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by • 17 giugno 2015 • Carriera, CuoreComments (0)1882

“Diventa la ragazza che avresti sempre voluto essere”: IL LAVORO E IL LUOGO IN CUI VIVERE

 1706sw_Lizzie Guilbert

“Nel mio lavoro di coach e formatrice incontro molte donne. Donne in gamba, motivate, spesso con successi professionali importanti, carriere invidiabili, eppure è come se mancasse loro qualcosa. (…)

Ci vuole molto coraggio per capire qual è il nostro vero posto nel mondo”.

Una afosa serata di giugno, un percorso di coaching con una coach di grande esperienza, un gruppo di donne con tanta voglia di rimettersi in gioco e di capire adesso, anche se ragazza non sei più, chi avresti voluto davvero essere. Le sedici donne del gruppo, tutte sorridenti e agguerrite, sono pronte per la sfida che hanno di fronte.

Lo spazio che le ospita è un incrocio di tante cose diverse, libreria, coworking, spazio di lettura, di lavoro e di eventi, tavolini e divani ad accoglierti.

A poco a poco arrivano le donne di questo particolare percorso di coaching, si ritrovano, si salutano, sono donne in gamba che cercano qualcosa di più, quel qualcosa che manca alla loro vita.

La serata si apre con un tema che accomuna tutte: chi sono davvero e cosa desidero davvero per me?

Alcune sono in imbarazzo, altre non riescono nemmeno a formulare un pensiero o a esprimerlo davanti alle altre donne del gruppo, tutte fanno fatica, nonostante le risate, le battute, e lo spirito di comunanza che sembra essersi immediatamente creato fra loro.

Eppure.

Eppure è davvero così strano desiderare qualcosa, per una donna? Sì, è davvero strano. Perché siamo così abituate a farci carico degli altri che ci dimentichiamo chi siamo, cosa vogliamo, forse non ce lo siamo mai chieste e di fronte ad una domanda del genere ecco l’imbarazzo: desideri, io? Perché mi fai questa domanda, perché mi metti in difficoltà. Sono brava, faccio sempre tutto bene, anche quello che non mi piace, faccio un lavoro perché si deve, e pazienza se non mi soddisfa: è lavoro.

Eh no, forse no, non è solo lavoro e non c’è solo il lavoro, nelle vite di queste donne, c’è molto altro, ma proprio tanto, solo che viene cacciato via come un pensiero disturbante, una mosca che infastidisce e che scansiamo con la mano: cosa c’è allora che non va? Perché ho tutto ma mi sento incompleta, infelice?

Perché tutti mi dicono che sono “fortunata” ma io non mi sento affatto così?

Forse perché non ti sei mai ascoltata DAVVERO.

Forse perché sei stata costretta a fare scelte non tue, ma di altri, e siccome sei una “brava ragazza” le hai portate avanti senza battere ciglio, senza nemmeno pensare che ci potesse essere un’altra strada.

Poi un giorno ti senti come se tutto ti si rivoltasse contro: il lavoro che fai ti da il voltastomaco, le responsabilità che ti sei guadagnata sul campo ti pesano come macigni sulla schiena, gli uomini che incontri passano e vanno senza fermarsi mai, il sogno che hai realizzato improvvisamente ti sta stretto.

Sono queste le storie delle donne che partecipano a questo coaching di gruppo molto particolare, tutte pronte a rimettersi in gioco, non paghe, non rassegnate, anzi combattive nonostante il momento difficile che stanno vivendo.

Sono qui alla ricerca di una soluzione, di una guida, di consigli, di un faro nella nebbia che le avvolge e che toglie loro il fiato e il sonno.

Di fronte al primo degli esercizi proposti, ossia l’elenco dei propri desideri, c’è un momento di smarrimento, di perplessità. Ma davvero è così difficile per una donna desiderare qualcosa?

