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by • 3 febbraio 2014 • Sogni & ProgettiComments (0)2840

COSA HO IMPARATO IN ADF

Di Beatrice Dorigo

Photo : notes by vetera - fonte Deviantart.com

 

Questa settimana la bionda più famosa del web ci racconta quello che ha imparato ed elaborato nelle settimane successive al corso di ADF “Da sogno a progetto”, se volete approfondire il 6 febbraio alle 18 30 c’è “Trasforma la tua passione in lavoro” che tratta tematiche simili.

Beatrice la trovate sempre qui: http://incorporella.wordpress.com/

 

Tutto bellissimo e una pizza in compagnia, ma veniamo alla ciccia (non la mia, malpensanti!): che cosa ho imparato in queste otto ore di confronto, a parte che le persone sono belle e trallallà?

1 . I dettagli danno forma al tuo sogno, lo definiscono e lo rendono progetto, più o meno fattibile.

Per esempio, dire: voglio scrivere. Scritto così, bum, plateale, d’effetto. Ti vedi Sylvia Plath senza forno, ma in realtà non stai dicendo niente. Cosa vuoi scrivere? Entro quando? Vuoi solo scriverlo o vuoi infliggerlo al mondo? Sei già in grado, o devi imparare? C’è una differenza tra scrivere il tuo diario segreto di Poochie oppure un saggio sull’importazione del tulipano olandese nel 1600. Idem se vuoi aprire un bar, fare l’agente teatrale o trasferirti a New York. Dettagli, vogliamo i dettagli! E sempre a questo proposito ecco il punto

2 . C’è una differenza sostanziale tra avere una visione del tuo sogno, per quanto fantasiosa e sfrenata, e fantasticare su una situazione.

Hai avuto una giornata orrenda in ufficio, a casa ti aspettano i pavimenti da lavare e il computer da formattare, e magari devi anche andare dal parrucchiere perché i tuoi capelli iniziano ad assomigliare ad un nido di chiurlo. La prima cosa che ti viene in mente è raparti a zero, mollare tutto e andare a vivere in un ashram indiano dove la forma più alta di tecnologia è una penna bic. Già ti vedi in piena contemplazione del tuo ombelico, lontana dai problemi di sempre. Ma pensaci bene: per quanto ti piacerebbe? Davvero desideri rinunciare al pronto pizza e alle serate di sparlo con le amiche? Una visione invece è quando immagini di rivoluzionare il tuo modo di porti in ufficio, risolvere finalmente i nodi cruciali con i colleghi, magari avere uno stipendio più alto e poterti pagare una signora delle pulizie, un computer nuovo che non si impalli su Campo Minato, e più tempo per curare la tua capigliatura. Più fattibile, meno traumatico, e forse, anche se meno poetico, più vicino alla vera te stessa.

3 . Bisogna riflettere su come il tuo progetto ti fa sentire di testa, di cuore e di pancia.

La testa è indispensabile: valuta i pro e i contro, fa domande, smussa gli angoli con soluzioni pratiche. Scandaglia le possibilità, studia le strategie. Il cuore è il muscolo propulsore da cui parte la passione, l’amore per quello che vuoi fare. I progetti senza cuore sono solo parole vuote. E la pancia è l’emozione viscerale, quella che forse ti dice: ho paura. Non sono così coraggiosa come si racconta in giro. Però, cara pancia, cuore e testa hanno votato sì, quindi fatti coraggio. Se però la pancia si stringe e si torce come per una gastrite, sarebbe il caso di ascoltarla un po’ meglio: magari c’è ancora qualcosa che non ti convince, o non sei così pronta come credevi.

4 . Se non sai spiegare chiaramente agli altri che cosa sogni, forse non lo sai neanche tu tanto bene.

