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by • 24 settembre 2015 • Carriera, Cuore, Sogni & ProgettiComments (0)1337

L’Open Day e il senso della vita

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Cosa c’entra??? C’entra, c’entra. Perché tutte le proposte “autunno/inverno” di ADF ruotano attorno all’idea di dare un senso, un significato, a ciò che facciamo: a noi stessi, alle relazioni con le persone, al lavoro e al resto (possibilmente in questo ordine).

Alle 10 in punto di una domenica di settembre, nonostante il sole che invita ad un’ultima puntatina al mare, la sala di Accademia della felicità è stracolma, le sedie tutte occupate.

Molte donne di età diversa, come già successo in altre occasioni, qualche uomo, molti milanesi, qualche torinese, la maggioranza conosce ADF solo dal punto di vista digitale ed è venuta per vedere in carne e ossa questi strani tipi che sostengono che si possa (si debba?) essere felici sul lavoro, nella vita, nelle relazioni amorose e non, sempre, a tutto tondo.

Che facce hanno?

Man mano che i soci di Accademia si presentano e raccontano la loro storia fuori e dentro ADF, il citofono continua a suonare, la gente si stringe nella sala strapiena e poiché le sedie sono finite comincia anche a sedersi per terra.

Apre Francesca, seguita da Marco, i due soci fondatori, poi Sabrina e Giusi, ultima socia in ordine di tempo. Sono le 11,30 e le persone continuano ad affluire, e così anche il sacro tavolone di Marco viene usato come sedile per gli ultimi arrivati.

Giorgia, infine, l’esperta di social che sta già raccontando quel che accade minuto per minuto, racconta la sua collaborazione con ADF e i nuovi corsi attivati nella sua Torino in collaborazione con la Scuola Holden. Li trovate QUI

Ed ecco che comincia la parte più interessante, un assaggio del metodo che si utilizza in ADF per raggiungere la felicità, così che ognuno possa rendersi conto di come si lavora qui dentro, e di come le cose che si dicono non siano solo belle parole ma abbiano un risvolto pratico molto tangibile e immediato.

Tutti pronti per questo momento, forse non aspettavano altro, sfoderano taccuini, quaderni e penne per prendere appunti.

Francesca comincia dall’ABC: la felicità non ce la regala nessuno, non il lavoro e nemmeno il fidanzato, la felicità va trovata dentro di noi. Sembra un’ovvietà ma non lo è, affatto.

Un primo piccolo passo per trovarla può essere partire dalle cose essenziali, minime, come raccontato bene in un libro pubblicato di recente, “Essentialism” di Greg McKeown  (per ora solo in lingua inglese) e che parla di obiettivi professionali: quali sono davvero importanti per noi? Andiamo dritti al sodo e non perdiamoli di vista dicendo di sì ad ogni cosa, ad ogni stimolo, ad ogni domanda. Di fronte a qualsiasi richiesta chiediamoci se è davvero importante e urgente occuparsene per raggiungere i propri obiettivi. Se la risposta non è un “sì” pieno, lasciamo perdere.

Prima di avvicinarci a temi così importanti come il lavoro, l’amore, la vita, però, per fare un po’ di allenamento, è meglio cominciare con piccole cose, che possono sembrare banali, come sistemare il proprio armadio o i propri cassetti, buttare quello che non serve o che non ci rappresenta più, perché già da lì verranno fuori delle domande (perché lo conservo?), delle riflessioni che poi ci renderanno più semplice affrontare temi più impegnativi.

La parola passa poi a Ilaria, head hunter e collaboratrice di ADF, che chiede alla platea chi sia davvero soddisfatto del proprio lavoro, e le mani che si alzano sono davvero poche. Trovare un lavoro che ci soddisfi è una novità degli ultimi anni, che caratterizza la fase di grande cambiamento che viviamo. Per farlo, spiega Ilaria, bastano pochi accorgimenti, ma bisogna sapere quali: un cv stringato ma completo, che riporti i risultati che abbiamo raggiunto (economici e non), un buon network da coltivare giorno dopo giorno, la preparazione del colloquio e soprattutto della propria storia personale, da tirar fuori al momento della fatidica domanda “Mi racconti di lei”.

Tutti questi e molti altri consigli Ilaria è pronta a trasmetterveli nel suo percorso “Job clinic”.

Se siete interessati a questo tema potete scriverle a info@accademiafelicita.it

Dopopranzo, con grande sorpresa di tutti, anche se qualcuno è andato a casa la sala è di nuovo gremita, forse più che al mattino.

Cristiana presenta il suo corso “Blogging 1,2,3”  e parte dalla domanda: “Ma fare la brava ragazza funziona davvero?” (che un po’ uno si chiede “mbè, ma che c’entra con il bloggare???”) ma poi pian pianino il senso viene fuori, perché per fare la blogger bisogna guardare un po’ al di là del proprio naso, smetterla di fare solo il topo da biblioteca, confrontarsi con gli altri blogger più bravi e più esperti di noi, essere costanti e determinati e poi, solo poi, scrivere. Di questo e di molto altro si parlerà nelle sei serate tenute da Cristiana. Il corso è già iniziato ma se volete inserirvi nel workshop vi faremo il riassunto della prima puntata, basta scrivere a info@accademiafelicita.it

Tocca poi a Giusi, e si capisce bene che le sofferenze amorose e i problemi di cuore affliggono molti, anzi molte, perché ancora una volta il citofono suona ogni momento e arrivano in continuazione donne venute a capire quale, tra le proposte sul tema, fa al caso loro.

C’è infatti “Becoming you”, un workshop per sviluppare la autostima attraverso l’approfondimento della conoscenza di noi stessi e così definire i nostri confini per farci rispettare, anche in amore.

“Obiettivo felicità” , un percorso basato su quello che è considerato la pietra miliare delle opere in tema di coaching del cuore, ossia, appunto “Coaching del cuore” di Arielle Essex, e che parte dalla domanda: cosa vuoi veramente?

“Donne che vogliono ricominciare”  è, infine, un percorso di gruppo per chi, dopo una separazione o un lutto, è stufa di stare da sola e vuole trovare un modo per uscir(n)e. Si fa in gruppo perché il gruppo sostiene e incoraggia, e crea un bel clima di supporto reciproco.

A questi percorsi si aggiunge, guidato da Francesca, il percorso “Diventa la ragazza che avresti sempre voluto essere”  che parte il 15 ottobre con la seconda edizione , e Daniela, una partecipante della prima edizione, ne sintetizza il senso così: “I fidanzati giusti si tengono, esattamente come si tengono gli outfit giusti”; il resto, va eliminato.

E’ un percorso di cinque serate, in cui si toccano tematiche diverse, divertente e pieno di sorprese, con una chiusura scoppiettante.

Siamo alla fine di questa intensa giornata di Open Day, ovviamente non è stato possibile presentare tutti i corsi in programma (li trovate sul sito), ma almeno – ci auguriamo – far vedere le facce e le modalità con cui si lavora in ADF.

Il succo della giornata lo trae forse Marco quando afferma che nel mondo del lavoro di oggi ognuno di noi cerca, chi più chi meno ma certamente molto più che in passato, un significato; e qui, in ADF, “un significato noi ce l’abbiamo e per questo, pur con mille difficoltà, andiamo avanti”.

Vi aspettiamo!

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