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by • 5 aprile 2017 • Sogni & ProgettiComments (0)446

Ansia sociale: come superarla (anche se sei un orso alto due metri)

Ansia sociale

Visto che sei una persona fortunata, la natura, la famiglia e la società ti hanno donato favolose caratteristiche.

Sei introverso, ingombrante e a volte goffo, come una pallonata sul presepe del nonno che ha 60 anni (il presepe non il nonno, lui ne ha di più).

Per cui alterni momenti di solitudine a momenti di estremo sforzo nell’aprirti al mondo, ben conscio che è una fandonia (metteteci un termine un po’ più esplicito voi, io non posso); perché il mondo ti vede bene, visto che sovrasti gli altri di 15/20 cm.

A tutti i corsi dove vai ti chiedono di presentarti, cominciando il giro della morte fino a quando arrivano a te che, dopo aver ripetuto mentalmente per 15 minuti tutta la manfrina che devi dire, riesci a far uscire dalla tua bocca solo un “M chiam Marco”.

Incontri fanciulle favolose, a cui ti rivolgi con un aggressivo “M chiam Marco” e poi speri che siano estroverse, perché tu non sai cosa dire e continui a guardare il foglio bianco che ti è calato in mente. Sforzi notevoli per aprirti alla società e per tentare di avviare un processo riproduttivo consono. Ma tutti i nostri sforzi possono essere messi a repentaglio da quella cosa chiamata ansia sociale.

Il pensiero che noi non meritiamo il mondo è radicata nella nostra storia attraverso credenze, pregiudizi, tanto che raramente lo critichiamo. Tutto ciò ci spinge a rappresentare le situazioni in base al nostro giudizio interiore e non alla realtà esterna.

La nostra ansia sociale si nutre di pensieri automatici radicati in noi che tornano prontamente a galla all’occorrenza. Vediamone alcuni.

  • Arrossire in pubblico significa dimostrare di essere deboli. Ma vi sembra una cosa logica? Io che lavoro con solo donne arrossisco almeno 2 volte al giorno.
  • Bisogna tenere sempre sotto controllo tutte le emozioni. Bene, così si diventa dei bei cubetti di porfido e si ha l’empatia di un panino all’autogrill. Poi visto che siete sensibili questa cosa non vi pesa neanche un po’.
  • Se prendo la parola devo dire qualcosa di interessante. Cioè vogliamo veramente essere quelli sempre sul pezzo? Seri e concentrati? Leggerezza, questa sconosciuta.
  • Se non dico niente li metterò a disagio, il silenzio esprime sempre un disagio. No, il silenzio esprime silenzio, non sempre si hanno cose da dire e soprattutto non bisogna dirle per forza. Se ci colleghiamo al pensiero precedente, uno non dovrebbe stare in silenzio e dire sempre qualcosa di interessante. Neanche in Matrix succede una cosa del genere, volete veramente stressarvi in questo modo?
  • Se non so rispondere ad una domanda non sono nessuno, sono stupido, incompetente. Ecco, non so, vogliamo aggiungerci anche qualche anno di galera? Il mio papà mi ha insegnato che se non sai, o stai zitto o chiedi e dici non lo so. Altrimenti ti trasformi in uno Splendido (andate sul mio libro o sulla mia pagina facebook per una descrizione degli Splendidi), e fai figure di palta a raffica.
  • Non bisogna comunicare le proprie emozioni agli altri. A parte lo sforzo enorme nel tenere sotto chiave tutto, a parte i problemi di comunicazione che si hanno, pensate veramente che ci si riesca? E che una persona attenta e/o che vi vuole bene non si accorga che siete tristi, gioiosi, disgustati o impauriti? Dai, su!
  • Bisogna sempre essere disinvolti quando si parla con qualcuno. Qui con un po’ di applicazione vi trasformate in Splendidi in pochissimo tempo.

Quali sono le caratteristiche degli ansiosi sociali?

  • Una eccessiva coscienza di sé (si interroga di continuo su se stesso)
  • Una cattiva autostima
  • Paura degli altri
  • Poco piacere negli scambi
  • Tendenza ad evitare le situazioni sociali

Per cercare di scardinare questa condizione bisogna imporsi alcuni atteggiamenti:

  • Eliminare i vostri pregiudizi
  • Essere disponibili
  • Correre il rischio di essere voi stessi
  • Razionalizzare le manifestazioni fisiche che avete e le angosce
  • Non dipendere dallo sguardo degli altri (questo ripetetelo come un mantra)
  • Parlare delle difficoltà che avete a relazionarvi con gli altri, con persone amiche, con un coach o con un altro professionista.

Per cambiare i pensieri automatici che si hanno in caso di ansia sociale bisogna ribaltare la situazione ed imparare a criticarli. Per far questo bisogna individuare i pensieri automatici per imparare a criticarli.

Provateci con questo esercizio: prendete un quaderno, e in alto scrivete la situazione che vi ha messo a disagio; per esempio – sono stato in silenzio invece di dire qualcosa e mettermi in mostra.

Sotto scrivete le emozioni che avete provato in quel momento, cercate di focalizzarvi.

Sotto scrivete i pensieri automatici che state ripercorrendo – Sono stato ancora zitto, ho fatto la figura dell’idiota, nessuno mi noterà mai.

Sotto scrivete dei pensieri alternativi con cui sostituire quelli automatici – Discorso banale e superficiale meglio stare zitti; non dire nulla è sempre meglio che dire idiozie, qualcuno noterà uno che non dico fregnacce tanto per dire (e poi sono alto 15/20 cm più degli altri).

Provateci! Prendere coscienza del proprio stato emotivo, individuare i pensieri automatici che abbiamo e razionalizzarli criticando le nostre convinzioni fa in modo che alla fine riusciremo a trovare dei pensieri alternativi che andranno a sostituire quelli automatici che ci provocano angoscia.

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