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by • 9 aprile 2014 • Cuore, Life & CultureComments (0)1351

LIZZIE B., l’amore, l’autostima

 

 

Che cosa rende un personaggio di carta di 101 anni fa un’eroina da cui prendere esempio quando ci sentiamo affascinanti, coraggiose e determinate come un calzino dimenticato al fondo della lavatrice?

Lizze è una di noi. E subito, dalle prime pagine del romanzo, viene amorevolmente stroncata da quel gran figo di Mr. Darcy, che la definisce, testualmente, “non abbastanza attraente da suscitare un turbamento”. Caro ragazzo, Mr. Darcy, ma chi di noi non ne ha mai incontrato uno? Non abbastanza. Questo è il mantra orripilante con cui tante volte ci martoriamo il cervello e le ovaie, neanche avessimo dei peccati da scontare: non abbastanza. Ed è già brutto sentircelo ripetere dalla suocera interiore che alberga malignamente dentro di noi: figuriamoci se lo sentissimo detto a voce alta dal bel tenebroso della situazione. Tu sei lì, a una festa, che non vedi l’ora di fare quattro salti in padella, ballare un po’, spettegolare un po’, sorseggiando il tuo ponce al mandarino, e ti becchi questa lamata tra capo e collo.

La reazione più normale è scappare in bagno piene di vergogna e darsi alla fuga dalla finestra del piano terra, fingendo un rapimento alieno.

E Lizzie che fa? Se ne frega.

Sì, certo, ci rimane un po’ male, ma poi è bravissima a ridimensionare Mr. Darcy per quello che è, ovvero un buzzurro di bell’aspetto. Con un carattere infame. E Lizzie, di un uomo con queste caratteristiche, non se ne fa niente.

Quindi archivia la faccenda con una scrollata di spalle e si butta nelle danze. Si gode la festa.

Dentro di sé, Lizzie lo sa benissimo che, per quanto odioso, il commento del caro Darcy ha un fondo di verità: non è la bella del contado, neanche la bella di casa, eppure va bene così. È consapevole di avere altre doti, che sono poi quelle che usa per ritagliarsi il suo spazio nel mondo, e che, se proprio vogliamo dirla tutta, saranno le stesse che la renderanno ben più preziosa agli occhi di Darcy di quanto avrebbe mai potuto fare un bel musetto.

Quello che fa la nostra eroina è un’ottima salvaguardia della propria autostima, mediante pochi semplici passi: accetta la critica, innanzitutto. Non si dice “Non è vero, sono bellissima”, ma scende a patti con la realtà. Poi, prende in considerazione chi l’ha pronunciata: un tizio qualunque, che neanche la conosce, e che lei certo, da qui in poi, non avrà piacere di conoscere (anche se su questo sappiamo che poi ci metterà la zampa il destino, ma è letteratura, soprassediamo!). Non consente a un signor nessuno, per quanto attraente, di andare a toccare in profondità la sua sicurezza: un tizio, che neanche le piace. Quante volte, al contrario, lasciamo che sia il parere di qualcuno di cui ce ne frega relativamente poco a condizionarci, soprattutto in negativo? A lei non importa di essere abbastanza bella da turbare il signor Darcy, grazie tante.

E, infine, va avanti con la sua serata. Non dimentica il motivo principale per cui era lì, ovvero divertirsi. Essere sé stessa in un contesto che le appartiene, con le modalità che le sono proprie. Non cerca il riscatto attraverso gli occhi del suo antagonista. L’unico riscatto che conta per lei è passare del tempo a fare le cose che le piacciono nel modo che le è proprio. Sotto lo sguardo di Darcy, ma senza sentirlo.

Lizzie è un’amica: non avrà nulla in contrario se prendiamo in prestito la sua forza e la sua ironia. Anche perché c’è un’altra lezione importante che ha da insegnare: che nessuno potrà amarci in maniera sana e soddisfacente finché non impareremo, noi per prime, a provare quel tipo di amore verso noi stesse.

Ma questo è un altro capitolo.

 

 

 

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