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by • 3 novembre 2014 • Sogni & ProgettiComments (0)1414

Curvy è bello ma amare se stesse è ancora piu bello (ovvero “Che cosa cova in Accademia della Felicità?”

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Il mio programma di Self Restyling è finalmente giunto allo scoglio fatidico di imparare a prendermi cura della mia forma fisica ed in particolare del mio peso corporeo.

Anche se la medicina odierna non esita a definirmi tecnicamente “obesa”, senza nemmeno aggiungere il pietoso aggettivo “lieve” subito dopo, io non ho , alla mia non più verde età di 43 anni, problemi particolari di accettazione del mio aspetto fisico: per intenderci, la voluminosa pancia che mi è venuta nell’ultimo paio di anni, anziché orripilarmi e farmi soffrire, mi suscita teneri sentimenti di calore affettivo e mi rimanda ad un periodo di benessere, in confronto ad altri in cui conducevo una spietata lotta per il cibo, ed inoltre giurerei che mi consenta più facilità nell’ottenere un posto a sedere in Metro, dal momento che posso essere facilmente scambiata per una primipara attempata.

Oltre a ciò, di certo non ho più l’adolescenziale ambizione di sedurre con le mie grazie, perché ho scoperto con sollievo negli anni che, anche se di nicchia, l’offerta incontra sempre domanda e che comunque non avrei io interesse per chi cerchi nella partner un corpo da top model.

Certo, questo è quasi del tutto da attribuire all’equilibrio e alle priorità di Sabrina over 40 e ha decisamente poco a che vedere con la Sabrina infante ed adolescente che pure cova ancora in qualche recesso di me stessa, che ha sviluppato condizionamenti e convinzioni limitanti e che influenza ancora le mie pulsioni verso il cibo, facendomi sentire eterodiretta e genericamente non libera. Ed è su questa altra Sabrina che io voglio intervenire.

Quindi il progetto di totale ristrutturazione del mio peso corporeo e del mio aspetto fisico nasce in via quasi del tutto esclusiva dal bisogno di crescita interiore che passa anche dalla ridefinizione del rapporto con il cibo, ad ogni livello, e con la ricerca di gratificazione, di accettazione e di amore.

Dal 1° settembre ho perciò iniziato un percorso nuovo di cura per me stessa, che mi ha portato a lavorare con un personal trainer due volte a settimana (ho bisogno di strutture di supporto, naturalmente) e a fissare con lui obiettivi e step di controllo ogni 4-6 settimane e a concentrarmi con particolare attenzione sulla corretta nutrizione e sui significati psicologi ed emotivi del cibo nella mia vita sin qui, vale a dire, anche, a svelare i meccanismi mentali che negli anni hanno sviluppato sottili e subdole forme di dipendenza dai miei comfort food.

Sabato scorso, di ritorno dal corso The Next SMM in Accademia, sono andata a cena al ristorante cinese con il mio migliore amico e da sempre compagno di pantagruelici bagordi, che sta seguendo il Master in Coaching di Accademia e di cui Francesca Zampone mi ha nominato Accountability Buddy nell’impresa di perdere 10 kg., tanto io ne voglio perdere ben di più.

Ebbene, al momento di ordinare, lui, letteralmente, mi dice: “Ma tu non penserai mica che io possa venire al ristorante cinese senza mangiare i ravioli brasati? E’ assolutamente inevitabile! Anzi, è inevitabile che io mangi sia quelli di carne che quelli di gambero!”. Vi lascio immaginare l’ironia sull’ineluttabilità del Fato che lo costringeva, vigliaccamente, a doversi ultra-cibare per il solo fatto di essersi seduto ad un tavolo di un cinese, oh la malvagità del Fato che si accanisce così sui propositi di dimagrimento di un meschino essere umano! E vi lascio anche immaginare quanto mi abbia fatto sorridere l’immediata “solidarietà cazziatoria” stabilita con sua moglie (“Ecco vedi! Anche io glielo dico sempre!”).

Quello che invece mi ha colpito veramente e che ha immediatamente attivato una serie di riflessioni, ovviamente non ancora concluse, è stata proprio quell’ “inevitabilità”, quello schema mentale da spezzare, uno schema non più adatto, non più funzionale se mai lo sia stato, a cui bisogna sostituirne uno nuovo, che è poi proprio ciò su cui io sto lavorando in questo periodo.

Ma non ci sto lavorando solo io qui in Accademia della Felicità: infatti da un mese a questa parte è nato un Focus Group di Curvy Girls, coordinato e guidato dalla nostra eccellentissima Chiara Pomer, che sta testando con passione un nuovo programma che conduca noi signore all’autoaccettazione, ad abbandonare l’ansia di perfezione, a coltivare l’autostima, ad amarci e a coccolarci e a fermare la fame emozionale.

Ambizioso, vero? Ambizioso perché per molte di noi il lavoro sul cibo ed il rapporto con il nutrirsi è certamente un lifelong learning e, di sicuro, lo è per me.

Nel corso del programma, in cui ognuna della partecipanti creerà il suo percorso verso i propri obiettivi, partendo da un’analisi personale e autentica dei propri reali bisogni, è previsto anche l’intervento di tecnicalità non solo del coaching ma anche di altri ambiti, alcuni più hard, altri di sicuro più soft, coccolosi ed appaganti. Ma al momento è tutto segretissimo!

Quello che però desidero ancora condividere è che, per me, questo percorso significa recuperare la mia libertà di scelta, andare oltre l’anatema lanciatomi anni ed anni fa che recitava “Tu sei così, non puoi sottrarti all’essere così, è inutile, è costituzione, mangia altra pasta che ti fa bene e che la mamma l’ha preparata con tanto amore” (e in questa frase ci sta davvero dentro tutto), cercare di riequilibrarmi e di assomigliare un po’ di più all’immagine mentale che ho di me stessa (Sigourney Weaver in Aliens Scontro Finale) ma, soprattutto, a non lanciarmi con trasporto su di un cornetto alla crema solo perché ho appena discusso col mio significant other: imparare a nutrirmi non di zuccheri complessi o sintetici ma di altro, ad esempio tanto per dire dell’Amore per Me Stessa, una straordinaria sostanza stupefacente che garantisce le più durature soddisfazioni.

Perché non c’è niente di inevitabile in un raviolo brasato, in una vaschetta di gelato, in una pizza gigante: perché il cibo non è né un premio né un ricatto, e non devono essergli date queste valenze; perché è passato il tempo in cui si mangiava per accontentare gli altri; perché, finalmente, è giunto il momento di mettere la propria attenzione sulle sensazioni del proprio corpo e su quello che ci serve veramente (cibo sano, riposo, attività fisica) e concentrarsi sulla sacralità dell’atto del cibarsi e di nutrirsi di cose che fanno veramente bene nella quantità opportuna.

Perché il cibo non è, purtroppo, un modo per saziare la propria fame d’amore (perché questa è una storia davvero tanto più complicata).

E’, in sostanza, il momento di abituare la mente a cambiare gli schemi ed è il momento per noi di amarci di più: ecco quello che stiamo preparando in Accademia.

 

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