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by • 6 dicembre 2013 • Sogni & Progetti, UncategorizedComments (0)1101

La storia di Raffaele: nella conciliazione tra casa e lavoro c’è un Piano C

 

L’idea di Piano C nasce dalla volontà di alcune persone di cambiare il mondo del lavoro. L’ideatrice è Riccarda che usciva dal modello tradizionale di lavoro aziendale, basato su due sole prospettive per le donne: fare carriera oppure fare la mamma e rinunciare alla crescita lavorativa. Tra il piano a e il piano b, lei ha pensato che poteva esserci una terza via che conciliasse, sulla base reale delle esigenze delle mamme, maternità e lavoro. E questo è Piano C.

Piano C è nato nel 2012 e il primo passo per la sua concretizzazione è stato trovare i partner che condividevano l’idea. È partito grazie alla volontà di sette soci con in comune l’esperienza di aver conosciuto la stortura del mercato del lavoro. La mancata occupazione femminile non è solo un problema delle famiglie, ma una questione del paese perché porta a una riduzione del pil e dunque della ricchezza di un’intera nazione.

Piano C è una delle prime realtà che comprende diversi ambiti e servizi per le mamme, ma anche per i papà. In un solo luogo hai una postazione in coworking, servizi come la lavanderia o la spesa, e il cobaby, una sala dove i bambini possono giocare con l’assistenza di persone qualificate mentre il genitore lavora. Abbiamo dato la risposta a una richiesta che non trovava ascolto e abbiamo visto che molti oggi stanno aprendo luoghi simili sulla scia della nostra idea. Questo vuol dire che le persone ne sentono l’esigenza. Le possibilità per usufruire dello spazio e dei servizi sono diverse, anche combinabili tra loro, il libero professionista o il dipendente può aderire tutto l’anno con speciali offerte, prendere un carnet con un monte ore per la postazione e un altro per il cobaby, oppure affittare le sale per le riunioni.

Tutte le esperienze legate al welfare partono dall’individuo come se il problema fossero le persone, in realtà la nostra idea è lavorare sul modello organizzativo in cui la persona è inserita. È un modo di affrontare la conciliazione casa/lavoro da un altro punto di vista. Piano C ha vinto il premio per il miglior Progetto d’Innovazione Sociale della Banca Europea per gli investimenti e di questo siamo molto orgogliosi.

La nostra ispirazione nasce dai modelli del nord Europa, abbiamo cercato di capire che cosa funziona del loro modello e l’abbiamo declinato per l’Italia adeguandolo alla nostra società. Dopo quasi un anno abbiamo capito che il progetto è in evoluzione, lo spazio ha ancora possibilità di essere riempito e le idee che possono nascere sono tante, tutte basate su richieste tangibili.

L’idea del cobaby dove hai l’area giochi con un’educatrice professionale, per esempio, adesso è cresciuta e i genitori del quartiere possono usarlo per organizzare feste, anche se non usano gli altri servizi. La nostra è una realtà dinamica, che ascolta le persone e i bisogni, come quello di trovare una soluzione per la chiusura estiva delle scuole. L’estate scorsa abbiamo sperimentato il temporary coworking, Summer C, all’Idroscalo di Milano, dove abbiamo allestito le postazioni di lavoro e attività per bambini e ragazzi, che potevano stare vicini ai genitori mentre lavorano.

Il nostro modello è stato pensato per essere replicato, ci piace l’idea di una serie di Piano C in altri città e non solo in altri quartieri di Milano, ma stiamo lavorando anche per trasferire questo modello alle aziende. Grazie ai media molti hanno avuto curiosità di conoscerci: sindacati, istituzioni, imprenditori che vogliono capire il nostro modello lavorativo. L’interesse dei media è servito per farci conoscere a livello nazionale. Tuttavia siamo calati in una realtà locale e quindi cerchiamo di farci conoscere il più possibile dalle mamme del quartiere che possono usufruire realmente dei nostri servizi.

Questo progetto ha avuto la capacità di camminare con le proprie gambe. L’investimento è stato tanto, ma è stato utile il fatto di avere soci con professionalità diverse, c’è l’avvocato, c’è chi lavora nell’economia o nei social media e abbiamo sfruttato l’esperienza di ognuno di noi. Anche le istituzioni come il Comune e la Provincia hanno intuito le potenzialità. In alcuni casi hanno offerto un supporto come ha fatto la Provincia che ci ha fornito uno spazio per il temporary estivo.

L’indicatore al quale vorremmo arrivare è la felicità produttiva, anche le ricerche che studiano come migliorare i modelli organizzativi e lavorativi hanno dimostrato che lavorare sul Rowe, Results Only Work Environment, ossia l’idea che i risultati sono lo scopo del lavoro, ha una ricaduta favorevole sulle persone e sulla società come produzione.

La felicità è produttiva e il modello che stiamo sperimentando è da usare e sviluppare nelle aziende. Questa è la direzione verso la quale stiamo andando ed è la strada giusta, ne siamo convinti perché noi abbiamo già degli ottimi risultati.

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