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by • 16 settembre 2016 • Life & CultureComments (0)934

Pimlico – capitolo 14

Pimlico - capitolo 14

Is There Something I Should Know?

Duran Duran 1983

 

“Mi piace avere amici rispettabili, mi piace essere il peggiore della compagnia”

Jonathan Swift – Diario a Stella

         Ci penso parecchio durante il relativamente tranquillo periodo che segue la dorata cena dei riccastri. Certo, usciamo spessissimo, dorme a casa mia almeno una volta alla settimana, il sesso è quasi ottimo e ho cominciato a frequentare casa sua abbastanza liberamente dopo il primo, comprensibile, momento di smarrimento dei suoi. Le settimane dunque passano serene; ma ho sempre qualcosa che mi frena dal lasciarmi andare completamente, senza contare che quel maledetto party mi ha fatto davvero capire come siano lontanissimi i nostri ceti sociali. Mi sono fatto dare anche tutti i numeri di telefono possibili ed immaginabili affinchè non si ripeta l’angoscia della prima volta. Ora dunque si pone il problema di conoscere esattamente cosa voglio da lei e dalla vita; il mio ideale femminile diventa sempre più complicato ed evanescente ed ancora non so se ho desiderio, attitudini e capacità per instaurare un rapporto a due che non sia a termine. Mi vedo per casa con una donna che 24 ore al giorno mi segue come un’ombra e decide – a intervalli regolari – di cambiare mobili, colore alle pareti, disposizione dell’arredamento? Desidero un’estranea che pretende la pulizia delle stoviglie e del bagno ogni giorno finché dura? Che non mi lascia vedere una finale di Coppa Campioni in mutande o andare ad una fiera del disco? Oppure il mio desiderio di libertà è così radicato da estirparmi le emozioni ed impedirmi di essere sentimentalmente diplomatico?

         Insomma, alla mia età si diventa esigenti, si va in crisi per un nonnulla: per uno spazzolino fuori posto, per il rotolo della carta igienica messo al contrario, per gli asciugamani piegati male, perché le ciabatte sono in giro e alle donne questa cosa fa venire l’esaurimento. A me le ciabatte lasciate in giro piacciono un sacco, invece. E anche le mutande sparse per la casa. Ci sono delle abitudini che diventano impossibili da sostenere o solo modificare, abitudini che hanno necessitato di una vita intera per venir limate e portate al massimo della funzionalità e che ora non possono venir cambiate solo perché questa paperella è intelligente e brava a letto. Ci avevamo messo anni di duro apprendistato io e mia moglie per arrivare ad un compromesso che soddisfacesse entrambe le parti; un patto di non aggressione sulle piccole cose, le piccole manie che ci facevano uscire di senno. Io, per esempio, sballavo di brutto per la sua abitudine di lasciare sempre le finestre aperte o di usare due dentifrici alla volta, lei si morsicava le labbra dall’irritazione quando non chiudevo completamente i cassetti o non tiravo le tende. Con Elisa comunque non aiuta nemmeno provenire da due classi sociali decisamente diverse, cosa che ho capito con estrema precisione a quella famosa festa in piscina. Io sono un borghese piccolo piccolo dal passato triste e dagli scrupoli morali proletari quanto i Crass; lei è talmente ricca che potrebbe comperarsi un titolo nobiliare e forse già ce l’ha, se guardo bene sulle pareti di quello che una volta era lo studio di Papi. Oooh…Ma voterebbe laburista, certo. Le due volte che siamo usciti a cena assieme -  oltre alla famosa pausa pranzo e alla cena dei cretini -  siamo andati in un ristorante rustico dove ho pagato il conto con i buoni pasto. Mentre il giorno del suo compleanno mi ha portato in un posto che sembrava la reggia del Sultano del Brunei, in pratica il ristorante dove il padre è di casa e porta quasi giornalmente i suoi clienti; un posto dove non ho mangiato praticamente nulla, intimorito dalle colonne doriche e dai bagni smaltati, dove ho chiesto appositamente pasta e fagioli e poi polenta col salame cotto nell’aceto per mettere a disagio quei manichini snob e dove ha pagato con una carta di credito olografica. I bagni mi avevano proprio messo in soggezione, ancora una volta non mi riusciva di pisciare. c’avrò provato per almeno tre volte. Di nascosto, appurato non ci fossero telecamere, per fare il brigatista dell’uretra ho provato anche a pisciare sul lavandino, pensando potesse essere più stimolante. Nulla.

