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by • 1 luglio 2015 • CuoreComments (0)1852

Diventa la ragazza che avresti sempre voluto essere – Le relazioni e le amicizie

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Le relazioni e le amicizie

Sai quei sogni orribili nei quali ti trovi in una situazione cool, che so una festa, un aperitivo, un cocktail o che so io e non hai l’outfit giusto? Ecco: dopo una serata come questa non ti capiterà più!

Riappropriarsi della propria immagine, e fare pace con essa è uno dei passi del percorso che stanno compiendo le ragazze che vogliono diventare ciò che non sono mai state, perché non basta dirsi che si è brave ragazze, anche perché questo ce lo dice già abbondantemente la società in cui viviamo, anzi ce lo ricorda a ogni piè sospinto per non farcelo dimenticare, serve anche, e molto, fare pace con il nostro aspetto esteriore: non l’immagine che hanno gli altri o che ci propone la pubblicità, la nostra immagine, intesa come specchio profondo di ciò che siamo.

Inventarsi degli outfit può sembrare banale, superficiale, invece non è per niente così, perché quando lo specchio ci rimanda un’immagine che ci soddisfa ci sentiamo bene, ci piacciamo e affrontiamo il mondo con spirito diverso: siamo a nostro agio, anche nei nostri vestiti.

Ed è già un primo (grande) passo.

Non è per forza necessario acquistare qualcosa di nuovo – beh a meno che il tuo armadio, come il mio fino a poco tempo fa, sia composto solo di jeans, t-shirt e maglioni… – ma mettere insieme le cose che stanno meglio addosso, e così pian piano, giorno dopo giorno, tenere nell’armadio solo i vestiti che ti fanno sentire bene, con cui ti piaci, con cui ti senti seducente ai tuoi occhi; gli altri vanno tolti dall’armadio e messi altrove (magari regalati)

Ed era questo il “compito” per questa serata: inventarsi e provarsi ogni giorno un outfit diverso, fino a trovare quello perfetto, ed è quello che hanno fatto queste donne stasera, tutte vestite con i loro pezzi migliori pronte per sedurre innanzitutto se stesse! Sì perché il trucco – sembra – sta tutto qui: se ti piaci e ti guardi come fossi una donna attraente, anche gli altri avranno la stessa percezione di te.

Ma devi sentirtelo, non vale far finta!

Altro esercizio prevedeva coccolarsi un po’, facendo a se stesse quelle cose carine che di solito facciamo per la persona amata: un regalino, un pensiero, due righe, un messaggio affettuoso, un posto di tempo per sé e c’è persino chi si è regalata uno shaker per imparare a fare i cocktail!

L’idea che emerge subito è che “scegliendo di indossare solo le cose che mi facevano stare bene, effettivamente sono stata bene”. Alcune hanno fatto fatica, magari perché pur avendo “un armadio pieno di roba, metto sempre le stesse cose, come fosse una divisa”.

Allora forse è tempo di eliminare quello che non si mette (perché non piace, non va più bene, non ci è mai piaciuto ecc. ecc.) e fare spazio nell’armadio per il nuovo.

Il trucco è vestirsi solo con ciò che rispecchia il nostro io autentico.

Sugli outfit la condivisione è grande, e anche l’apprezzamento per gli sforzi fatti da ognuna, ci sono i commenti spiritosi e quelli più piccanti, e il gelo che cala quando una ragazza confessa “giravo con la collana di perle a 30 anni, tirarmi fuori è stato faticoso”.

Perché se ci piacciamo e piacciamo anche agli altri la cosa viene percepita come disdicevole? E’ una cosa che non si fa? Non è certamente una cosa da brava ragazza, le brave ragazze si mettono la collana di perle…

Eppure basta la riflessione storica di Francesca per capire che siamo figlie del tempo che ci ha preceduto, e che la nostra generazione è la prima che beneficia della rivoluzione sociale e sessuale portata dal femminismo: la donna al centro. La donna come persona in grado di scegliere, decidere il suo futuro.

Siamo state educate per secoli a essere suore, o mogli e madri, o prostitute. Non esistevano altre categorie, e se non rientravi nelle prime due, eri per forza nella terza. La zitella, la single, non era concepibile, era una strega, minava l’ordine sociale perché non aveva nessuno che la “proteggesse” come negli altri due casi. E una donna senza protezione era un grave pericolo per la società. Chissà forse lo è ancora.

Allo stesso modo il concetto del sesso unito all’amore risale (udite udite) al dopoguerra, fino a quel momento l’amore come lo intendiamo ora ossia: mi innamoro, magari mi sposo, costruisco qualcosa con qualcuno, non esisteva, c’era solo l’idea della stabilità, la necessità di trovare qualcuno che mantenesse la moglie affinché lei si occupasse di lui e dei figli, e prima ancora aumentare i patrimoni o stringere alleanze politiche.

Sesso e amore erano due universi paralleli: si praticava il sesso per procreare ma per il resto c’era il bordello.

Così è stato fino alla rivoluzione sessuale, ma fino a quel momento le donne erano pensate come persone il cui compito era soddisfare e intrattenere l’uomo.

E con questo background alle spalle è chiaro che i nostri passi sono confusi, incerti, i nostri movimenti talvolta scomposti, anche perché là fuori c’è sempre qualcuno pronto a metterci un’etichetta alla prima mossa fuori dai binari.

Siamo la prima generazione di donne, forse la seconda, della quale si dà per scontato che lavori e che possa fare delle scelte; questa è sicuramente una ricchezza e un’evoluzione enorme, che ci ha affrancato dal bisogno materiale (cibo, casa, di che vivere).

Molto più indietro invece sono (siamo) dall’affrancarci dal bisogno emotivo, forse anche perché il racconto sociale è che una donna DEVE avere di fianco qualcuno, deve “completarsi”.

E invece.

Invece forse dovremmo cominciare a pensare e a ragionare sul fatto che non è proprio così: non è detto che una donna debba stare con qualcuno, e non è detto che tutte trovino quel qualcuno. Quelle sono le favole di una volta. La vita vera è altro. E forse bisognerebbe cominciare a scrivere delle nuove favole.

 

In Ottobre parte la seconda edizione del percorso “DIVENTA LA RAGAZZA CHE AVRESTI SEMPRE VOLUTO ESSERE” con Francesca. Trovi tutte le informazioni QUI

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