Poi piano ci si scioglie, e si comincia: c’è chi parte da se stessa e chi dai destini del mondo, chi non riesce a tirarne fuori nemmeno uno e si schermisce e allora per sdrammatizzare una partecipante le dice: “Te ne presto uno io???”, chi vuole un fidanzato che la ami alla follia e chi desidera fortemente prendersi ciò che vuole in questa vita, trovare la propria strada, darsi le libertà che non si è mai data, coraggio, costanza e forza di volontà per fare tutto ciò che vorrebbe fare e non avere sempre paura, e chi più filosoficamente desidera scoprire che cosa la rende felice. Eh già, sembra facile, ma abbiamo un sacco di idee sbagliate riguardo a cosa ci rende felici sul serio, e questo rende il cammino molto più impervio.

Il tema della serata è il lavoro, e interrogate sul tema in sei dicono di amarlo tantissimo e in quattro di detestarlo profondamente; le altre stanno nel mezzo.

E allora via si aprono le danze: c’è chi vuole che la sua passione diventi lavoro e chi invece proprio il contrario, non ci pensa neanche a mischiare passioni e lavoro, vanno tenute distinte. Ciò che accomuna tutte è il desiderio di mettere a frutto in un modo alternativo le proprie esperienze; c’è chi sta ancora scegliendo la sua strada e chi l’ha scelta costretta dalle circostanze come Maria, fisico elettronico che voleva studiare medicina, anzi psichiatria, e dopo 20 anni in una grande azienda non riesce più ad andare avanti, il coperchio è saltato via e sente che deve provarci davvero a diventare la ragazza che avrebbe voluto essere e mentre lo racconta traspare la sua fortissima emozione perché è forse la prima volta che racconta che cosa vuole davvero per se stessa.

Ma quanto ci vergogniamo delle nostre debolezze? Quanto ci facciamo soffocare da esse e dal respiro affannoso che le accompagna, che stringe la gola, ma che teniamo lì lo stesso perché è nel nostro Dna, questo ci hanno insegnato a fare e questo noi facciamo, obbedienti, lavorando anche quando tutto ci fa schifo e vorremmo solo scappare via, perché così si fa, non c’è spazio per i desideri, i sogni, per chiederci qual è il nostro posto nel mondo. Stiamo lì dove qualcuno ci ha messo, dove qualcuno ha deciso che dovevamo stare e fatichiamo a chiederci cosa ci piace davvero.

A volte non ci sono nemmeno scelte, siamo il risultato delle nostre non-scelte, dei nostri silenzi, del nostro senso di responsabilità.

Cancelliamo la nostra parte creativa e quando qualcuno ce lo chiede, cosa vogliamo per noi stesse, non sappiamo rispondere, ce lo siamo dimenticate o, peggio, non l’abbiamo mai saputo.

“Sono ingabbiata. Odio il mio lavoro, ma mi dicono “Solo tu lo puoi fare, come faremmo senza di te?” E allora io resto lì”, il senso di responsabilità che schiaccia come un macigno sulla schiena piegata. Anche se è riuscita a dirsi che la vita è solo una, ed è in grave crisi, Anna  non riesce a staccare. “Sono come un barattolo di Nutella, quando te la sei mangiata tutta e arrivi in fondo al barattolo non c’è più niente da raspare sul fondo, è semplicemente finita”.

La serata prosegue dopo l’aperitivo e ancora chiacchiere e battute a ruota libera, anche se provate queste donne sono piene di energia e voglia di fare e di divertirsi, non sono abbattute e la loro partecipazione lo dimostra.

Un altro esercizio impegnativo durante il quale cala un silenzio quasi irreale e imprevedibile vista la caciara di poco prima; è il momento delle liste: la lista dei tuoi talenti, quella degli skills (= le cose che hai imparato a fare), le cose in cui senti di fare la differenza, e la liste delle cose che facciamo e che possono essere utili agli altri.

È un equilibrio sottile che può rompersi da un momento all’altro e che però, con gli strumenti giusti, può aprirci nuovi orizzonti e farci sprigionare nuove insospettate energie, e con il conforto del gruppo, che ci sostiene senza remore, riesce a farci sentire invincibili e capaci di ogni cosa.

 

Il percorso DIVENTA LA RAGAZZA CHE AVRESTI SEMPRE VOLUTO ESSERE sarà replicato da Francesca ad Ottobre 2015. TUTTE LE INFORMAZIONI LE TROVATE QUI

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