         E’ chiaro che a questo punto il problema vada affrontato con Elisa, non quello della pisciata sul lavandino, proprio il problema che intercorre tra me e lei. Già, in certi frangenti non la chiamo più Monroe. L’impersonale Elisa stacca tutta l’eterea infatuazione che vivo e la porta su un piano più terreno, è il mio subconscio che bussa. Mi preoccupa parecchio l’argomento; sono circa tre mesi che ci frequentiamo, avrà dormito a casa mia una mezza dozzina di volte e siamo arrivati al punto che non proviamo più vergogna a camminare nudi per casa o a rimanere entrambi in bagno. O meglio, io mi vergogno a girare nudo per casa se c’è lei; che si tratti di insicurezze o mancanza di autostima, però nudo mi sento come una chiocciola alla quale abbiano tolto la casetta dal groppone. Abbiamo fatto la doccia assieme più di qualche volta e – con disinvoltura – mi ha fatto notare l’espandersi della mia pancia e l’incurvarsi delle mie spalle, mentre io, di rimando, le ho sottolineato che il suo corpo, con tutti quei nei sembrava la carta geografica di un generale durante una delicatissima battaglia o uno di quei giochetti pubblicati dalla Settimana Enigmistica (unite i puntini dall’uno al cinquantaquattro per ottenere l’immagine). E’ finita che l’abbiamo buttata sullo scherzo e che ci siamo amati con un’intensità tale da schizzare di acqua e schiuma tutto il bagno. Senza che la mia pancia desse alcun problema, a voler essere pignoli. A lei dà fastidio frequentare il bar, la sua classe sociale è così radicata che le punte di snobismo affiorano inconsapevolmente. La vedo soffrire fisicamente quando svacchiamo i week end dentro quell’antro fumoso. Gioco a carte e bevo whisky, bestemmio a tratti, mentre lei risponde a monosillabi quando la interrogano ed ha sempre un’aria sprezzante e un tantino schifata, come se vedesse degli scarafaggi camminare per la cucina. Mi urta che lei faccia di tutto per risultare antipatica ai miei amici. Non può sopportare Lino, mi ha rivelato di esserne gelosa: “vorrei veramente essergli amica, credimi, ma lo trovo un ostacolo insormontabile tra noi due. Non sono ancora riuscito a scavalcarlo nella tua scala dei valori.”

         La mia scala dei valori ha i dodici pollici di vinile al primo posto. Mi provoca qualcosa vederla ogni settimana con qualche capo d’abbigliamento nuovo et costosissimo, nonché sempre firmato; o con l’Audi del padre; oppure quando tenta di invitarmi per il week end nella sua tenuta in collina, cosa che ho fatto una sola volta, passando due interi giorni attaccato ad un canale dove trasmettevano partite di Curling. D’altro canto io non sopporto proprio i suoi compagni d’università, uscire con Danny e la sua ragazza, e le cene nella mega villa dei suoi genitori. La prima volta che siamo arrivati a casa sua (volevo vedere la cameretta, sono un vero e proprio feticista quando si tratta di sbirciare nelle camerette delle ragazze) ho sentito la madre che le sussurrava: “ma cosa mi hai portato in casa?…Com’è vestito? Dio mio, ha un maglione che sembra infeltrito!”. Lo era. E Monroe di rimando, quasi a sottolineare la decisa differenza di classe “dai mamma, non sembra il padre di Kurt Cobain con i capelli scuri?”. Non ci assomiglio manco morto al poveraccio grunge è che la Perfida Lolita si diverte a provocare ed a pizzicare la genitrice snob, si sopportano a vicenda e io nelle mani di Monroe sono un ottimo utensile per far andare fuori di testa la vecchia.

