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by • 14 settembre 2016 • Sogni & ProgettiComments (0)943

Io ballo da solo

orso bici

 

Premettendo che non è un articolo sulle mie, ben note, qualità di ballerino ma bensì è la prima parte di una serie di articoli sulla solitudine.

Nel libro “Introversi è meglio” ho scritto anche del bisogno di solitudine che gli introversi hanno sia per ricaricarsi da una prolungata esposizione sociale sia per rimettere in ordine i propri pensieri o anche perché non riescono cosi facilmente a socializzare.

Ma la solitudine si intreccia con gran parte della nostra vita, ci si sente soli in diverse occasioni:

Un infanzia solitaria

Delle difficoltà di integrazione a scuola

Le rotture sentimentali

Quando bisogna prendere decisioni buttando il cuore oltre l’ostacolo

Il dopo sbronza (Qui lo so che vi ho colti sul vivo, sdraiati a pelle di leone sul divano anelando del plasil e 2 moment, e non lo dite mica a nessuno “basta è l’ultima volta basta giuro” lo dite a voi stessi da soli)

I week end quando fuori c’è un tempo da uragano katrina e voi a casa apatici

Quando assumete nuove responsabilità

Fino ad arrivare alla perdita di qualcuno

Per cui il senso di solitudine non riguarda solo le persone veramente isolate, ma riguarda anche voi, anche se la vostra vita è piena di attività.

Ma se adesso vi chiedo di prendere un foglio e scrivere a cosa vi fa pensare la solitudine, scriverete cose spiacevoli : noia, mancanza, inutilità vuoto, isolamento, sofferenza, abbandono e via dicendo

Lo sforzo maggiore dovete farlo pensando alla solitudine in modo positivo, per cui pensare a quando fate  un attività creativa, quando la mattina potete concedervi una colazione tranquilla a leggere il giornale, quando fate quella corsa o quella camminata o quella nuotata per tenervi in forma, quando volete leggere un libro, momenti di introspezione, insomma ci sono molti momenti positivi passati da soli.

Quindi il termine è vago, lo si pensa sempre come isolamento sociale o come problemi relazionali e invece ci sono parecchie differenze su uno stesso termine.

Vivere soli non vuol dire essere isolati, anzi molte volte vivendo soli si hanno notevoli scambi sociali e molti amici.

Al contrario capita di essere in mezzo a molta gente che magari interagisce anche con te e sentirsi soli, tipico esempio è quando dopo un po’ che la gente parla noi pensiamo “Ma che organo sessuale maschile stanno dicendo questi ? e soprattutto cosa ci faccio io qui con questi?”.

Cominciamo a differire tra vivere soli, isolamento e senso di solitudine.

Sono condizioni una diversa dall’altra, le prime due, vivere soli ed isolamento sono condizioni oggettive, sono fatti quantificabili, il senso di solitudine invece corrisponde ad un vissuto emotivo soggettivo

Il vivere soli non è il più delle volte una condizione di sofferenza  tout court, si possono avere amici, una vita sociale molto sviluppata, autonoma e libera da vincoli familiari, percui presa cosi da sola non la trovo una condizione di solitudine.

L’isolamento relazionale invece è la mancanza di una rete sociale non coincidente per forza con le persone che vivono da sole. Può essere connesso  a fattori quali :

una malattia

Fattori geografici, per esempio la differenza di socialità tra piccolo borgo e città, tra sud e nord. Al paese tutti sanno quando arrivo, quando parto, chi viene a trovarmi, se rientro o meno. Se sgarro uno o due orari parte un allarme di livello 1 che progredisce fino al livello 2 se la vicina fa brasato e non c’è nessuna reazione fino al livello 3 che corrisponde alla chiamata della Luigia (mia mamma). A Milano a volte sul pianerottolo mi hanno confuso per un portaombrelli.

Fattori situazionali, (Anziani che vanno in pensione e lasciano il lavoro, immigrati, la disoccupazione in questi ultimi anni è stata un fattore di isolamento)

Oppure diverse combinazioni di più fattori, ma tutti misurabili.

Il senso di solitudine è soggettivo, è negativo quando è associato ad un nostro pensiero negativo, ad un dolore, ad una angoscia, un vuoto da colmare. E’ un pensiero positivo quando riconosciamo il piacere di stare soli, la solitudine rigenerante.

Cosa determina la positività o meno dello stare soli ?

Se il senso di solitudine è imposto da fatti o da persone ha un eccezione negativa, fa parte di un dolore, di un ingiustizia, di un atto contro di noi. Se invece è una nostra scelta diventa un conforto, ricerca di energia, espressione di creatività, pace interiore.

Se si presenta all’improvviso ci destabilizza, ci provoca interrogativi, a volte rimorsi, a volte sensi di colpa.

Il limite temporale è importante, se lo conosciamo e lo possiamo determinare è un conto, ma se non abbiamo un limite temporale dove collocare la nostra solitudine diventa un esperienza negativa, (ed è per questo che quando si sente un senso di solitudine negativo bisogna fare delle cose, sviluppare interessi)

Quando i motivi della solitudine vi portano a dovervi riorganizzare pesantemente perché un punto fermo della vostra vita è venuto a meno (perdita del lavoro, fine di una relazione, perdita di un caro), questo provoca una sofferenza profonda che porta le persone ad immaginarsi scenari catastrofici che non rispecchia una condizione reale ma un vissuto interiore.

La riduzione della nostra socialità può essere quantitativa (vedo meno persone) oppure qualitativa (fine di una relazione importante). Una ha un impatto minore sul nostro sentire rispetto all’altra.

Inoltre soffrire di solitudine dipende molto dalle risorse interiori che abbiamo in un determinato momento, dagli strumenti che riusciamo a mettere sul piatto per agire, sul sostegno relazionale su cui possiamo contare, sulla pressione sociale, tutti elementi soggettivi che condizionano il nostro modo di vivere la solitudine in quel determinato momento.

La prossima volta parleremo del perché la solitudine ci fa cosi paura ed è diventato un tormentone, vi saluto e mi ritiro nelle mie stanze.

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