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by • 25 marzo 2015 • CuoreComments (0)2062

La verità, vi prego, sugli uomini: perché non possiamo chiedervi a cosa state pensando?

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Ho deciso di pubblicare questa intervista che Roselina Salemi mi ha fatto e che è uscito per il mensile F sul numero di Marzo 2015. Questo per due ragioni: 1 – credo che sia veramente una bell’articolo che spiega alcune cose che gli uomini pensano, 2 – mi risparmio di scrivere un articolo nuovo

Aspettando le prossime date di Uno Contro Tutte godetevi l’articolo di Roselina.

A Presto

E perché dimenticate gli anniversari? Un esperto risponde per F alle 10 domande più frequenti delle donne. Quelle che gli vengono rivolte nei seminari sui “misteri dell’universo maschile” e che tormentano ragazze e signore. Scoprirete perché il vostro compagno non trova mai un minuto per chiamarvi (come tutti gli uomini, non sa fare due cose alla volta) e come mai spariscono se rifiutate anche un solo invito: non siete abbastanza importanti per lui

L’ansia di capire gli uomini ha creato un genere cinematografico. E per la verità certe cose le abbiamo capite grazie ai film. Avete presente “La Verità non gli piace abbastanza”?. Non sarà una pellicola memorabile, ma Alex, il migliore amico dell’uomo che la protagonista non riesce a conquistare, risponde a molte domande che le donne si fanno. A partire dal classico “perché non mi chiama?”. In New Girl, serie televisiva con Zooey Deschanel, l’eccentrica e spumeggiante Jess prende lezioni sugli uomini dai suoi sbilenchi coinquilini. E poi a chi ci rinuncia. Nel film Una notte in giallo, Meghan si rende conto di non aver capito niente, né del suo fidanzato, che le sembrava così serio, né dell’uomo con cui passa sbadatamente la notte. E non è l’unica a sapere ben poco dell’universo maschile. Ecco perché il seminario Uno contro tutte: tutto quello che avreste voluto sapere da un uomo e non avete mai osato chiedere fa registrare ogni mese il tutto esaurito. Abbiamo rivolto al coach che lo tiene, Marco Bonora, le dieci domande sugli uomini che le donne si pongono più spesso. Ecco cosa abbiamo scoperto.

1. Perché vi dimenticate gli anniversari?

«Siamo fatti in modo diverso da voi. Anche per quanto riguarda la memoria. Ricordiamo l’azione del terzino sinistro nella partita di calcio del 1982, ma non la data del compleanno di una donna che amiamo. Voi avete una quantità incredibile di sfumature, noi abbiamo una semplicità animale. Voi siete complicate, articolate. Cariche di aspettative che a voi sembrano poca cosa, come la data dell’anniversario, ma per la mente maschile sono complesse. Perdonateci, non è da questo che si misura l’amore».

2. Perché vi infastidite se vi chiediamo a cosa state pensando?

«Se in un certo momento noi uomini siamo concentrati su qualcosa di particolare, essere fermati è veramente fastidioso. Succede anche a me, lo ammetto. Mi concentro sulla giornata, sulla cose fatte, su quelle da fare. Lascio scorrere immagini, frammenti di una discussione. Con questa domanda ci obbligate a interrompere un flusso di coscienza. Non fatela, per favore!».

3. Vi innamorate a prima vista?

«A me non è mai successo. Il colpo di fulmine è difficile. C’è bisogno di conoscenza, di empatia, dì comprensione. Ti innamori di una donna che hai già visto, con cui hai passato del tempo. Magari posso incontrarti una sera, stiamo anche bene assieme da subito, ma per perdere la testa devo sapere di più di te».

4. Quando non siamo più belle come una volta, voi non resistete alla tentazione di cercarne una più giovane?

«E vero, succede. Di solito, però, sotto c’è qualcos’altro. Un uomo ama la sua donna anche per i suoi difetti. Se l’ha conosciuta a 25 anni, a 50 avrà un fisico diverso, certo, ma anche lui! Gli addominali di un ragazzo non sono quelli di un cinquantenne. Se la relazione è solida, la compagna della tua vita è la donna più bella del mondo. Se invecchiare vi fa sorgere dubbi di questo genere, non nascondetevi, non vergognatevi, parlatene. Farà bene al rapporto e magari ne riderete insieme. O scoprirete che c’è un problema. È utile in ogni caso».

5. Perché quando siete al lavoro non trovate mai cinque minuti per chiamarci?

«Sono colpito dalla frequenza di questa domanda. Noi uomini riusciamo a concentrarci su una sola cosa per volta. Se lavoriamo, lavoriamo. Tutto il resto viene dopo. Magari pensiamo alla fidanzata, alla moglie, a quando saremo a casa, ma non siamo così multitasking da staccare per telefonare. Salvo nei momenti di intenso innamoramento».

6. Perché flirtate su Facebook?

«Chi fitta lo fa comunque: al bar, se esce con gli amici, con lo smartphone. Siamo vanitosi e la tecnologia è uno stimolo molto forte. Ci permette di rappresentarci al meglio. Entro certi limiti è un passatempo innocuo».

7. Ci siamo visti qualche volta, mi ha chiesto di uscire, ma io avevo giù un impegno. Poi è sparito. Perché?

«Non eri così importante. Lui stava scorrendo l’agenda, cercava una ragazza libera. Non lo eri, è passato a un’altra. Un tipo così non cerca una relazione».

8. Perché le donne indipendenti vi fanno paura?

«Normalmente no, però è questione di cultura. L’uomo si porta dietro la leggenda del maschio alfa, del capobranco. Ma non ha più senso. Vengo da una famiglia matriarcale, che lavora con e per le donne: l’indipendenza femminile per me è un dato di fatto. L’istinto maschile, che per motivi antropologici è quello di proteggere, oggi può e deve conviverci. Se c’è affinità di coppia, è un falso problema».

9. Perché se in casa abbiamo bisogno d’aiuto voi non muovete un dito?

«È una delle nostre colpe. Lasciamo il piatto sul tavolo, i calzini sul pavimento. Se non abbiamo interiorizzato un comportamento, o non siamo stati educati, facciamo così. Non ci arriviamo da soli. Non prendiamo l’iniziativa di dare una mano ed essere d’aiuto, anche se pensate che sarebbe ovvio farlo. La buona notizia è che possiamo imparare. Diteci di che cosa avete bisogno, senza arrabbiarvi. In fondo desideriamo soltanto essere necessari, indispensabili. Chiedete».

10. Perché siete dei mammoni che preferiscono la vita comoda ai rischi dell’amore?

«Un maschio sano non è così. Altrimenti, la sopravvivenza della specie sarebbe in pericolo! Da un lato, la mamma rimane la mamma, è la prima forma di amore ed è impossibile metterla da parte. Ma se l’attaccamento è cronico, tutti i rapporti diventano complicati: quello con la madre e quello con le fidanzate. Davanti alla proposta di vivere con un uomo succube di “mammà“, fuggite!».II

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