         Camera sua occupa tutta una mansarda, saranno almeno cinquanta metri quadri. Cyclette, televisione a schermo piatto, stereo ultra sofisticato, un paio di centinaia di compact, letto a due piazze e mi domando il perchè, riviste di moda, travi a vista, parquet e graffiti. Un insulto alla miseria se non avessi capito da subito che la bimba apprezza le comodità ma non va in giro a vantarsene, evitando di basare la propria vita sui parametri monetari del padre. Una stanza così comunque ti provoca l’irresistibile impulso di non uscire più di casa per i prossimi trent’anni. Le cene sono un vero e proprio incubo che mi devasta per giorni e giorni. La madre, donna ancora attraente e che ha donato il dna della sua altera bellezza di un tempo alla figlia, a blaterare d’inconsistenti futilità come vestiti, programmi TV, gli esami dei figli, viaggi con il suo nuovo compagno, la cameriera – sì hanno la cameriera – che si farebbe fustigare pur di mantenere il posto e che è servile ai limiti del decoro, papà che vive con un’altra donna – e secondo me ha passato per le Forche Caudine anche la cameriera – ma che ha un buon rapporto con la sua ex famiglia alla quale ha lasciato una casa grande come il quartiere in cui vivo; famiglia che vede spessissimo e che mi tarma con domande stupide relative al mio puzzolente lavoro, racconti riguardanti viaggi all’estero e pacche sulle spalle che lo rendono ‘tanto giovanile e comprensivo dei problemi delle nuove generazioni’. Non credo d’aver dimenticato nulla.

         “…E allora giovanotto, come va il lavoro in ufficio? Potresti darmi qualche bella dritta, vorrei comprare delle azioni di qualche solida azienda farmaceutica, e chi meglio di te potrebbe dirmi quali sono le più gettonate? Che dici? L’hai già fatto qualche bell’investimento a riguardo?”. Si, ho trovato un vecchio 45 giri dei Teardrop Explodes che mi mancava verrebbe da dirgli; invece sorrido, balbetto e mi limito ad annuire, ebete. Senza nemmeno ringraziarlo per avermi etichettato come giovanotto. Non sa che ho solo dodici anno meno di lui e oltre venti più della figlia. Queste le conversazioni intercorse il paio di volte che siamo venuti in contatto. Potrei resistere a tutto questo, ma se a ciò sommate gli scheletri degli amici di famiglia e dei compagni di studio si può capire a cosa vado incontro quel paio di volte al mese quando la famiglia apre il proprio salotto quasi fossero mecenati medievali o nobili Bizantini. Non mi vedono di buon occhio, e forse è dovuto a quella discussione sul sesso nella quale si erano impantanati durante una cena alla quale ho partecipato presentandomi in jeans, scarponi sporchi e maglietta tarmata – non riesco a evacuare le tarme dall’armadio – raffigurante William Burroughs (“Chi è quel vecchietto?” ha esordito la madre con un trattenuto moto d’orrore. “Uno scrittore omosessuale, parassita e tossicodipendente” ho risposto) ed alla quale ho messo fine con decisione affermando che l’ano è comunque una zona erogena ed ognuno di noi è omosessuale latente. Danny è diventato rosso (si vergogna di me, credo. Oppure è finocchio e l’ha scoperto con la mia frase) ed ha guardato la sua dolce metà, la madre stava per svenire dall’imbarazzo e Monroe mi ha toccato il cazzo sotto la tavola scoppiando a ridere. La cameriera è rimasta impassibile. Le sue origini proletarie, credo. Oppure le piace Burroughs. Che avrò mai detto? Mi sono preso una rivincita quando abbiamo scopato sopra il tappeto persiano dell’ingresso dopo aver preso un paio di pasticche del Prozac di mammà. L’ho preteso – il tappeto, non il Prozac -, eccitato dal suo valore inestimabile, e mi pareva di fare del sesso sopra un mucchio di dollari formato 5X2,40m. Sembra sia appartenuto a Winston Churchill ed è stato acquistato da Papi a un’asta da Christie’s. Ed ora, per qualche decina di minuti è appartenuto anche a me. Chissà che cazzo di lavoro ha Papi; ho cercato di capire e carpire informazioni ma tutto quello che ho ottenuto è stato: “Ohh…Lavora nel campo degli investimenti”.

