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by • 26 ottobre 2015 • Master, Sogni & ProgettiComments (0)1117

Cosa succede, davvero, al Master in coaching di ADF?

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È un po’ come il primo giorno di scuola questo sabato 10 ottobre, prima lezione del Master in coaching e questo significa una cosa soltanto: nessuno ci è più abituato. I partecipanti varcano, infatti, la soglia di Accademia della Felicità un po’ titubanti, anche se non è la prima volta che sono qui, forse perché sanno che d’ora in avanti cambieranno tante cose nelle loro vite.

L’aria profuma d’autunno ed è densa delle emozioni dei presenti, quasi tutte donne: ci si guarda, ci si annusa e si cerca di capire chi sono le altre persone che verranno con noi in questo singolare viaggio alla (ri)scoperta di se stessi. Francesca predispone caramelle e cioccolatini e ora è proprio tutto pronto: si può cominciare.

In questa nuova edizione – autunno 2015 – del Master i partecipanti si presentano con una formula particolare: Francesca ha chiesto loro di portare un libro, un film o un oggetto che li rappresenti.

La maggior parte ha portato libri (su tutti domina Jane Austen) e ognuno si racconta di fronte agli altri con modalità diverse: chi arrossisce, chi parla spedita come un treno, chi si sente in imbarazzo e lo dichiara, chi è disinvolto e chi ha le parole che gli si strozzano in gola, non riescono proprio a uscire mentre gli occhi si fanno lucidi.

C’è chi è in crisi sul lavoro e chi in crisi con se stesso, ma in ogni caso tutti hanno deciso di fare un deciso passo in avanti per virare, per dare una nuova direzione alla propria vita. Magari innamorandosi di nuovo di sé stessi e vivendo questa come la più grande delle avventure.

C’è chi è sempre stato molto “abbottonato” e ha deciso che, d’ora in avanti, vuole imparare a rischiare, a buttarsi.

C’è chi esaurisce il suo racconto in pochi minuti e chi invece non smetterebbe più di parlare tanta è la voglia di raccontare se stessa, le proprie peripezie e anche i propri successi.

C’è chi “sentiva” che questo 2015 sarebbe stato un anno di svolta ed è stato proprio così, e il Master è un’altra fermata in questo viaggio.

C’è chi si è finora presa un po’ troppo sul serio e ora vuole imparare a vivere in leggerezza, nel senso indicato da Italo Calvino, “che leggerezza non è superficialità ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”.

Ognuno ha il suo obbiettivo, quindi, più o meno delineato, e lo condivide con gli altri con gravità o con il sorriso, ma in ogni caso pronto per partire e raggiungerlo; man mano che le presentazioni avanzano le persone si fanno più sicure, sentono di essere capitate proprio nel posto giusto (“che nome azzeccato Accademia della Felicità, non poteva chiamarsi diversamente!”), trovano nei racconti delle altre ulteriori motivi di contentezza e di conferma per la scelta di percorrere questa strada, sentono che la felicità è lì, a portata di mano, e quello di oggi è il primo passo per raggiungerla.

Concluse le presentazioni (che non si può mica parlare di sé senza conoscersi almeno un pochino), e dopo un pranzo conviviale che rende ancora più fluidi i rapporti, si comincia con qualche esercizio, e il primo è quello che, per “tradizione”, accompagnerà ognuno dei partecipanti durante tutti i mesi di Master.

Si tratta indicare 30 obbiettivi da raggiungere da qui a sei mesi, ossia entro il 10 aprile 2016: mettere nero su bianco i nostri obbiettivi aiuta il cervello a mettersi nella giusta predisposizione per ottenerli. Possono essere obiettivi piccoli o grandi, superficiali o profondi, non importa: non ci sono obbiettivi giusti o sbagliati. Devono solo essere:

• personali, ossia riguardare solo noi

• misurabili, ossia suddivisibili in vari step

• non “sconvolgenti”, ossia mediamente raggiungibili.

Una volta individuati i 30 obiettivi, che non devono essere un “dovere” ma qualcosa che vogliamo ottenere per noi stessi, per il nostro benessere, per la nostra felicità, per ognuno di essi dobbiamo chiederci: ho le risorse necessarie per raggiungere l’obbiettivo? Se no, come posso fare per ottenerle?

E poi: entro quando posso ragionevolmente pensare di raggiungere l’obbiettivo, nell’arco dei sei mesi?

Bisogna fissare una data e poi scriverla nella propria agenda. Se l’obbiettivo, poi, è piuttosto impegnativo, sarebbe bene suddividere il suo raggiungimento a step: entro tale data voglio arrivare qui, entro tale altra data voglio arrivare là.

Può sembrare una banalità, ma non lo è affatto: è così che il nostro cervello si attiva per farci raggiungere quel risultato.

Finito l’esercizio se ne parla, si discutono gli obbiettivi messi giù da qualche partecipante “volontario” e si capisce se sono corretti oppure se vanno ricalibrati.

E voi? Quali sono i vostri 30 obbiettivi da qui a sei mesi?

  

Per conoscere i Master in partenza potete dare un’occhiata sul nostro sito.

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