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by • 19 marzo 2014 • Sogni & ProgettiComments (0)1979

La modalità dell’introverso

 

 

Quindi, eravamo rimasti che sono introverso, ma me la cavo.

Cene di lavoro, riunioni con più persone, le platee dei workshop: un sacco di situazioni mi spingono al di fuori della mia introversione. Non senza fatica chiaramente.

La modalità dell’introverso di interfacciarsi con altre persone (che sia una persona sola o cinquanta) consta nel cercare segni di fastidio negli altri, nell’applicare correzioni in quello che si sta dicendo, nello snocciolare dati e fare battute sarcastiche (io a volte fuori luogo). Tutto questo costa fatica, io personalmente ho come la sensazione di saltare al di la di una recinzione.

La fantastica situazione che capita all’inizio di ogni corso, che sia in una università prestigiosa o all’oratorio, dove c’è il docente che prima della lezione chiede a tutti di presentarsi per me è sempre stata terribile. Fatemi buttare da un elicottero e non sono così in panico. Perché devo dire cosa faccio qui ? perché volete sapere da dove vengo, cosa faccio e cosa farò? Se sono qui è perché in un modo o nell’altro mi interessa…inutile prendersela, tanto non cambierà mai e io mi ritroverò a farmi la filastrocca con quello che devo dire sperando che si cominci dall’altra parte della fila…non succede mai.

L’introverso riesce a passare sopra la sua natura per qualcosa a cui tiene molto, che sia a livello privato o lavorativo. Col tempo e magari con un po’ di aiuto riesci a sviluppare delle tecniche o (credo nel mio caso) a darti dei tempi di apertura e tempi di recupero.

Mentre un estroverso per scaricarsi dopo una settimana di lavoro cerca compagnia, gente, chiacchiere per me recuperare significa poter stare solo o in compagnia limitata, oppure poter decidere liberamente se socializzare o meno, non essere costretto a dialogare o a fare il “simpa” perforza.

A volte semplicemente osservare cose e persone in silenzio è il mio modo preferito di ricaricare le pile.

Situazioni in cui dovremo sfidare la nostra introversione  ci saranno sempre, mettiamoci il cuore in pace, cerchiamo solo di non farle diventare troppo pesanti.

 

Ecco alcuni suggerimenti personali che secondo me possono aiutare :

Non sovraccaricatevi, cercate di prendervi del tempo per voi. Dopo una lunga sessione di public speaking o di networking, fate qualcosa che vi piace, anche solo passeggiare o starvene per i fatti vostri per qualche momento è molto utile.

Non prendete le cose troppo sul serio. Come introversi si è molto riflessivi sulle cose sopratutto quando non si conoscono. Ma se in determinate situazioni le reazioni non sono quelle che vi aspettate, non avete feedback o qualcuno non è interessato, non è perforza detto che sia qualcosa che dipende da voi, non prendete queste reazioni sul piano personale

Non mettete il vostro interlocutore sul piedistallo. L’ansia di avere una reazione positiva ai nostri sforzi di comunicazione a volte fa si che diamo troppa importanza alla persona che abbiamo di fronte o a quello che dice. Non è sano, è fuorviante e ci mettiamo sulla difensiva senza un vero motivo.

Ironia. Questa per me è la salvezza in assoluto, la pozione di Maga Magò, la birra quando si ha sete, il moment quando si ha mal di testa, il plasil da hangover. Prendere le cose con ironia, fare battute, divertirsi, immaginarsi situazioni surreali, prendere anche un po’ in giro personalmente mi mette molto a mio agio ed è un’ottima cura contro lo sforzo da networking.

Ecco, detto questo vi rivelo un segreto, predico bene ma a volte razzolo male. Ed essendo grande e grosso quando razzolo male si vede.

 

Se volete una mano a smussare la vostra introversione o volete degli strumenti per sentirvi più a vostro agio provate con un percorso di coaching in ADF

 

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