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by • 3 luglio 2013 • UncategorizedComments (0)972

La storia di Giulia

Ho conosciuto l’Accademia della Felicità due anni fa. Ero a Milano da un anno. Io, romana, mi sono trasferita per lavoro e per amore. Qui sto bene: non soffro il cielo grigio né i luoghi comuni su questa città. Amo Roma, dove ho vissuto fino ai 26 anni, ma potrei vivere ovunque perché per me casa sono le persone, non i luoghi.

Il primo contatto che ho avuto con l’Accademia è stato per un incontro dedicato al mondo femminile a cui ho partecipato. Poi, per oltre due anni più nulla. Nel frattempo mi sono sposata e ho continuato a lavorare come ingegnere ambientale in uno studio che fa consulenza a enti pubblici e privati per la valutazione dell’impatto ambientale di opere architettoniche.

Ho un lavoro qualificato, ma non sono soddisfatta di quel che faccio. Ho una formazione classica, però sono un po’ presuntuosa e, convinta che ogni cosa che faccia mi vada bene, quando ho scelto l’università ho puntato sulla passione che ho per i temi ambientali. Tuttavia, mi sono resa conto che era più dura del previsto, che lo studio tecnico era una parte non solo fondamentale ma corposa. E a quel punto laurearmi è diventata una sfida, che naturalmente ho vinto.

Ho raggiunto traguardi importanti, sono stata anche all’estero dove ho fatto esperienza. Sono orgogliosa di come ho gestito il mio percorso professionale, ma ogni giorno che passa mi accorgo che desidero maggiore coerenza tra ciò che faccio e quello che provo. Mi piacerebbe continuare a occuparmi dell’ambiente, ma in modo che davvero ce ne sia tutela. Visto da vicino, infatti, il lavoro che svolgo mi sembra meno affascinante.

Ho 34 anni appena compiuti e non so come mi vedrò tra qualche anno. Sul piano affettivo sono felice, ho investito molto in questa sfera della mia vita e in questa relazione di coppia vedo il mio futuro. Quanto al lavoro… beh, sono confusa su che cosa mi piacerebbe fare, ma so con certezza ciò che non voglio: stare chiusa in un ufficio. Mi piacerebbe lavorare in un caffè letterario o in una libreria, dove mi rifugio nel tempo libero. Amo i libri che nei momenti di difficoltà sono stati per me punti fermi, e mi piacerebbe fare qualcosa che ha a che fare con la gente.

Sento che questo è un momento cruciale che ho rinviato, ma che devo a me stessa. Per questo ho ricontattato l’Accademia. È un posto che mi sono cercata, che mi lascia lo spazio di riflessione e io ho bisogno di tempo, di calma. Mi piace per l’attenzione che dà alle persone e per gli spunti che offre.

Sono in un momento di leggerezza e con l’Accademia mi sto dando un’occasione. Sto riflettendo sulla possibilità di frequentare il Master in coaching per sperimentare, per mettermi di nuovo alla prova.

Passi il tempo a pensare che certe scelte siano condizionate dalla volontà degli altri e invece è tutto nelle tue mani. L’aspetto che devo mettere a fuoco oggi è l’azione: imparare ad agire senza timore dell’errore. Ma io sono fortunata, felicemente fortunata, e so che andrà bene.

Così un giorno, presto o tardi, finirò il ritratto che mi è stato donato da una persona cara e che appositamente ha lasciato incompleto affinché lo terminassi io. È come se oggi stessi scegliendo i colori e i pennelli giusti per completarmi.

 

 

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