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by • 10 marzo 2014 • MasterComments (0)1154

Da AdF con amore. Cronache bionde di un master eccezionale. – 3. 1 Marzo 2014

 

Questa prima giornata di master si apre con la più dolce e sorridente fra noi che ci inchioda alle sedie parlandoci di fondi pensionistici, assicurazioni, investimenti. Se vi state chiedendo se per caso stamattina ero troppo addormentata e ho sbagliato master, la risposta è no: si tratta invece di un esercizio utilissimo per affrontare i nodi legati alla gestione del denaro. Se non li avete, posso solo dirvi beati voi. Nel mio caso, mi sono fatta forza e ho ascoltato attentamente, cercando di non spegnere il cervello per autodifesa.

In realtà, un approccio corretto al denaro è una delle chiavi di volta per la nostra felicità: perché, in realtà, non basterebbe semplicemente essere ricchi per risolvere il problema. Si tratta di definire i propri obiettivi in termini di qualità della vita, per quello che riguarda il presente e anche il futuro; di capire che cosa fa per noi, quali sono i nostri reali bisogni; quali sono i nostri comportamenti quotidiani che influiscono negativamente sulle nostre finanze e che cosa possiamo (o vogliamo) cambiare.

Se ci sudano le mani e ci tremano i polsi ogni volta che dobbiamo controllare l’estratto conto online ma poi entriamo da Zara Home e spendiamo cinquanta euro in strofinacci da cucina, beh, Houston, abbiamo un problema.

In un modo o nell’altro sopravviviamo all’argomento, grazie soprattutto alla delicatezza e al garbo innato della nostra consulente; breve pausa caffè/biscotti/the/brioches e poi di nuovo via, verso orizzonti inesplorati.

Si parla di domande, che sono lo strumento forse più importante che un coach ha a sua disposizione, ma anche quello più difficile da imparare ad usare. Le domande possono essere piccole o grandi, ma non è mai inutile porle, perché ci aiutano ad entrare in contatto con chi abbiamo davanti.

Francesca ci spiega la differenza fra clarifiers e powerful questions, ovvero i due tipi di domanda che vengono utilizzati all’interno di una seduta di coaching; scopriamo così quali sono, in che cosa si differenziano tra loro e soprattutto quando vanno fatte.

Alla parte teorica, in puro Accademia Style, viene immediatamente fatta seguire una parte pratica: ecco così che ci troviamo a rispondere a cinque powerful questions scelte da una lista che ci fornisce la nostra amata insegnante.

Dopo un breve confronto, si passa ad un altro argomento clou del coaching, la personal foundation. La personal foundation è quel sistema di esperienze e valori che consente di trovare la propria integrity, che in italiano è difficile da rendere perché non stiamo parlando di integrità a livello etico/morale assoluto, ma più di completezza e funzionalità. Insomma, ciccipucci, stiamo parlando di autostima. Il tema fondamentale di tutto questo discorso è basato su quello che è giusto (o più semplicemente “buono”) per te. In questo senso, la nostra portinaia tuttologa non ci sarà d’aiuto, spiacente.

Dobbiamo imparare a definirci da soli e non in base agli altri, e nemmeno in base al nostro passato, e questa è la cattiva notizia per tutti coloro che continuano a vivere (male) di rendita perché quando erano piccoli lo zio gliel’ha fatto vedere. Per quanto un evento sia stato traumatico, va accettato e/o affrontato (non per forza da soli, ovviamente), in modo da poterci finalmente prendere la responsabilità di chi siamo, nel qui ed ora. Idem per quanto riguarda i “cattivi” che ci circondano: nel 99% dei casi, chi si comporta male con noi lo fa perché sa di poterselo permettere.

È uno sporco lavoro, ma farlo significa liberarsi finalmente di quelle zone d’ombra che condizionano i nostri bisogni, spesso senza che noi ne siamo consapevoli, portandoci verso scelte non buone per noi (ricordiamocelo sempre, per noi, ché, in questo senso, quello che il resto del mondo dice in positivo o in negativo non ci serve).

E, a questo proposito, ci sono standard e limiti che definiscono ciò che gli altri possono o non possono permettersi. Entrambi vengono definiti da nessun altro che noi, quindi, evviva! Possiamo finalmente fare in modo che il nostro vicino di scrivania la smetta di rubarci le penne glitter. In questo specifico caso, tra l’altro, mi pare di ricordare che la pena legalmente in vigore sia morte per decapitazione in sala caffè.

Dopo il pranzo in uno dei nostri posti preferiti, scatta subito una simulazione di coaching in cui metterci alla prova. Una fatica bellissima, fatevelo dire.

Poi di nuovo un esercizio: Francesca ci spiega brevemente cos’è la Ruota Della Vita e ci fa compilare la nostra. Un ottimo modo per fare chiarezza sui vari ambiti che compongono la nostra esistenza, fotografati nel momento presente.

Tutto questo è propedeutico all’accoglienza di un cliente con un obiettivo legato al lavoro, cosa che, sottolinea la Fra, succede praticamente nove volte su dieci.

Come sempre le otto ore, così colossali a vederle dall’esterno, volano in fretta, con ali luminose sul cielo bigio di Milano (e Torino idem, non illudetevi…). L’Orso mi aspetta davanti alla stazione con la promessa di un numero imprecisato di ravioli al vapore: che cosa posso volere di più da questa giornata?

Baci e amore,

B.

 

Dieci cose importanti che ho imparato oggi:

  1. Pianificare il proprio futuro in termini economici suona ansiogeno, ma in realtà può essere semplice e salvarci da un grosso carico di preoccupazione quotidiana.
  2. Le domande “giornalistiche” sono molto utili per conoscere chi abbiamo davanti e possono anche regalare quel piacevole effetto “copertina di Vanity Fair” a cui molti di noi aspirano.
  3. le powerful questions sono potenti per definizione, maneggiare con cura (questa la stampo e la metto sullo specchio del bagno).
  4. La negazione dell’evidenza è un campanello d’allarme. Mai ignorarlo.
  5. Caro passato, visto che volente o nolente mi definisci, facciamo pace?
  6. Prenderci la responsabilità della nostra vita è un atto di generosità che decidiamo di compiere nei confronti di noi stessi.
  7. I bisogni fondamentali sono quasi sempre gli stessi per tutti gli esseri umani. Tenerlo presente aiuta noi e gli altri.
  8. Resilienza e adattamento sono parole magiche. Facciamole nostre.
  9. Perché la nostra vita sia completa, non dobbiamo trascurare nessuna delle aree che la compongono. Anche se magari siamo convinti che alcune di esse non rientrino nelle nostre priorità.
  10. Non tutti devono per forza fare il lavoro che amano: ad alcune persone serve “solo” un lavoro che sia efficace per il buon funzionamento della loro vita nel suo insieme.

 

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