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by • 6 maggio 2013 • UncategorizedComments (0)1050

Lunedì su Misura: E ora, finalmente credo nel mio sogno

Non sempre le persone riescono a seguire il filo dei propri sogni. Da piccoli, spesso, si hanno le idee chiarissime, ma poi crescendo le cose si complicano…  E senza rendersene conto, ci si ritrova a fare altro. È quello che è successo a Veronica Lovati, che dopo mille esperienze è tornata al suo primo amore, la pittura. E ora, ha deciso di provarci, fino in fondo.

Ho sempre voluto fare la pittrice. Ricordo che lo ripetevo ai miei genitori già a cinque anni, e dicevo loro che avrei fatto l’Accademia di Belle Arti di Brera… Anche se ero una bambina, e non sapevo bene cosa fosse! Ma la convinzione era forte, e le idee molto chiare.

Infatti, crescendo ho fatto gli studi artistici: Istituto d’arte e Brera. Ma poi, come spesso accade nella vita, le strade si confondono, e senza accorgertene ti ritrovi a fare altro. Per me, quell’altro è stata l’oreficeria: mi sono specializzata in quel settore e ho cominciato a lavorare nel mondo dei gioielli. Prima come designer, poi realizzando prototipi di cera. Ma non era quello che volevo fare: è un settore concentrato troppo sull’aspetto commerciale. Pensavo avesse un’anima più artistica, ma mi sbagliavo.

Nel frattempo, ho cominciato a fare tantissimi lavoretti senza scopo, se non quello di mantenermi. Ho fatto la commessa, la maschera, lavorato in un call center…

Fino a quando, a 31 anni, qualcosa dentro si è rotto, e mi sono licenziata dall’ultimo posto di lavoro. Facevo la commessa in una gioielleria di un centro commerciale. Era troppo.

Ho dato le dimissioni, e sono partita per il Cammino di Santiago de Compostela, con lo zaino in spalla. Sono stata via un mese e mezzo. Ed è stata un’esperienza che mi ha segnato molto, mi ha aiutato a ritrovare la mia strada.

Anche se nell’ultimo periodo avevo ripreso in mano i pennelli, lo avevo fatto senza nessun tipo di progettualità. Quel viaggio mi ha fatto capire che se volevo tornare a dedicarmi alla pittura, dovevo crescere, anche interiormente. La pittura, come la volevo vivere io, non era un hobby, un passatempo della domenica. Era un’esigenza fondamentale. Mi sono iscritta a un corso di arte terapia, che mi ha aiutato a ricostruirmi, e dare un senso alla mia creatività. Ho iniziato a fare mostre, collettive e personali, ma purtroppo vivere di arte non è semplice, e cosi per mantenermi ho continuato a fare altre mille lavoretti, poco coerenti.

Mi sono trovata a condurre una doppia vita: da un lato l’arte, dall’altro le bollette. Senza trovare un equilibrio, e senza trovare il coraggio di investire fino in fondo nell’arte.

Poi ho conosciuto l’Accademia della Felicità, e Francesca. Me ne aveva parlato un’amica. Mi è piaciuto subito il nome. La sera stessa mi sono collegata al sito e ho trovato tantissimi spunti e percorsi interessanti. Ho deciso di fare il percorso I love my job: sembrava perfetto per me e per di più costava solo 30 euro. Una cifra che non comportava un grosso rischio.

L’impatto di Accademia è stato positivo, fin da subito. Mi ha dato la consapevolezza e la spinta che mi mancava per vivere l’arte come un lavoro vero e proprio. La sfida più difficile era credere che di arte si poteva vivere, che non era un sogno naïf e romantico. Ho deciso di darmi una possibilità e provarci, e ho adattato uno spazio che avevo a laboratorio, per avere un mio atelier dove lavorare.

Il passaggio successivo è stato definire una strategia di personal branding, per diventare una professionista dell’arte, presentarmi in modo adeguato, ed essere credibile sul mercato. Questo significa che devo essere meno riservata e accettare di avere un’immagine pubblica. Devo metterci la faccia, devo aprirmi al mondo e devo permettere agli altri di entrare nel mio mondo interiore. Così ho aperto il sito e il blog.

E poi, ho deciso di non accettare più lavoretti, che mi pagano le bollette, ma mi distolgono dalla mia principale attività. Da adesso in poi è l’arte che deve pagarmi l’affitto, anche se è difficile concepire le proprie creazioni come prodotti commerciali, da vendere. L’arte non è più una questione tra me e i miei sogni, è qualcosa che ho deciso di mettere in vendita sul mercato.

Per fare questo, però sto facendo un ulteriore passaggio. Attraverso Accademia, ho conosciuto Ivan Quaroni , un curatore d’arte, che tiene dei corsi, seminari e workshop per artisti emergenti che si avvicinano al mondo dell’arte e devono imparare a orientarsi in questo settore. Grazie a lui, ho capito che non basta dipingere, bisogna essere preparati. Bisogna studiare, documentarsi, fare mostre, avere un curatore, andare alle fiere, partecipare agli incontri. E poi, si deve saper raccontare il proprio lavoro, la ricerca che c’è dietro. È un lavoro a tutti gli effetti, che ha delle logiche che bisogna conoscere. E finalmente lo sto vivendo così, non più come un passatempo, come il sogno di una ragazza romantica. Ma come una professionista a tutti gli effetti.

 

 

 

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