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by • 23 marzo 2015 • Sogni & ProgettiComments (1)1881

Il Romanticismo della Felicità

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Se  qualcuno mi avesse chiesto fino a pochissimi anni fa se credessi nella felicità la mia risposta  sarebbe stata un secco  “No”.

Tutt’al più avrei potuto dire che ciò a cui anelavo e che mi sarebbe peraltro ben bastato era raggiungere uno stato di serenità duraturo, non soggetto ad oscillazioni repentine e inaspettate. Nemmeno sapevo definire cosa potesse essere la Felicità se non in negativo come una mancanza di ansie, di paure, di sensazioni di inadeguatezza o quant’altro.

La parola Felicità era per me una parola troppo “grande”, troppo pretenziosa, troppo lontana dalla mia esperienza.

Oggi sono arrivata a pensarla molto diversamente. Non potrei essere qua a lavorare in Accademia della Felicità se così non fosse. Cos’è successo? E’ cambiato il mio concetto di Felicità.

Ora credo fermamente che la Felicità sia un’attitudine, un modo di approcciare alla vita, una condizione interiore che mi permette di affrontare ogni mia giornata con l’entusiasmo di chi ha voglia di scoprire quali nuove opportunità l’ aspettano per far esperienze nuove, per relazionarsi con le persone, per amare, per emozionarsi, per crescere e migliorarsi e per scoprirsi sempre di più, per continuare a stupirsi, per godere delle piccoli e grandi cose, per scorgere quel filo dorato che collega ogni giornata al significato e allo scopo che si è scelto di vivere con l’ intera esistenza.

Prima di pensarla così due erano i miei grandi problemi al riguardo. Prima di tutto nella mia testa la Felicità era un  obiettivo da raggiungere, un traguardo alla fine di un percorso. In amore era ben sintetizzata da quella frasetta letta e riletta tante volte nelle favole di bambina: “ …e vissero felici e contenti”.    Peraltro nessuno aveva mai scritto cosa succedeva dopo la coronazione del sogno. Come facevano a continuare a vivere felici e contenti? Cenerentola forse, dopo aver tanto sgobbato per eseguire gli ordini di matrigna e sorellastre ed essere riuscita a farsi sposare dal principe azzurro continuava ad organizzare balli sontuosi ogni sera? La fata madrina interveniva ogni qual volta c’era un disguido?  Uccellini e topolini continuavano ad aiutarla a cucirsi i vestiti? Secondo problema:  la Felicità era qualcosa che arrivava dall’esterno come un colpo di fortuna.  Poteva essere l’invito alla festa del principe azzurro in voga in quel momento, un regalo, il lavoro desiderato, poteva essere “N” cose ma sempre dipendevano da altri, non un mio modo di sentirmi e sentire. E questo mi faceva scattare quel terribile meccanismo delle aspettative che tanto spesso erano disattese. Perché è impossibile che gli altri possano sapere tutto ciò che di istante in istante può farci felici o può rispondere ai bisogni più profondi del momento. E se noi aspettiamo che siano gli altri a darci valore o a renderci felici, a loro diamo anche il potere di portarci via la felicità qualora decidessero di farlo.

Leggo la definizione di Felicità in wikipedia:  è lo stato d’animo positivo di chi ritiene soddisfatti tutti i propri desideri.

Detta così non mi ci ritrovo. Mi sento al contrario fortunata ad avere desideri che nascono ancora ed altri sogni da realizzare e che si tramutano in progetti.   Io per contro, oggi, dopo aver tanto lavorato su me stessa,  mi sveglio Felice perché ho voglia di iniziare la mia giornata per amare anche oggi, per relazionarmi anche oggi, per studiare qualcosa di nuovo e per progettare qualcosa di nuovo anche oggi, per vedere qualcosa di nuovo e stupirmi anche oggi, per mettermi alla prova anche oggi, per leggere una nuova pagina anche oggi, per prendermi cura di me e coccolarmi anche oggi. E’ nella voglia di fare che mi sento viva e Felice, non nel raggiungimento di una meta, non nella soddisfazione di un desiderio che lì si conclude, fine a sé stesso.

Questa settimana con tutti i workshop gratuiti proposti in Accademia in occasione della nostra settimana della Felicità gravitante intorno alla Giornata Mondiale della Felicità di venerdì abbiamo parlato di cosa possiamo fare per vivere più felicemente. Abbiamo parlato di autostima, di come avere relazioni amorose felici, di gratitudine e di come aiutare i nostri pensieri a diventare positivi, di come trasformare i sogni in progetti, di come vivere meglio in ambito lavorativo per finire con la spiegazione delle 10 chiavi per una vita più felice.  Insomma forse tutti insieme abbiamo realizzato che credere che “Persino la notte più buia finirà e il sole risorgerà” dipende solo da noi e alla nostra volontà di potenziare la resilienza, la volontà di cambiamento e l’assunzione di respons-abilità per approcciare alla vita con fiducia e felicità.

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