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by • 18 gennaio 2017 • Sogni & ProgettiComments (0)678

Le convinzioni limitanti… spiegate da mia nonna

Le convinzioni limitanti

Mia Nonna, L’Angelina, credeva che se non mi rimpinzava di cibo mi sarei ammalato; e come – sua – logica conseguenza, estromesso dalla società. Questa credenza era tanto forte che ogni volta che mi vedeva mi chiedeva se mangiavo che mi vedeva deperito. Persino al capezzale dopo tre infarti in una sola notte la prima cosa che mi disse fu: “Nani te mangià incò?” (Piccolo hai mangiato oggi?). Chi mi conosce sa che prima di tutto non sono mai stato piccolo e secondariamente anche nei momenti più infelici proprio proprio deperito non sembravo; però questa convinzione della nonna ha fatto di me un predatore della tavola con tutti i problemi connessi.

Questo è un esempio di cosa possono fare su di noi le convinzioni limitanti. Come quelle di una cliente, che ha raggiunto livelli epocali in materia, tanto che ancora oggi fa fatica ad ammettere che è gnocca; per lei rimane sempre un maschiaccio.

Il bello è che tutto questo è determinato dalle proprie convinzioni. Le nostre credenze ci guidano in merito a ciò che facciamo, a dove andiamo, a cosa compriamo, e con chi trascorriamo il nostro tempo.

Le credenze sono ciò che blocca le persone nelle loro comfort zone, che chiamiamo anche status quo.

Le convinzioni si formano sin dall’infanzia attraverso innumerevoli insegnamenti che abbiamo ascoltato e accettato dalle persone intorno a noi. I nostri genitori ci hanno trasmesso molte delle loro convinzioni. Da piccoli abbiamo applicato i loro programmi emotivi che poi hanno contribuito a formare la nostra visione inconscia della realtà. Alcune di queste convinzioni ci potenziano altre no; dovremmo chiederci se le convinzioni che ci hanno guidato sino ad ora sono potenzianti o depotenzianti.

Prendiamo una grande vasca d’acqua di un acquario e dividiamola in due per mezzo di un resistente pezzo di vetro. Da una parte ci mettiamo Trilly la triglia e dall’altra Barry il barracuda. Barry appena vede Trilli si butta come un razzo verso la sua parte di vasca per papparsela, ma si schianta contro il vetro. Barry ripeterà il gesto innumerevoli volte finché non si convincerà che Trilly è una fonte di dolore e non una prelibatezza. A quel punto se togliamo la lastra di vetro Barry non tenterà più di mangiarsi Trilly. Barry ha elaborato una convinzione e l’ha accettata e non cercherà neanche di oltrepassarla.

Gli elefanti nei circhi quando sono piccoli vengono legati per una gamba posteriore ad un paletto conficcato per terra. Quando l’animale sente tirare la gamba capisce che non può andare più in là. Diventati adulti e possenti, sono lasciati sempre legati al solito paletto anche se basterebbe uno strattone per estirparlo, ma ormai loro sono convinti che posso arrivare sino a li e non oltre.

LA NOSTRA VERITÀ DIVENTA LA NOSTRA REALTÀ

In modo simile quante persone vivono con la convinzione di non poter far qualcosa semplicemente perché non ci sono riusciti in passato o perché gli è stato insegnato cosi?

Quante volte siamo stati bloccati da vecchie credenze limitanti?

Quante volte abbiamo rinunciato a fare qualcosa per colpa di una credenza negativa?

Oppure siamo stati frenati da credenze negative di qualcun altro?

Tutti noi crediamo che il potenziale umano sia sostanzialmente illimitato. Allora perché non lo vediamo manifestarsi nella vita delle persone?

La ragione risiede nel condizionamento esercitato sulle loro azioni dalle credenze limitanti. Ci permettono di usufruire in minima parte del nostro potenziale, che a sua volta limita la quantità e la qualità delle nostre azioni, portandoci a dei risultati non soddisfacenti. E se anche avessimo successo, visto che non ci crediamo capaci, sarà il successo di qualcun altro oppure merito solo della fortuna.

Darci la possibilità, agire sotto l’effetto delle convinzioni potenzianti, ci porterà risultati straordinari che a loro volta rafforzeranno le nostre convinzioni.

Le credenze sono un elemento estremamente potente, ci sono moltissimi esempi a riguardo.

Adam Galinsky, professore della Kellogg School of Management della Northwestern University, e il suo collega Hajo Adam hanno scoperto che riusciamo a pensare meglio quando indossiamo un camice bianco. Nel loro studio i due ricercatori hanno assegnato ai partecipanti compiti che richiedevano concentrazione e capacità reattiva. Un gruppo indossava un camice da medico, l’altro era vestito normalmente. Nel test, i partecipanti in camice hanno commesso solo la metà degli errori rispetto agli altri. Il camice era sufficiente a migliorare le prestazioni dei partecipanti! Il cliché del medico intelligente e scrupoloso è così radicato nelle nostre convinzioni, che a nostra volta diventiamo più intelligenti quando indossiamo un camice.

Pensiamo all’effetto placebo: non solo ci sono persone che si sentono meglio ingoiando acqua e zucchero al posto di potenti farmaci, ma c’è persino chi ha le reazioni allergiche che il medicinale originale potrebbe dare.

Il Vudù caraibico funziona solamente se la persona a cui è stato fatto è al corrente della cosa, mettendo in moto cosi la sua credenza.

Per non parlare di quelle persone che convinsero milioni di cittadini che era giusto eliminare un intero popolo inculcando la credenza che era la causa di tutti i mali.

Il vero pericolo di una credenza limitante è che a volte non ti permette neanche di provarci. Cambiare le credenze che ci causano disagio è l’aspetto cruciale di ogni cambiamento e richiede un vero impegno.

La nostra vita cambierà se si prenderanno nuove decisioni e agiremo in un modo nuovo. Ed un vero cambiamento non avviene se queste decisioni non si prendono in modo personale ed emotivo.

Ora per cambiare le credenze depotenzianti la prima cosa da fare è identificarle. Prendete un foglio di carta e dedicate del tempo per scrivere almeno 5 credenze che vi impediscono di fare e di essere ciò che volete.

Poi venite all’OPEN DAY del 22 Gennaio 2017 dove farò un workshop gratuito sulle credenze limitanti e ci lavoriamo su.

Credevate eh ?!?!?

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