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by • 6 settembre 2013 • UncategorizedComments (0)1303

La storia di Irene

 

Ho studiato al Liceo artistico e all’Accademia di Belle Arti, però ho sempre avuto la passione per i dolci. Li considero una forma d’arte, quella nella quale io e mio marito, Luca, abbiamo realizzato i nostri progetti.

Abbiamo aperto la nostra pasticceria circa dieci anni fa. Tutto è cominciato dopo l’11 settembre 2001. Io e mio marito lavoravamo entrambi nella pubblicità e quell’evento storico nel nostro ambiente ha portato un cambiamento drastico. È stato un vero un colpo che all’improvviso ha frenato quel mondo dorato nel quale eravamo immersi. Mio marito ha perso il lavoro e nel frattempo anche io mi ero stancata. Entrambi eravamo disillusi da una Milano che promette tanto ma non mantiene e da un ambiente frivolo e sognante che da un lato esercitava un certo fascino dall’altro, però, sono stata sempre allergica a ciò che è finto, alla bellezza senza contenuto. Così poco dopo mi sono licenziata, disposta a fare qualsiasi lavoro. Volevo cambiare, trovare una nuova strada dove sentirmi realizzata e ho cominciato da quella che è stata da sempre la mia passione: i dolci, appunto. Senza nutrire grandi speranze ho portato il mio curriculum vitae da grafica a una pasticceria convinta che non mi avrebbero presa in considerazione. E invece proprio quella mia passione ha fatto centro. Non solo mi hanno assunta, ma nel giro di sei mesi mi hanno proposto di gestire un punto vendita. Ero fortemente motivata. Ho dimostrato, nonostante la scarsa esperienza nell’ambiente, di avere tenacia e voglia di imparare. Non ero la ragazzina al primo lavoro, ma una ragazza decisa a crescere e a trovare la sua strada. Dopo circa un anno, però, i titolari hanno venduto la pasticceria e io mi sono ritrovata senza un lavoro ma con un’idea in testa: aprire qualcosa di mio. Con mio marito sono volata a New York e mi sono lasciata ispirare dai localini della città. Cercavo anch’io qualcosa d’insolito e originale che fosse nostro e che desse un’offerta nuova e intima agli altri.

Ad agosto del 2002 abbiamo deciso di aprire una nostra e pasticceria e a febbraio 2003 l’avevamo tra le mani e solo grazie alle nostre forze. All’inizio volevamo aprirla a Milano, ma i costi erano piuttosto alti, soprattutto dei locali. Poi, la mamma di Luca ci ha mostrato i prezzi di alcuni locali a Bergamo e abbiamo pensato che poteva essere una buona idea spingerci in un’altra città. In poco tempo abbiamo trovato nel centro di Bergamo il nostro posto ideale a un prezzo decisamente competitivo rispetto a Milano e l’abbiamo preso. È stato un impegno che non immaginavamo neanche. Abbiamo aperto una caffetteria che ha tempi e clientela diversa da una semplice pasticceria e noi non eravamo preparati, ma ci siamo dati da fare. Abbiamo dato fondo alle nostre energie e le difficoltà non sono mancate. Tanto per cominciare eravamo i milanesi venuti a Bergamo, guardati con un po’ di diffidenza. Non è stato facile neppure far apprezzare da subito la nostra offerta che punta al biologico e al naturale, ma piano piano ce l’abbiamo fatta. Oggi abbiamo la nostra clientela, i nostri vicini, la nostra vita a Bergamo anche se viviamo a Milano. Siamo pendolari atipici.

È una sensazione strana aver studiato per un tipo di lavoro e ritrovarti a farne un altro. Ma non ho buttato all’aria i miei studi, quello che ho, il gusto estetico, un certo occhio nei dettagli, la capacità di curare i particolari sono talenti che uso nel mio lavoro. Sono gli strumenti che mi appartengono e che rendono ancora più personale la mia caffetteria. Anche Luca che era un montatore video, ama e conosce la musica, ci mette tanto del suo e organizziamo eventi musicali. Portiamo ciò che è nostro nella nostra Sweet Irene. Ci abbiamo messo un po’, perché all’inizio eravamo concentrati soprattutto sul menù e sull’offerta,  ma è così che l’abbiamo resa davvero originale. Questa esperienza ci ha fortificati. Rispetto all’ambiente pubblicitario quello dei bar e della ristorazione è più ancorato alla realtà: qui il cliente insoddisfatto non ha mezzi termini e ti dice in faccia quello che non gli va. Il senso di responsabilità è tanto perché ogni giorno in qualsiasi condizioni ti alzi al mattino, qualsiasi sia il tuo umore, fai leva sulla tua forza e la tua volontà e vai a lavorare in caffetteria sfoggiando il tuo miglior sorriso. A volte mi manca quel mondo effimero, quasi incantato che ho conosciuto un tempo, ma non tornerei mai indietro.

Sweet Irene è stato il nostro desiderio comune e mi piacerebbe farlo evolvere ancora. Ci sono coppie che appena sposate fanno un figlio, noi abbiamo fatto questo progetto. Lo abbiamo scelto insieme ancora prima di sposarci. I miei genitori sono di origine contadina, sono abituata sin da piccola a mangiare cibo sano. Mi piace aver dato un valore etico al nostro lavoro scegliendo di offrire prodotti naturali e biologici e dolci preparati da noi. Sweet Irene è come una casa che ti accoglie con i prodotti giusti.

 

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