici insieme”. Usciamo dalla logica di chi vuole aver ragione e dimostrare che l’altro ha torto. Preferiamo essere felici o aver ragione?
Se sappiamo di avere solo 5 minuti di tempo evitiamo di iniziare una discussione e rinunciamo anche a lanciare per il momento una frecciata o un colpo ben assestato perché abbiamo urgenza di sfogarci. Le parole possono essere delle armi molto affilate che lasciano ferite profonde. “Ne uccide più la lingua che la spada”. Chi non ha esperienza di frasi che gli sono state dette e che sono rimaste dentro e che ancor oggi fanno male? Frasi che sono diventate l’emblema di rapporti che non hanno più funzionato. Per lo stesso motivo rimandiamo qualsiasi discussione nel momento in cui si è molto arrabbiati. Diciamo al partner che abbiamo bisogno di sbollire. Facciamo una corsa, una camminata, una seduta di yoga, un bagno caldo. Poi recuperata la lucidità affrontiamo il confronto. Facciamoci un’altra domanda prima di discutere. Ho le idee chiare di ciò che sto provando? Di ciò che mi sta mandando in tilt? Di ciò che penso? Perché se non ho io le idee cristalline come posso credere di avere un chiarimento con l’altro o come posso sperare di farmi capire?
Altra trappola deleteria è discutere via chat o tramite whatsapp. In queste situazioni si verificano dei fraintendimenti incredibili. Anche di fronte alla più banale frase letta senza sentire il tono della voce, senza vedere l’espressione del viso si può rimanere attoniti. Anche il telefono, se non è strettamente urgente o se non ci dovessero essere alternative causa lontananza, sarebbe da evitare.

L’ideale è parlare guardandosi negli occhi e magari tenendosi pure per mano. È un modo per dirsi che si sta discutendo su quell’argomento ma il sentimento non è messo in discussione, la relazione non è messa in discussione. Anzi ci si tiene così tanto all’altro da voler appianare qualsiasi divergenza. Talvolta si è presi dal desiderio di imparare a comunicare nel modo più corretto che ci si dimentica l’altra faccia della medaglia. Ci si dimentica quanto sia importante imparare ad ascoltare. Saper ascoltare significa essere capaci di prestare attenzione a ciò che l’altro ci sta dicendo sia con le parole che con il linguaggio non verbale. Bisogna riuscire ad interrompere il proprio dialogo interiore che spesso, mentre l’altro parla, pensa a ciò che si ha urgenza di rispondergli perdendo così messaggi importanti. L’empatia si sviluppa solo se sapremo metterci davvero nei panni dell’altro, solo se sapremo ascoltarlo al 100%.

Come stiamo ad intelligenza emotiva? Siamo in grado di comprendere le nostre emozioni? Nostre e del nostro interlocutore? Sappiamo dare loro un nome e sappiamo comunicarle?
Qualcosa di molto utile è dare e chiedere feedback mentre ci si sta confrontando.
“Vorrei essere sicuro di aver capito. Mi stai dicendo che…?”. Una frase simile ha subito il potere di far sentire l’altro ascoltato e compreso. Gli dà l’opportunità di spiegarsi meglio o di andare più nel profondo e sarà molto più ben disposto ad ascoltare noi in un secondo momento, quando toccherà a noi esprimerci in merito.
“Posso chiederti, per aver la certezza di essere riuscito a spiegarmi, di ripetermi ciò che hai capito di quello che ho detto?”
Affrontiamo un problema alla volta. E parliamo di ciò che succede nel qui ed ora. Inutile il più delle volte andare a rivangare fatti o comportamenti del passato che non si sono affrontati allora. Iniziamo dall’oggi.
Per quanto riguarda le parole da scegliere con cura potrebbe essere utile aver presente anche se ci troviamo di fronte ad un partner visivo, uditivo o cinestesico in modo da tenere presente la modalità di linguaggio che più riuscirà a “sentire” col cuore.
Evitiamo i “sempre”, i “mai”, i paragoni che molto feriscono. I ricatti emotivi. “Certo che mi vuoi proprio bene tu se mi stai dicendo (facendo) questo…”. Cosa ci aspettiamo di diverso dal nostro partner se non la chiusura netta di fronte ad una frase così?

Parliamo sempre in prima persona. Thomas Gordon lo spiega bene mentre mette in guardia sulle 12 barriere che creano chiusura durante una discussione. Le frasi dette in prima persona, che parlano di me e di ciò che provo sono le uniche frasi che ci possono permettere di confrontarci e comprenderci davvero. Abbassano subito le difese dell’altro.
Rispetto a quelle pronunciate in seconda persona non vogliono “aver ragione sull’altro” facendolo sentire sbagliato. Non intaccano il suo valore di persona. Sono frasi che non esprimono un giudizio, che si focalizzano solo su un comportamento e su un sentire circostanziato. C’è una gran differenza fra dire: “Sei proprio un menefreghista. Non te ne importa nulla di me. Abbassa il volume della televisione!”. E dire: “Quando tieni il volume così alto della televisione mentre io sto finendo di scrivere le mail di lavoro, non riesco a concentrarmi e impiego il triplo del tempo sentendomi sfinita”. È un evitare il cosiddetto linguaggio sciacallo, il linguaggio fatto di critiche e giudizi, di cui parla anche Marshall Rosenberg, il papà della comunicazione non violenta. Al posto del linguaggio sciacallo impariamo quello “giraffa”. Rosenberg chiama così il linguaggio che parte dal cuore (la giraffa è il mammifero che ha il cuore più grande).

Quando così ci si ritrova di fronte ad una situazione incresciosa di cui vogliamo parlare proviamo a descrivere il contesto in modo neutrale, parlando dell’effetto tangibile e dell’ influenza che ha avuto su di noi, evitando qualsiasi colpevolizzazione. Poi esprimiamo in prima persona l’emozione che abbiamo provato e il bisogno non soddisfatto o la speranza delusa. Ed infine esplicitiamo una richiesta che sia chiara, concreta e non vaga che potrebbe soddisfarci. Non ciò che non vorremmo, ma ciò che desideriamo. Per esempio non un ambiguo: “Vorrei che tu fossi più responsabile”. Ma un “Vorrei che tu mi aiutassi dopo cena a rassettare la cucina sparecchiando e andando a buttare la pattumiera”. Un partner giraffa non dice mai di no. Semmai esprimerà un suo bisogno differente rispetto a quello della compagna. E qui inizia una danza fra i partner con proposte e controproposte finché una soluzione condivisa non sia trovata. Può essere così che, per completare il nostro facile e banale caso esemplificativo, rivestirsi per portare fuori la spazzatura sia sentito come un peso e sia accettata la soluzione di portarla fuori la mattina successiva dopo averla parcheggiata sul balcone per la notte.

Un partner che non si è sentito criticato subito sarà ben disposto a recepire un nostro bisogno.

Una capacità comunicativa siffatta è una delle competenze più preziose, capace di rendere la relazione col partner qualcosa di arricchente e costruttivo, un’occasione di crescita.

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