Mettere in parole un desiderio è spesso uno sporco lavoro, dirlo a voce alta ancora un po’ di più. Ma è un passo necessario per focalizzarlo, perché le rivoluzioni non si fanno con concetti nebulosi e astratti. E, inoltre, se è qualcosa che devi vendere, sia esso servizio o prodotto, devi essere in grado di spiegarlo al compratore eventuale con quanta più possibile nitidezza. Da qui non si scappa: chiarezza o muerte (commerciale, s’intende).

5 . Se i conti non tornano, c’è un errore di fondo.

E se non riesci a capire qual è, devi assolutamente chiedere a qualcuno che lo sa: non ignorarlo pensando che poi si risolverà con una gran botta di fortuna o che vedrai in itinere che cosa fartene. I conti non mentono: per quanto la matematica sia sempre stata la mia personale Gargamella, ho imparato a mie spese (letteralmente) che ignorarla porta terremoto e tragedia anche a discapito delle buonissime intenzioni.

6 . Non è detto che un’idea sia del tutto sbagliata, forse va solo ridefinita.

Di nuovo i dettagli. Magari per come l’avevi pensata subito, la tua idea in effetti non funziona. O non è abbastanza strutturata per diventare progetto. Ma attraverso il confronto costruttivo, puoi provare a ridefinirla e a darle nuovi input che la facciano funzionare. E per questo ti sarà utile il punto

7 . Ascolta attentamente i progetti degli altri.

Potresti imparare qualcosa che magari ti sarà utile nel tuo ambito. O potresti arrivarci tramite una serie di associazioni mentali improponibili. O potresti trovare un partner commerciale. Insomma, orecchie aperte e curiosità.

8 . Devi mettere in gioco qualcosa di tuo, non puoi pretendere di cambiare tutto senza cambiare niente.

A cosa sei disposto a rinunciare per realizzare il tuo sogno? Occhio prima di rispondere “a tutto”. Per esempio: vuoi iniziare a vendere le tue borse fatte a mano. Cominci dai mercatini. E quindi, addio weekend. Perché un mercatino è fatto di gente che si alza alle 6 del mattino, va a montare baracca e burattini, magari prende un sacco di freddo o un sacco di pioggia o un sacco di rotture, e se va bene a fine giornata s’è pagato le spese. E domenica prossima si ricomincia. Tu ci stai? Sei disposta? Puoi anche rispondere di no.

9 . Il tempo è denaro. Sempre.

Esempio a caso, se vuoi scrivere (aridaje con ‘sta scrittura, scusate, è un vizio), devi farlo sempre, tutti i giorni, escluso il weekend (ma non è detto…). E quindi, se magari puoi farlo solo due ore al giorno di cui un’ora è quella della cena, benvenuta scatoletta di tonno pinne gialle davanti al pc! Se ti sembra di non avere tempo, devi trovarlo. Con costanza. Perché più ci metti, più quel progetto ha un costo: magari ideale, perché nel mentre tu continui a fare il tuo lavoro solito e a prendere il tuo solito stipendio, ma è comunque un costo che devi calcolare come voce passiva del tuo progetto.

10 . Elenca le risorse che hai e quelle che ti mancano.

Che siano risorse economiche, fisiche (spazio e orario), relazionali e di competenza, devi avere ben chiaro chi farà cosa nel tuo business. Se vuoi fare tutto tu, valuta bene se puoi permettertelo, perché è improbabile che davvero le tue forze siano sufficienti per tutto. E di nuovo, fai attenzione a non partire con posizioni importanti scoperte pensando che ma sì, poi si vedrà. È meglio partire investendo qualcosa in una persona che si occupi bene di pubblicità sul web, per esempio, che non fare tu un blog che non aggiorni mai, con una grafica approssimativa e che, a conti fatti, ti porterà via un po’ di tempo e non ti renderà praticamente niente.

Bonus track: elegante diagrammino miniato da Marco sulla lavagna che io ho mirabilmente ricopiato e metto a disposizione della collettività.

 

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