MENU

by • 5 febbraio 2014 • CarrieraComments (0)2599

Global-mente : Collaborare con gli Inglesi

di Silvia Vercelli

 

Se volete imparare anche voi come fare una carriera internazionale e come muovervi nei labirinti aziendali approfondite il JOB CLINIC di ADF

 

Premessa: data la varietà culturale che caratterizza il Regno Unito, in quest’articolo mi focalizzerò sull’area londinese e dintorni, ovvero quella da cui provengono le persone con cui lavoro più frequentemente.

Come sostenere altrimenti la reazione di uno Scozzese o Irlandese anche solo per errore considerato Inglese ? Fatto grave, quasi quanto classificare quest’ultimo come parte dell’Europa.

George Mikes, nel suo libro “How to be a Brit” sosteneva: “Un inglese, anche se è solo, forma ordinatamente una fila di una persona”.

Niente di più vero.

E questa irreprensibilità si manifesta in particolare nel mondo lavorativo, dove organizzazione, logica e razionalità sono all’ordine del giorno.

Qui più che mai è importante l’etichetta, che va ovviamente conosciuta e rispettata in primis, pena la perdita immediata di credibilità:

* Puntualità, rispetto del dress code, stretta di mano ferma

* Cortesia, toni  e gestualità controllati (in particolare la gestualità, noto punto di debolezza di noi italiani)

* Evitare di interrompere troppo spesso durante i meeting (inclusi quelli virtuali)

* Evitare di ostentare i propri successi lavorativi

Stessi suggerimenti se venite invitati ad un pranzo o una cena di business, eventi utilizzati di frequente per affrontare discussioni in gruppi più ristretti e lontani da orecchie indiscrete in ufficio. Non stupitevi se anche i posti a tavola sono già assegnati dai superiori per facilitare la conversazione tra persone che dovranno lavorare a stretto contatto. Ora che lo sapete, evitate anche di ostinarvi a sedervi altrove. È tutto inutile.

Vi chiederete: in un ambiente così metodico, dove anche la guida è dal lato ‘giusto’, che valore aggiunto può dare un volenteroso esponente della cultura italiana ?

Io ho individuato due campi:

1. La capacità di costruire una buona rete di contatti, ovvero l’abilità di creare networking, che risulta qui vantaggioso, soprattutto con i livelli senior e aiuta quando si è chiamati a far collaborare più persone insieme.

2. La gestione dell’imprevisto. In uno dei progetti a cui ho lavorato, in cui mi sono occupata di pianificazione, ho scoperto che non è così comune l’utilizzo di questo termine; infatti nella lingua inglese non esiste una traduzione vera e propria del sostantivo in sé, ma soltanto delle perifrasi (e.g. unexpected / unforecasted event); allo stesso modo, non è così immediata la sua gestione, se escludiamo l’immediata corsa alla definizione di un piano B; all’atto pratico, un Italiano può dare un prezioso contributo nell’ affrontare la situazione facendo leva su creatività e ingegno.

Sul secondo punto, è importante però che ci si confronti sempre con il team o i colleghi coinvolti prima di intraprendere qualsiasi iniziativa; gli Italiani sono infatti visti come individualisti, dalle brillanti idee ma difficili da gestire in quanto procedono spesso autonomamente, dimenticandosi di cercare il consenso.

La tecnica della perifrasi non riguarda soltanto il concetto di “imprevisto” ma entra in gioco anche quando un vostro pari o superiore vi dovrà dare un feedback non proprio positivo sul vostro modo di lavorare o relazionarvi. In questo caso, gli Inglesi (sempre quelli di Londra e dintorni) utilizzano un linguaggio diretto, ma con tatto, in una parola: polite.

Perciò se vi trovate di fronte un collega del luogo che cerca di esprimersi in modo evasivo intervallando avverbi come “forse” o “possibilmente”, cercate di cogliere il senso di ciò che vuole trasmettervi e apprezzate il fatto che sta facendo di tutto per essere onesto ma non offendervi. Fatti, non emozioni: non sarete nemmeno avvisati dal segnale del labbro superiore tremante (da qui il detto keep a stiff upper lip).

Ricordo ancora la difficoltà del mio Manager (londinese, appunto) a farmi notare, durante i primi incontri, come il mio forte accento italiano stonasse “possibilmente” nel mio tentativo di esprimermi in un inglese fluente: fatto di cui ero a perfetta conoscenza e per cui lo invitai umilmente a sentirsi libero di correggere la mia pronuncia. Con questo gesto devo aver abbattuto qualsiasi barriera di diplomazia: il primo consiglio è infatti stato quello di migliorare la dizione del mio “Ok” (Da Occhei a Ouuuchei).

Il consiglio spassionato che ne consegue per chi vuole evitare sin da subito un’esperienza simile a quella della fioraia di My Fair Lady: curate il vostro inglese, sia parlato che scritto; questo influenzerà la vostra posizione nel lungo termine, soprattutto in un contesto globale. Ecco alcuni simpatici suggerimenti di John Peter Sloan per iniziare con il piede giusto:

[youtube_sc url="http://www.youtube.com/watch?v=AZdxJHMiO_M"]

Nota – quanto detto sopra si applica durante il confronto tra due persone ma non ai business meeting, specialmente quando la pressione è elevata e i temi sono critici; qui lo stile diventa invece esclusivamente diretto, senza tatto. Se il tema è piuttosto caldo si può cadere facilmente nel sarcasmo. Il segreto è sapere in anticipo che ciò fa parte della cultura e non prenderla sul personale, rimanendo focalizzati sull’obiettivo.

Avrete modo di apprezzare lo stesso tipo di humor asciutto durante l’orario extra lavorativo, quando è decisamente più piacevole

Curiosità

* Anche qui, nonostante controllata, la gestualità c’è (soprattutto dopo qualche bicchiere di vino) ma ovviamente assume significati diversi dalla nostra: se vedete un vostro collega inglese tapparsi il naso mentre parla di un argomento confidenziale, vi sta chiedendo di mantenere il segreto.

*Negli ambienti più formali, è la persona più senior (gerarchicamente o anagraficamente) a lanciare il brindisi (inutile dire che io ho preso l’iniziativa durante una cena lavorativa e sono stata gentilmente invitata a sedermi, until further notice).

 

 

Related Posts

Comments are closed.