         Dio, non sarà mica uno della Yakuza o un ricettatore d’opere d’arte. Mi imbarazzerebbe alquanto se il tappeto fosse stato rubato e la polizia – facendo irruzione – trovasse tracce di sperma sulla superficie. Magari ordinerebbero l’esame del DNA ed io verrei sputtanato al telegiornale della sera. Devo dire a Monroe di dargli una bella ripulita. Però è stata una libidine unica. Cristo, scopare sopra un pezzo di storia! Mi sentivo come Giancarlo Giannini in quel film della Wertmüller. O come se fossi stato il presidente dell’Empoli ed avessi comprato Marco Van Basten con un assegno postdatato. Insomma, reso l’idea? Lei è Prince e Madonna, io sono i Chumbawamba e i Test Department. Con premesse simili l’argomento andava affrontato.

         Ci metto qualche giorno per trovare coraggio e parole adatte; poi, un mercoledì in cui si ferma a cena da me, mi decido. E’ distesa sul divano, in pantaloncini e reggiseno, a sfogliare il catalogo 2002 delle quotazioni dei dischi. Ha praticamente tutto l’inguine scoperto e perfettamente depilato, gambe all’aria e seno che preme per uscire da tutte le parti. Ci vogliono buoni freni inibitori e immagini mentali di carestie, lebbre e alluvioni per distogliere il pensiero, mentre prego l’homunculus che mi lasci almeno una serata di tregua.

         “Certo che è un casino capirsi in mezzo a tutti questi numeri di catalogo e prezzi”

         “Non più di tanto, non va letto, bisogna sfogliarlo quando si ha bisogno di determinate informazioni” solo gli squilibrati lo leggerebbero tutto, e difatti…

         “Beh, per esempio…ti riuscirebbe di trovarmi qualcosa dei Suede dove sia contenuto il pezzo Animal Nitrate?” lo dice sbadigliando mettendosi a posto i pantaloncini.

         Mi inginocchio a venti centimetri dalla sua bocca, incerto se zomparle addosso come un pazzo furioso o rimanere serio e impassibile. Prendo una botta allucinante sullo spigolo del portariviste. Dieci respiri e quattro santi in meno sul calendario, prima di optare per la seconda soluzione. Quante domande potrei farle, quante indecisioni dovrei cercare di illustrarle…Dio, ho un sacco di meteore luccicanti che mi passano per la mente: Come ci si sente a studiare con delle gente che ti viene appioppata dalla sorte? Come ci si sente – oggi – ad avere vent’anni o giù di lì, a innamorarsi, a fare nightclubbing ed imbottirsi di vita per dimenticare qualcosa o per cercare di ricordarsi che si è qualcosa? Cosa si prova a frequentare e fare del sesso con un tizio che potrebbe esserti padre? Cosa si prova ad essere foderato di denaro? Come ci si sente? Come ti senti? Darei parecchi anni della mia vita per tornare e rigiocarmi la maggiore età. Vorrei provare a essere diverso, ad avere una vita normale, uscire più spesso, cercare una parvenza di felicità, trovare degli amici, rispondere affermativamente, diminuirmi i battiti cardiaci e piangere di più. Vi sentite come mi sentivo io tre lustri or sono? Oppure la morale comune porta le percezioni da qualche altra parte? I Joy Division e gli Smiths mi servivano fisicamente per sopportare l’adolescenza, potete dire altrettanto di Radiohead o di qualche gruppaccio emo? Dovrei parlare per ore per riuscire solo a farle inquadrare il canovaccio delle nostre esistenze; invece riesco soltanto a dire…

         “Dopo cerchiamo anche Animal Nitrate, ora dovrei parlarti…” Alea iacta est. Si alza lentamente, getta il catalogo per terra – ho l’istinto di raccoglierlo, ma forse adesso non è il caso – e mi guarda con un’aria strana e terrorizzata, le tremano gli angoli della bocca.

‘Confusion in her eyes that says it all, she’s lost control…’ – Joy Division

         “Cosa c’è?” mi passa la mano tra i capelli rendendo tutto molto più difficile.

         “Senti, non so cosa c’è, e non so come dirtelo…E’ questo il problema. C’è qualcosa?” Sono fermo in panne fuori Manchester. Piove.

         “In che senso c’è qualcosa? Mi trovi strana?”

         “C’è qualcosa tra noi che non sia un semplice stare bene assieme? Oppure è una storia stile singles newyorchesi e basta?” Non sono molto chiaro, ma almeno ho preso il via.

