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by • 22 giugno 2016 • Sogni & ProgettiComments (2)3289

Quello che ho imparato sul fallimento

cosa ho imparato dal fallimento

 

Ho l’abitudine di appuntarmi aforismi, concetti, stralci di discorsi, su dei quaderni. Per tenerli come ispirazione. Aprirli ogni tanto e leggere quello che ho ritenuto così importante da scriverlo o dipingerlo sui miei quaderni. Ultimamente mi sono capitati tra le mani questi quaderni, e le cose che mi hanno colpito di più avevano un filo conduttore: si riferivano tutte al fallimento.

Frasi, appunti, discorsi che dicevano esattamente il contrario di quello che ho sempre pensato sul concetto di fallimento. Che per me è sempre stato qualcosa che mi auguravo di non dover sperimentare mai. Nella mia vita personale come in quella professionale. Poi è successo qualcosa che mi ha buttata a terra e che mi ha fatto pensare — ecco, ho fallito. E adesso? Mi nascondo in un buco profondissimo e non ne esco più fino a che il mondo si dimenticherà quello che è successo? Ci ho pensato, giuro. Ma il buco profondissimo non l’ho mai scavato, e sto ancora cercando di capire se davvero ho fallito, o se semplicemente ho avuto un intoppo che in qualche modo mi ha mostrato un’altra via. Proprio come spiega Oprah Winfrey nel discorso che ha tenuto nel 2013 per la consegna delle lauree ad Harvard: “Non esiste il fallimento. Il fallimento è solo la vita che prova a muoverci in un’altra direzione“.

Me l’ero scritto su uno dei miei quaderni, e rileggendolo ho pensato che se lo dice una delle donne più potenti degli Stati Uniti d’America (e forse del mondo), forse vale la pena darle retta, no? “Non importa quanto in alto puoi salire — ad un certo punto, sei destinato ad inciampare. Perché se stai costantemente facendo ciò che noi facciamo — adottare standard più elevati — se ti spingi costantemente più in alto, sempre più in alto, le leggi della natura predicono che, ad un certo punto, cadrai“.

Io sono caduta, e oggi mi ritrovo a domandarmi – quelli che sento come dei fallimenti lo sono davvero? E se anche così fosse, vale davvero la pena preoccuparmi?

Il fallimento per me è strettamente legato alla rinuncia, all’abbandono. Mi hanno insegnato che si lotta fino alla fine, che bisogna mettercela tutta, che gettare la spugna non è ammesso. Poi il coaching mi ha mostrato un’altra strada. E allora ho pensato di scrivere un elenco che chiamerò:

5 cose che ti hanno detto di non fare, ma che invece potrebbero salvarti la vita

1. RISCHIA

La paura non ci porta da nessuna parte. Rimanere all’interno della nostra comfort zone non ci aiuterà a raggiungere i nostri obiettivi, non ci farà guadagnare più denaro o entrare in una taglia 42 o trovare il lavoro dei nostri sogni. Non importa quanto grande sia il nostro sogno, non possiamo introdurre un cambiamento positivo nella nostra vita se non impariamo a fare le cose in maniera diversa da come le abbiamo sempre fatte. Da piccoli ci hanno insegnato la prudenza. E’ giunto il momento di mettere da parte la paura e provare a cambiare e di lasciare quello che conosciamo – e che non ci piace – per l’ignoto. E’ inutile continuare a cercare la felicità dove l’abbiamo persa (o dove non l’abbiamo mai trovata). Rischiamo e andiamo avanti.

2. VATTENE

In un momento di crisi ho letto un post di Danielle LaPorte che si intitolava “You’re free to go”. Esatto. Sei libera di andartene. Se qualcosa ti piace, resta. Se non ti piace, vai via. Hai mai avuto la sensazione che abbandonare qualcosa (un obiettivo, un lavoro, una relazione) significasse non esserti impegnata abbastanza. Che volesse dire fallire? Ebbene, non è così. Rispetta la tua vita rispettando il tuo tempo. Non sprecarlo in cose di cui non ti importa (o non ti importa più). Il punto è scegliere tra deludere qualcuno e avere una vita felice. Tu cosa sceglieresti?

3. FALLISCI

Il fallimento non è il contrario del successo. Il fallimento è una tappa obbligata verso il successo. Così dicono, e io mi voglio fidare. L’artista Marina Abramović ha detto che “il fallimento è una parte molto importante del successo. Se non si fallisce, significa che non si è rischiato nulla o che si sta ripetendo se stessi. E questo significa che si perderà la curiosità e la forza della vita dentro di sé”. Alzi la mano chi vuole perdere la forza della vita dentro di sé! Io proprio no. E poi ho capito una cosa. Il ruolo professionale (se parliamo di lavoro), il ruolo di fidanzata, moglie, amica (se stiamo parlando di relazioni) non è altro che questo: un ruolo. Se in qualche modo abbiamo fallito sul lavoro o in una relazione, ricordiamoci che il ruolo che ricoprivamo non ci definisce come persona. E il fallimento non fa di noi dei falliti. Nel successo e nel disastro rimani sempre e comunque te stesso. Cerca di essere la migliore versione di te possibile.

4. PIANGI

Concedersi il tempo del lutto è fondamentale. Se ti capita qualcosa di brutto non è vero che devi far finta di niente e mostrarti imperturbabile. Piangi, buttati per terra e inizia a sbattere i piedi. Fai tutto quello che è necessario per sfogarti. Anche a te hanno insegnato che i grandi non piangono? Allora prova a farci caso: quanto ti viene da piangere davanti a qualcuno ti viene automatico chiedere scusa? Scusa un cavolo. Piangere è un tuo diritto. Disperarti è un tuo diritto. Chiuderti in casa a mangiare gelato e guardare film strappalacrime è un tuo diritto. Ma non deve durare per sempre. Diciamo che il lutto va bene, ma è un’occupazione a tempo determinato. Una volta che avrà assolto alla sua funzione (farti sentire meglio), licenzialo. E tu ricomincia a fare la tua vita, più forte di prima.

5. RICOMINCIA

Sbaglia. E poi impara a perdonarti e a ricominciare. Mollare non significa ritrovarti con nulla di fatto, non avere niente, non valere niente. Mollare significa essere un po’ più vicino a scoprire che cosa desideri veramente e che cosa è più giusto per te e per la tua vita. Il primo passo per costruire la vita che vuoi è iniziare a liberarti di tutto ciò che non vuoi. Quindi molla il colpo. Rinuncia a ciò che non ti piace. Getta la spugna. Riparti. E non preoccuparti perché non ripartirai mai da zero. Perché nel frattempo avrai accumulato un sacco di esperienze e conoscenze. O come dice Ophra: “[...] ogni esperienza, ogni incontro e, in particolare, i tuoi errori, sono là per insegnarti e obbligarti ad essere di più chi realmente sei. E poi, comprendi quale sia la mossa giusta successiva. La chiave della vita è sviluppare una morale interna, un GPS emozionale in grado di dirti quale strada prendere“.

 

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2 Responses to Quello che ho imparato sul fallimento

  1. Elisa scrive:

    Questo articolo arriva al momento giusto. Micaela mi ha colpita subito appena l’ho incontrata, ora che ho letto questo scritto (che stamperò e rileggerò quotidianamente), la amo ancora di più.
    Grazie ADf, grazie Micaela. Grazie a tutti.

  2. fabio scrive:

    Complimenti! Riflessioni e consigli da far propri.

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