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by • 12 gennaio 2012 • UncategorizedComments (0)1971

LA FELICITA’ NON SI COMPRA (SI VIVE)

La cosa più emozionante che possiamo comprare sono i ricordi.

Sì il cappottino nero con le rifiniture velluto di Max Mara mi ha fatto tanto piacere possederlo, ma non quanto ricordare di quel giorno d’Inverno al mare alle Cinque Terre con il sole, il cielo terso, l’aria di primavera e dell’ottimo vermentino DOP che accompagnava le alici al tegame.

Secondo una recente ricerca della Cornell University la nostra soddisfazione è prolungata se invece di beni materiali “acquistiamo” un’esperienza.

Purtroppo la prima associazione mentale che siamo indotti  a fare è “più cose hai più la tua vita è soddisfacente”. Se intendiamo la felicità come qualcosa di esterno a noi sarà sempre questo il nostro driver.

Nella realtà la vera felicità si raggiunge avvicinandosi il più possibile al proprio Io Autentico ovvero a quella parte di noi che SA GIA’ TUTTO, ma che regolarmente mettiamo a tacere con il pensiero razionale.

Il modo più efficace per accedere a questa parte di noi è proprio sperimentare (ovvero vivere esperienze) il più possibile.

I ricercatori della Cornell hanno dimostrato che l’83% della popolazione quando pensa a qualcosa di bello pensa al concerto a cui è andata e alle cene con gli amici piuttosto che a vestiti o gadget che ha acquistato.

Ci adattiamo all’idea di un nuovo acquisto – per quanto “importante” – nel giro di massimo 6 settimane! E questo comprende auto, case, oggetti per la casa, gioielli, vestiti, gadget elettronici costosi.

La gioia maggiore la sentiamo quando viviamo una esperienza emozionante e la possiamo condividere con qualcuno. Profondamente ci definiamo come individui in base a quello che facciamo, non in base a quello che possediamo. Solo le esperienze e non gli oggetti possono educarci, migliorarci, farci stare autenticamente bene.

Nessuno dice di non fare mai più shopping (anche se c’è chi ci sta provando seriamente ed è molto più felice di prima), ma di fare acquisti con in mente i concetti di bisogno (mi serve? Mi serve DAVVERO?) e di presenza a se stessi (sto comprando un vestito o l’idea di un appuntamento d’amore? Sto comprando un libro o il tempo per leggerlo? sto comprando un CD o i miei 20 anni?).

Se un cappottino di Max Mara diventa introvabile  posso sopravvivere, ma l’idea di tutto quello che avrei voluto fare e non ho fatto…è molto peggio.

Francesca

 

 

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