         “Ricominciamo con gli struggimenti e le paranoie? E’ mai possibile che tu non riesca a essere sereno per un periodo di tempo che esuli dal solito fine settimana?” Mi sa che non ha proprio capito, è troppo tranquilla per aver afferrato completamente la gravità della situazione. Voglio dire, sono deciso, stavolta.

         “Non è così semplice quello che voglio dirti, e tu lo rendi ancora più difficile”.

Come posso continuare senza dissanguarla?

         “Insomma, cos’hai adesso?”

         “Ho solo un grande masso sul petto, e quel masso ha le tue fattezze. Sei contenta? L’avrò detto nel modo più suino che esista, ma non riesco a vedere un’immagine nitida di noi due. Vedo solo uno specchio appannato”. Uff!

         “Che palle, dai…allora mi trovi Animal Nitrate?”

         “Guarda che sto parlando seriamente, non sto scherzando o impalando paranoie una sull’altra”

         Mette lentamente a posto i tasselli mentali e comincia a far di conto, con un risultato che sembra piacerle ben poco, si gratta l’avambraccio e raccoglie i capelli con un elastico “aspetta, aspetta un secondo, non ho capito…Stai cercando di dirmi di sloggiare? Che è stata una bella storia ma che è finita? Che sei come la maggior parte dei maschi lì fuori, nonostante tutti i tuoi bei propositi politicamente corretti?”. Vedo che sta stringendo i pugni e che comincia a capire chiaramente quanto io sia deciso. Spero con tutto me stesso che non si metta a piangere. Dio, non farle affiorare le lacrime. Alla prima lacrima ti vengono dei complessi di colpa stratosferici, ti senti rinchiuso sulla MIR a 300.000 miglia dal suolo con il subconscio che ripete in loop: è solo colpa tua, è solo colpa tua. Ecco perché odio veder piangere le donne: ne va della mia stabilità mentale. Nessuno ha più voglia di costruire cattedrali di sentimenti. Io no di sicuro. Almeno me ne voglio convincere. Quindi: basta, fuori le donne dal mio locale!. Le schiafferei in strada e mettendomi a spiarle al riparo delle vetrine annebbiate. Quegli oscuri oggetti del desiderio andrebbero trattati male, se solo ci riuscissimo.

         Invece eccola qui, con i suoi capelli biondi raccolti sulla nuca e le labbra scarlatte a lanciarmi ragnatele ed avvilupparmi nelle sue spire come Spiderman. Mi sarebbe stato più facile scriverle un paio di pagine, pesando i paragrafi ed illustrando tutti i pro ed i contro della nostra dolcissima relazione. Un libro mastro, praticamente. Con i Dare e gli Avere sistematicamente ordinati, gli interessi attivi e quelli passivi. La commissione di massimo scoperto. Lo scalare. Utile o perdita? Retaggi da stupido ragioniere.

 

Un Consiglio:

http://ilmiolibro.kataweb.it/libro/narrativa/42120/pimlico/

Tre Parole:

“Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo” (Albert Camus)

“Le favole non dicono ai bambini che i draghi esistono. Perché i bambini lo sanno già. Le favole dicono ai bambini che i draghi possono essere sconfitti” (Gilbert Keith Chesterton)

“Se la vostra mente non è aperta, tenete chiusa anche la bocca” (Sue Grafton)

Dieci Suoni:

Arcade Fire, The Suburbs 2010

Bob Marley & The Wailers, Uprising 1980

Alexis Korner, I Wonder Who 1967

Donovan, Open Road 1970

Gorky’s Zygotic Mynci, Patio 1993

Kevin AyersSweet Deceiver 1975

Small Faces There, Are But Four Small Faces 1967

Free, Free 1969

Darkside, Psychic 2013

Patty Waters, Sings 1966

 

Michele Benetello

Michele_Pimlico

Ex un po’ di tutto, vivo da participio passato in mezzo a un gruppo funzionale costituito da due atomi di carbonio legati tra loro con un doppio legame, e tre atomi di idrogeno derivato dall’etene (etilene) per perdita di un idrogeno. Si chiama vinile. Mi piacciono le conchiglie, i cani, l’inverno e Cindy Crawford. Se rinasco vorrei essere Johnny Dean nell’esatto istante in cui indossa la giacca da ussaro a Top of The Pops. Per ora mi accontento.

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