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by • 26 maggio 2014 • Cuore, Life & CultureComments (0)3246

MARA TORRES “LA VITA IMMAGINARIA” – RIMEDIO PER COLORO CHE RIFUGGONO LA REALTA’

 

“Ti ho detto che mi manchi da morire, che mi manchi profondamente e che voglio che torniamo insieme perché non riesco a stare senza di te”.

Ho sempre pensato che non ci fosse in letteratura una distinzione che contemplasse un genere maschile e un genere femminile. In modo netto e distinto.
Ho sempre pensato che la qualità di un libro fosse oltre il genere sessuale.
Ho sempre pensato che un buon libro è un buon libro e basta.
E deve toccare la nostra anima, accarezzando le nostre emozioni e provocandoci riflessioni, spesso anche mettendoci di fronte a quelle realtà che non vogliamo affrontare per paura, insicurezza, una generica mancanza di consapevolezza.
Ne “La vita immaginaria” di Mara Torres, la protagonista Nata da quando è stata lasciata dal suo fidanzato Beto, ha bloccato la sua vita in uno stato di perenne attesa che neanche la presenza delle amiche più care, un sostegno esterno professionale, una buona situazione lavorativa ed economica, riescono a contrastare.
Nata trova sempre nuove giustificazioni per spiegare la separazione voluta dal suo compagno, costruendosi una “vita immaginaria” in cui la sua sofferenza termina con il ritorno di Beto, sempre giustificato e alleggerito da ogni responsabilità, perdendo costantemente di vista ciò che conta: sé stessa.
Poi qualcosa inizia cambiare: un nuovo incontro, il collega Mauro, sexy e appetibile, e la decisione di iscriversi in palestra per rimettersi in forma, sembrano riavvicinarla ai suoi desideri più veri.
In un crescendo che ci mette a dura prova per l’accuratezza con cui i meccanismi della sofferenza amorosa vengono svelati – l’sms che Nata invia al suo ex per comunicargli che la terapia è finita e lo ha dimenticato, è un esempio su tutti – noi lettori (uomini e donne) siamo costretti a rivedere, comprendendola meglio, la nostra storia sentimentale.
Il libro della Torres ha un valore indiscutibile per chiunque abbia sofferto o soffra per amore. Anche quando abbiamo presunto che fosse tale.

Posologia
Imbattersi in un romanzo in cui temi come la sofferenza amorosa, la mancanza di autostima, la manipolazione affettiva, la paura della quotidianità, la ricerca del principe e della principessa (rosa, azzurro e rainbow), il senso di colpa, la non-accettazione (di sé e della propria storia personale), vengono affrontati con una semplicità e una verità a dir poco devastante, può essere un reale e concreto momento catartico. Per la propria vita.
E non dovrei aggiungere nulla oltre la lettura de “La vita immaginaria”.
Anche in quest’occasione però vorrei che vi concentraste su voi stessi.
Scrivete un elenco di cose che avete sempre voluto e desiderato fare. Sviluppate ogni punto e successivamente date un ordine di priorità. I primi tre, e scoprirete che non saranno i primi tre dell’elenco, sono quelli sui quali concentrarvi, sviluppandoli e cercando di realizzarli – parliamo sempre di piano del reale – entro un periodo di tempo che stabilirete voi (l’ideale sarebbe prima possibile…).
Il dedicarsi alle proprie priorità è un ottimo modo per rimettersi al centro della propria vita e iniziare a colmare alcuni di quei vuoti che spesso ci accompagnano.

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