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by • 22 febbraio 2016 • Life & Culture, MasterComments (0)802

Le domande sono importanti

le domande sono importanti

“Non fare la domanda sbagliata nel momento sbagliato” si può annoverare tra i luoghi comuni. Prima o poi tutti ne abbiamo sperimentato le conseguenze spiacevoli e abbiamo imparato a evitarlo… Insomma, fin qui ci siamo. Ma proviamo a ribaltare la questione, a “pensare a testa in giù”, come direbbe la mia amica Valentina (che ha un ruolo in questa storia), e guardare le cose da un secondo punto di vista, quello meno usuale, ma anche più positivo: fare la domanda giusta al momento giusto.

“Le parole sono importanti!” diceva Nanni Moretti. In verità anche Jacques Lacan – il maggiore degli psicanalisti freudiani eterodossi – diceva qualcosa di simile affidando al linguaggio la responsabilità maggiore nell’indagine sull’inconscio.

Semplificando all’osso – che lo zio Jacques mi perdoni! – le parole non sono mai casuali, perché esprimono il “desiderio” che abita in noi inconsciamente.
Dalle parole alle domande “potenti” (o powerful questions) il passo è breve, ma non scontato, come ho scoperto all’Accademia della Felicità durante il master in coaching.
Come si fa quindi a imparare a usare questo strumento nel modo corretto e alla sua massima “potenza”?

1) Con l’esercizio, ovvero esercitando l’empatia. Qualità rara e preziosa, che ci fa essere capaci di “metterci nei panni degli altri” o, come dicono gli inglesi, con più efficacia, “to walk in someone else’s shoes” .

2) Seconda regola: le “powerful questions” sono sempre al presente, non solo perché sono declinate in questo tempo verbale (fateci caso), ma anche perché appositamente concepite per indagare e far riflettere sul “qui e ora”.
Un presente liberato di ogni proiezione verso il passato (il fascino della patina del tempo, la polena di una nave sommersa ricoperta di concrezioni di salsedine, piccole conchiglie e coralli…) così come verso il futuro (nuvole rosa, arcobaleni splendenti, vestiti fruscianti, sete e cavalli bianchi…).
L’oggi è senza dubbio più ordinario, ma anche più sondabile; è più facile arrivare al nocciolo, quello meno nascosto, più vero nel senso di verificabile. E capace di dare nuovi frutti se piantato nel terreno giusto e nella sua stagione.

3) La stessa domanda fatta da una persona diversa ha una potenza diversa. Questo perché il rapporto di coaching è un incontro tra due persone.

4) Le “domande potenti” non soddisfano una curiosità in chi chiede, ma in chi risponde.

Durante il master in ADF, quando ci si conosce abbastanza bene da poter sperimentare le “powerful questions”, si fa un esercizio, che sembra il gioco della bottiglia (ve lo ricordate?!), ma quella che gira è invece una lista di domande, da cui scegliere quale fare, a chi e così via. Memori dell’antico adagio “Non fare agli altri quello che non vorresti venga fatto a te” all’inizio si procede cauti, ma così non funziona! Bisogna essere concentrati sull’Altro e non su di sé. Ecco allora che l’atmosfera cambia: ogni domanda è accolta da un sospiro profondo circondato da un silenzio di attesa che, se potesse “parlare”, darebbe voce ai pensieri di tutti gli altri. Un “silenzio corale”: un ossimoro che descrive bene l’empatia che si crea in una manciata di secondi.

Quando tocca a me, sono quasi delusa, penso: “Questa la so… ma è troppo facile, quasi banale!”

La domanda è: “Qual è la tua attuale situazione sentimentale?”
Semplice no? Eppure, per me, era la domanda giusta al momento giusto. La “potenza” è tutta lì, nel ‘sapere’ quando farla.
Rispondendo ho scoperto cose di me (oggi) che non sapevo.

Tra le altre, una parola è risuonata nella stanza: rimpianto. Una parola che non mi ero mai permessa non solo di dire, ma neanche di pensare… e dicendola me ne sono liberata (evviva!).

Brava Valentina, sarai un’ottima coach!

 

Simona Manacorda

Simona Manacorda
Storica dell’arte medievale per formazione e passione, lavoro nell’editoria da anni, dalla divulgazione storico-artistica ai collezionabili da edicola, cercando di mettere insieme il testo e l’immagine, il dentro e il fuori, perché credo che “più bellezza per tutti” aiuti a cambiare il mondo. Amo leggere, fare (piccole e grandi cose) e sognare… in compagnia della mia famiglia allargata, gatti compresi. Attualmente frequento il Master in coaching di ADF.

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