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by • 18 febbraio 2015 • Sogni & ProgettiComments (0)1424

Dare un Nome alla voglia di cambiamento: costruire (e rivedere) il proprio progetto

SW_Sam Ciurdar 2

“Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido” (A. Einstein)

A volte è bene astrarsi un po’ da se stessi, fermarsi per qualche ora, prendersi una pausa e, più tranquilli e ristorati dallo stop, analizzare e riprogettare, alla luce dei feedback, il proprio progetto di cambiamento e di empowerment: vale a dire, quando ho deciso di intraprendere queste specifiche attività e di lavorare su determinate abitudini per modificarle, con questa agenda e questi obiettivi, avrò sicuramente compiuto delle valutazioni e mi sarò mosso nel modo migliore possibile. Sono ancora valide le motivazioni? I miei desideri sono ancora gli stessi? Le mie priorità? E’ perfezionabile il percorso che mi sono proposto?

Qualsiasi progetto di cambiamento che sia autentico si basa su di una forte motivazione che non può essere priva di caratteristiche specifiche come

-        la volontà indirizzata verso l’obiettivo (a volte alzarsi alle 5 del mattino e andare a correre può essere un po’ pesante, meglio sapere esattamente perché lo facciamo),

-        la passione per le attività coinvolte nel progetto di cambiamento (dal punto di vista dell’attività fisica, per me andare in palestra è come prendere l’olio di ricino, è peggio di un lavoro, ma al momento non trovo niente di meglio da inserire nel progetto “perdere altri 10 kg”, quindi uso l’autodisciplina ferrea per contrastare i tentativi di ribellione; dal punto di vista lavorativo, se voglio migliorare la mia performance commerciale forse è bene che prima mi interroghi su che cosa significhi “vendere” e se ciò sia per me gratificante e coerente con chi voglio essere) e

-        la visione dei benefici e dei miglioramenti che otterremo a seguito del duro lavoro di trasformazione che avremo svolto (quali gratificazioni e vantaggi mi attendo dalle nuove competenze ed abilità che avrò acquisito? Il rinnovato me stesso perché starà meglio e se la godrà con leggerezza, pensando a quanti problemi il vecchio me stesso si faceva?)

Ogni percorso di cambiamento quindi, dal momento che ci riferiamo non all’adattamento a quello che la Vita inevitabilmente ci propone bensì alla scelta consapevole di modificare parti importanti della nostra esistenza e di lavorare sul modo di percepire noi stessi ed il mondo che ci circonda e le relazioni con gli altri, implica una serie di decisioni non certo sempre agevoli, l’accettazione che avverrà di perdere il controllo della situazione (ma si sopravvive benissimo) e che il processo ci porterà ad una maggiore consapevolezza delle nostre capacità ma anche a testare e a ritestare più e più volte i nostri limiti.

Visto che, appunto, il viaggio non sarà facile, è bene che sia stimolante e gratificante, che io veramente voglia ottenere quegli obiettivi e quel cambiamento e che mi motivi assaporare sin da ora il risultato che raggiungerò ed è bene che, di quando in quando, io mi chieda quale sia il Punto Nave e se il progetto ancora sia quello che voglio e che mi rispecchia, concedendomi, perché no, di cambiare idea.

Ecco il punto: lavorare con caparbia ostinazione su qualche cosa di cui si è persa traccia nel lontano passato delle nostre scelte non può certo essere un buon combustibile per la nostra motivazione ma lo è per la frustrazione ed è tossico per l’autostima dal momento che è abbastanza ovvio quanto elusivo il concetto che non posso cavare sangue da una rapa, che “Non c’è vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” (Seneca) e che se sono un pesce è meglio che la smetta di cercare la Casa nella Prateria.

Quindi, rivediamo i nostri obbiettivi, amiamoli e cerchiamo di divertirci il più possibile perché facile non lo sarà mai.

E perché la vita è troppo breve per ostinarci a vivere la vita degli altri (che nemmeno ci ringrazieranno per questo).

 

 

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