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by • 4 giugno 2014 • MasterComments (0)1451

Da AdF con amore. Cronache bionde di un master eccezionale. – 4. Sabato 24 Maggio

 

La mia giornata milanese inizia sotto i migliori auspici: al binario incontro la mia socia di master Ilaria e facciamo il viaggio insieme, arrivando in un’Accademia inondata di sole.

Ci accoglie Chiara: la giornata è dedicata alla Semplice Abbondanza, di cui lei è cintura nera.

La Semplice Abbondanza è stata teorizzata da una signora di nome Sarah Ban Breathnach – a cui va la nostra eterna gratitudine – ed è un percorso in dodici tappe volto a riconnetterci col nostro Io autentico. Cosa utilissima da fare quando la vita ci porta un po’ dove vuole lei, e noi ci ritroviamo così ad avere lavori, relazioni e routine che non ci rispecchiano. Se le domande che ci attanagliano sono del tenore di: “Davvero l’altra sera sono uscita con il sosia di Napo Orso Capo e gli ho dovuto anche pagare la cena?” oppure “Come mi sarà mai venuto in mente di iniziare a collezionare spargisale andini?”, abbiamo bisogno di riconnetterci con il nostro Io autentico.

Imparare questa tecnica di coaching vuol dire essere in grado di dare un aiuto efficace e concreto alle persone che sono in trasformazione, che hanno bisogno di darsi una direzione per ritrovare stimoli, gioia e soddisfazione.

Tutto molto bello e molto aulico, vero? Sarebbe facile immaginare di fare questo percorso veleggiando a dorso di unicorno tra sentieri di petali di rosa, ma la realtà è più concreta di così (attenzione, ho detto più concreta, non meno bella o potente).

Alla base del programma della Semplice Abbondanza ci sono esercizi. Un sacco di esercizi. Attraverso l’impegno e la disciplina necessari per farli tutti, arriva il cambiamento. Niente scorciatoie attraverso l’arcobaleno, mi spiace.

Chiara ci spiega che i principi su cui si basa il percorso sono sei:

  1. gratitudine
  2. semplicità
  3. ordine
  4. armonia
  5. bellezza
  6. gioia

Una volta messi a fuoco questi sei principi, partiamo con il dettagli dei primi sei passi del workshop – i successivi sei li faremo in un incontro più in là nel tempo, per aver modo di digerire e fare nostri quelli che affrontiamo oggi.

Come prima cosa diamo il benvenuto a noi stesse, e andiamo alla riscoperta di quei sogni che abbiamo dimenticato. Dopo averli rispolverati dai meandri delle nostre cantine interiori, li palleggiamo fra noi, assaporiamo il gusto di raccontarli a voce alta, raccogliamo pareri e confronti nel gruppo, che, devo dirlo, di lezione in lezione è sempre più compatto, complice e stimolante.

Poi parliamo di gratitudine. L’importanza della gratitudine è che ci rimette coi piedi per terra, ci salva dall’abisso di autocommiserazione in cui rischiamo di precipitare quando vanno storte più cose di quelle che dovrebbero. Anche la gratitudine va esercitata: è importante farla venire fuori proprio al termine di quelle giornate in cui sembra che ci abbiano iscritte a nostra insaputa al Campionato Universale di Perdita della Pazienza.

In tutto questo vorrete mica che ci dimentichiamo dei talenti? Ovviamente no, anche perché i talenti vanno coltivati e amati: Chiara ci riempie di suggestioni e modi per nutrire in maniera autonoma la nostra creatività e quella delle nostri coachee (tra l’altro, sto parlando al femminile con cognizione di causa: la Semplice Abbondanza è un percorso pensato per le donne, anche se ne esiste una versione declinata al maschile. Insomma, se c’è qualche volenteroso, non abbia timore: si può fare!).

Il quarto step è forse il mio preferito finora: si chiama Donna Fenomenale ed è incentrato proprio sul trovare modi, tecniche e possibilità per valorizzarci, amarci, insomma, dimostrare a noi stesse e al mondo che fighe pazzesche siamo in realtà. Effetto collaterale: sono tornata a casa con in cima alla lista delle mie priorità l’acquisto di una tiara di Swarovski. Questa è colpa mia, però, non della povera Sarah Ban.

E mentre mi immagino con mezzo chilo di strass sulla testa, parliamo insieme di coraggio e di come trasformare la paura in energia creativa per agire in positivo: un suggerimento mordi e fuggi è pensare, per esempio quando si esce per la prima volta a cena con qualcuno che ci piace molto, non “Oddio, chissà se gli piacerò″, ma, “Chissà se mi piacerà 0 se invece metterà il parmigiano sulla pasta allo scoglio?”. L’esempio della pasta allo scolio è mio, ovviamente. Sarah da brava americana come minimo beve il cappuccino mangiando gli agnolotti.

Ultimo argomento: la casa di appartenenza. Non, non Grifondoro, come grida subito la piccola Hermione dentro di me. Ma lo spazio dove abitiamo, e dove, di conseguenza, abita la nostra anima. Punto fondamentale e dolente per molte di noi:imparare a buttare via. Ma anche creare piccoli spazi dove tenere a portata di mano oggetti che ci confortino, che ci coccolino, che ci consolino. Non di solo decluttering vive la donna.

Otto ore sono passate: treno verso casa, le mie amiche mi aspettano con una tanica di Erbaluce e chili di insalata di riso.

Bonus track: cinque cose che ho imparato oggi in Accademia.

  1. impariamo a fidarci del nostro intuito, è uno strumento potentissimo
  2. è importante allenarci alla gratitudine anche nei confronti di noi stesse
  3. dobbiamo imparare ad accettare anche i momenti di non-creatività
  4. prendiamoci del tempo per noi che serva non a fare cose utili (tipo: la ceretta) ma speciali (tipo: una prova di trucco da Mac)
  5. non aspettiamo le pulizie di primavera: ogni giorno è buono per prendere e cestinare gli ammenicoli inutili o le creme scadute, anche solo una per volta.

 

 

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