MENU

by • 21 gennaio 2013 • UncategorizedComments (0)809

Lunedì su misura – Così ho fatto self branding

La storia di oggi è particolarmente importante: ci aiuta a sfatare il luogo comune che il coaching è “roba per chi ha problemi”. Non è assolutamente vero, anzi. Il coaching è uno strumento utile per mettere a fuoco ciò che si vuole ottenere e a perseguire i propri obiettivi. Come ci racconta Ivan Quaroni, curatore d’arte affermato, che ha “usato” il coaching per elaborare la sua strategia di personal branding.

Il  mio incontro con Accademia è stato casuale. Avevo letto il nome su un libretto con gli appuntamenti del Fuori Salone e mi ha incuriosito: un termine impegnativo come accademia accanto a uno così spirituale come felicità. Un’associazione singolare e promettente. Pensavo ospitasse uno dei tanti eventi della kermesse del design e sono andato a vedere. Ma sorpresa: non c’era nessuna mostra in programma, era il luogo stesso l’attrazione. Così ho conosciuto Francesca (Zampone, ndr), che mi ha raccontato la storia di Accademia e il progetto. Mi ha colpito perché ero alla ricerca di qualcosa di simile. Avevo letto dei libri sul coaching e stavo meditando da un po’ di tempo di fare qualcosa. Finché ho trovato loro, che offrono dei servizi low cost, rispetto ai loro competitors (cosa non trascurabile, non neghiamolo).

Leggendo la mia biografia e il mio curriculum professionale sembra strano che una persona come me scelga di fare un percorso di coaching: sono un curatore d’arte e sono un professionista affermato, perché dovrei farmi seguire da qualcun altro? La risposta è semplice: perché nonostante i miei risultati, non ero soddisfatto.

Mi ero reso conto che la mia immagine percepita dall’esterno non corrispondeva a quella che avevo io, dall’interno. Non ero come volevo apparire, e non apparivo come volevo essere. C’era discontinuità, su molti aspetti: non erano due immagini speculari. A cominciare dal fronte economico, che non concordava in termini quantitativi alla mia notorietà. Il mio pensiero era: se sei conosciuto, vuol dire che sei richiesto e quindi sei anche ben pagato. Eppure questa equazione non funzionava: la mia fama era superiore alla mia soddisfazione economica. Era giunto il momento di trovare un equilibrio fra questi due aspetti.

Ero consapevole che il mio approccio non funzionava, ma da solo non riuscivo a centrare il problema e ad apportare i miglioramenti necessari.

Così, da quell’incontro casuale ho deciso di iniziare a fare coaching con Francesca. Fino a quel momento pensavo bastasse fare bene il proprio lavoro, avere in curriculum tante mostre e artisti importanti. Con lei ho rivisto la mia carriera e ho rielaborato la mia strategia professionale, ampliando il mio raggio di azione e la visione del mio ruolo professionale.

Il primo step è stato imparare a dire no: ovvero, rifiutare delle offerte di lavoro. Rinunciare a una proposta professionale corrisponde a una perdita economica, è vero, ma se è accompagnata da una buona strategia diventa un vantaggio. Perché ti dà la possibilità di concentrarti su opportunità professionali più interessanti e gratificanti. Cambi la prospettiva con cui guardi il lavoro: sei tu che scegli e selezioni. Non viceversa. Diventi selettivo.

Il passo successivo è stato iniziare a usare i social media: utilizzare facebook come strumento di autopromozione e scrivere il mio blog su cui segnalare i miei lavori, le mie mostre, le news che mi riguardano. Insomma, ho elaborato una strategia di personal marketing e fatto self branding.

E poi, ho lavorato su come reinventare il mio ruolo e il mio percorso futuro, tenendo conto dell’attuale crisi economica e della riduzione delle iniziative culturali da parte di istituzioni e privati. Ho ampliato i confini della mia attività, per trovare nuove occasioni professionali soddisfacenti, anche su strade alternative. L’idea è stata quella di concentrarmi maggiormente sull’attività didattica. Conducevo già seminari e workshop all’Accademia di Brera, dedicati a studenti interessati a conoscere i meccanismi di un sistema complesso come quello dell’arte. Il coaching con Francesca mi ha fatto capire che potevo trasferire quei contenuti anche nella  forma della mentorship individuale.  In fondo, era quello che facevo già nei seminari.

Conduco corsi, seminari e workshop per giovani artisti che si avvicinano al mondo dell’arte e devono imparare a orientarsi in questo settore, presso l’associazione CircoloQuadro a Milano e presto anche presso l’associazione InternoCortile di Torino.

Per cui direi che i risultati ci sono stati, e sono stati più che positivi. Ma si può sempre migliorare. Il coaching è un po’ come la cioccolata: più ne mangi, più ne vorresti mangiare. Ti permette di imparare cose nuove e ti da strumenti per orientare meglio il tuo percorso professionale.

 

Related Posts

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>