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by • 29 giugno 2015 • CuoreComments (1)2786

Non è amore … è dipendenza.

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In AdF ci occupiamo anche di “Donne che amano troppo”, ovvero di quelle donne per cui amare significa soffrire, annullarsi, vivere per l’altro perdendo il controllo della propria vita e il proprio benessere emotivo e psicologico. Sono donne che, per lo più, cercano tramite il partner di colmare un vuoto immenso che le pervade, sperano di avere da lui il riconoscimento di un valore che da sole non riescono a darsi e di trovare nella vita con lui lo scopo che dia senso alla loro esistenza.

Amare l’altro a spese del rispetto per sé stesse, però, non è amore … è dipendenza.

Mi rendo conto, tuttavia, guardandomi attorno sia nel mio privato, sia fra le mie coachee e guardando alla mia storia personale, che spesso atteggiamenti tipici di dipendenza affettiva sono in embrione in molte di noi.

Allora, prima che da embrione si trasformino in qualcosa di più grande dovremmo cercare di diventarne consapevoli per poter stare all’erta e non rischiare di perdere il controllo e di minare la nostra autonomia emotiva.  Il coaching potrà aiutarci in questo. Ci potrà affiancare per sviluppare la nostra autostima, per approfondire la conoscenza di noi stesse coi nostri valori, talenti, sogni e bisogni.  Potrà darci gli strumenti per avere pieno controllo sulla nostra vita, facendoci focalizzare su noi stesse e sulla nostra realizzazione in ogni ambito. Potrà sostenerci mentre impariamo ad apprezzare anche la solitudine e a smettere di agire in funzione delle aspettative altrui, reali o percepite che siano.

Vediamo allora quali sono quegli atteggiamenti che dovremmo, io credo, tenere d’occhio tutte.

In primis la convinzione di essere delle metà in cerca dell’altra metà, dell’anima gemella che ci completi per poter essere felici.

Noi siamo degli interi e la nostra felicità dipende dal nostro atteggiamento nei confronti della vita e dalla realizzazione dei nostri talenti, dalla soddisfazione di tutti i nostri bisogni e sogni non solo in ambito affettivo. E come ho scritto nel mio ultimo articolo, il partner giusto arriverà al momento giusto non per portarci la felicità ma per festeggiare insieme a noi la nostra e la sua felicità.

In seconda battuta provare angoscia per la solitudine vissuta come rifiuto e isolamento e associata a sentimenti di tristezza e inadeguatezza è un’emozione su cui si dovrebbe lavorare in modo profondo.

Alcune donne sono incapaci di star sole e sono alla spasmodica ricerca di qualcosa che non riescono a trovare dentro di sé. Capita che finiscano per buttarsi continuamente fra le braccia di chi nulla ha a che fare con loro ma che le fa sentire per un attimo cercate. Oppure capita che il loro pensiero e tutte le loro energie si fossilizzino, come se nulla altro esistesse, sulla ricerca di un fidanzato e non trovandolo si chiedano cosa ci sia di sbagliato in loro.

Altre giustificano molti, troppi comportamenti di un partner che non le rispetta, il suo cattivo carattere, i suoi malumori, le scenate di gelosia o i suoi atteggiamenti prepotenti ed egoisti o l’indifferenza di cui è capace. Si dimostrano eccessivamente comprensive, pensando che i loro compagni siano da capire e assolvere in virtù del loro infelice passato e arrivano a pensare che pian pianino il loro amore riuscirà a cambiarli.

Accettano tutto questo per paura, in caso contrario, di essere lasciate e ritrovarsi alla fine da sole.

Altre donne ancora, per la stessa paura, sviluppano una forte gelosia e un eccessivo bisogno di controllo sul partner e si dimenticheranno di loro stesse per seguire passo a passo lui e finendo per vivere per procura facendo tutto ciò che lui desidera e decide.  Oppure lo soffocheranno impedendogli la libertà di realizzare i suoi sogni o di soddisfare i suoi bisogni personali, senza rendersi conto che proprio questo loro comportamento lo farà scappare.

Quante donne invece vivono cercando di continuo di compiacere gli altri relegandosi sempre all’ultimo posto elemosinando amore?  Magari non è sempre solo il partner il beneficiario di questo atteggiamento. Magari non è sempre amore quello che viene elemosinato ma l’essere “riconosciute”  e “valorizzate” in quanto utili.

Quante faticano a esprimere le loro idee o opinioni se capiscono di essere in disaccordo con gli altri per paura di dispiacerli, di discutere e di perdere il loro assenso? Il bisogno di piacere a tutti per cui ci si maschera, ci si censura da sole è molto diffuso. Ma in questo modo si perde in autenticità ed integrità.

Quante donne giocano la carta del vittimismo credendo così facendo di assicurarsi le attenzioni altrui?

Altre donne ancora non si rassegnano di fronte all’evidenza, in caso di abbandono, ma continuano ad insistere a cercare, mettendo a tratti da parte la loro dignità, chi si è distaccato convincendosi da sole che sicuramente lui è solo colto da paura perché si sente “non abbastanza” per loro e basterà rassicurarlo e la crisi rientrerà. Spesso noi donne non prendiamo sul serio le parole che ci vengono dette ed interpretiamo a modo nostro degli atteggiamenti che sono molto chiari visti dall’esterno.

Le fondamenta di tutti questi atteggiamenti nocivi per la nostra autostima e il nostro benessere emotivo è il disamore per noi stesse. Imparare ad amarci è fondamentale per darci la chance di vivere una vita piena e felice e per darci la possibilità di vivere relazioni sane, mature, costruttive e appaganti.

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