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by • 22 ottobre 2014 • Master, Sogni & ProgettiComments (0)1846

Ma servirà poi questo coaching?

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Inizierò col presentarmi.  Il mio nome è Sabrina Corsini e dai primi giorni di maggio sono “la filiale di Torino” di Accademia della Felicità.

Consulente finanziario dall’aprile del 2006, a maggio del 2011 ho improvvisamente deciso (io non decido se non “improvvisamente”, in un’improvvisa fiammata di intensa consapevolezza che suole sintetizzarsi, a posteriori, in un “vaffa”) di avere bisogno di nuovi stimoli professionali e ho cambiato azienda, passando semplicemente al gruppo bancario più grande e alla azienda di promozione finanziaria più conosciuta d’Italia.

Nonostante dal punto di vista strettamente professionale io non abbia mai rimpianto la mia decisione, è iniziato suppergiù in quel periodo un percorso di sofferenza e di grandi cambiamenti, collegati ad una mia inquietudine e ad un profondo bisogno di crescita, nonché alla sensazione di estrema solitudine sperimentata in quei mesi di nuova realtà aziendale, percorso il cui primo piccolo ma non così irrilevante passo  è stato abbandonare completamente le sigarette, gettando pacchetto e accendino, il 25 ottobre del 2011 alle 15.50.

Pochi giorni fa, a tre anni di distanza da questa vittoria, evento insignificante per l’umanità, ne convengo,  ma di certo non per una che fumava almeno un pacchetto al giorno da circa 24 anni, due persone a me molto care, che qui per convenzione chiameremo Zia Cesira e Zio Alvaro che, nonostante il mio amore,  sarebbe veramente difficile considerare risolte e di successo, mi hanno domandato con una specie di idiom piemontese “Ma questo coaching servirà poi a qualche cosa?”. Ebbene, voglio prendermi la briga di rispondere.

Ho incontrato la mia Coach e socia Francesca Zampone all’inizio del 2012, nella libreria meravigliosa e piena di stimoli culturali che allora era del nostro Massimo Minuti, uno dei book-coach di Accademia. Francesca parla spesso di quell’evento perché, in realtà, si è apparentemente trattato di una piccola falsa partenza: eravamo in quattro a quella presentazione, solo in quattro, ma è pur vero che tutti quei quattro sono diventati clienti, collaboratori, soci di Accademia e la loro vita si è intrecciata con quella di Francesca, cambiando e cambiando in meglio.

Ho subito richiesto un ciclo di coaching a Francesca per poter sperimentare che cosa volesse dire lavorare con un Coach, dal momento che la povera esperienza che stavo facendo in quel momento con uno scarsissimo Fuffa-Coach di livello basic mi aveva fatto venire una gran voglia di incontrare un vero professionista, professionista che ho trovato in Francesca, oltre all’illuminazione di quanto possa essere davvero difficile lavorare con me e con chiunque abbia una rigida inerzia di lungo periodo.  Ed è questa, naturalmente la cosa importante che c’è da tenere sempre presente: il Coach, come qualsiasi professionista che si occupi di accompagnare il cambiamento, non produce alcun cambiamento senza la volontà e la collaborazione del coachee o del paziente (nel caso della psicoterapia). Volevo io cambiare, che significa crescere e progredire? Forse non subito, ma la vita mi ha dato un grande calcio qualche mese dopo.

A dicembre del 2012 è mancato improvvisamente mio padre, il genitore molto amato di una figlia unica e questo grave lutto ha alterato completamente ogni equilibrio della mia vita, rendendomi chiaro che nulla poteva più essere come prima e lasciandomi con una mole mai vista prima di problemi e di responsabilità.

A febbraio del 2013 ho scelto di prendere parte alla prima edizione del Master in Coaching di Accademia e da lì Milano è diventata “il mio tempo per me”, un tempo pieno di crescita, riflessione, amore e persone davvero “belle”.

A maggio del 2014, dal momento che Francesca Marco e Sara me ne davano l’occasione, ho accettato molto volentieri di diventare socia di Accademia e di iniziare con loro un’avventura che voglio ci conduca a raddoppiare e a conquistare Torino, come inizio.

Quindi, che cosa è successo grazie al Master in Coaching? Innanzitutto, non ho ricominciato a fumare, nonostante i picchi di stress .

Ho iniziato ad assumermi autenticamente la responsabilità della mia vita e ho smesso una volta per tutte di inseguire cause esterne a me; ho aumentato il mio livello di sicurezza e ho lavorato sull’autostima, cosa che ha completamente cambiato il mio atteggiamento verso il lavoro, migliorando in modo sostanziale i miei risultati; mi sono iscritta ad una organizzazione di networking ed ho iniziato a parlare in pubblico e di fronte ad estranei, divertendomi senza provare disagio e costantemente fuori dalla mia zona di comfort, l’unico posto dove credo valga davvero la pena di vivere.

Ora ho stravolto completamente le mie abitudini alimentari un po’ troppo junk, ho un personal trainer da circa un mese e ci siamo fissati obiettivi molto seri e naturalmente molto S.M.A.R.T.

Mi sveglio tra le 5.00 e le 6.00 tutte le mattine , perché sono le ore più belle silenziose e nutrienti della giornata e ho qui di fronte a me “La Via dell’Artista” di Julia Cameron, perché uno dei miei prossimi progetti è quello di riappropriarmi della mia creatività e massimizzarla: voglio aprire un blog e concentrarmi su un poderoso re-branding alla ricerca della mia narrazione personale e dei miei perchè, per tracciare finalmente le linee ed unire i puntini che mi muovono con passione ad occuparmi di denaro e di rapporto col denaro e del miglioramento della qualità di vita di tutti quelli che in qualche modo entrano in contatto con me. E da gennaio 2015 inizierò a fare il mio tirocinio da Coach, sotto la (spero) paziente supervisione della mia coach preferita.

Quindi, che cosa penso ora?

Penso che, grazie al coaching, che mi ha aiutato a stabilire obiettivi e a raggiungerli e a lavorare sulle mie passioni e sul futuro che desidero, ce l’ho fatta. Ce l’ho fatta a lasciare che in un momento di estrema difficoltà e confusione la sabbia si posasse sul fondale, in modo che io riuscissi a vedere meglio e a pensare meglio; sono riuscita a mantenere salda la mia integrity mentre molti vicino a me cercavano di darmi spallate per farmi perdere l’equilibrio. E ora sono qui: non ho chiaramente “risolto” tutti i temi della mia vita (e chi può?) ma ho imparato ad attendere quando è il caso di attendere, a respirare, ad accettare che non potrò  mai mettere a posto tutto, meno che mai quando ci sono di mezzo altri, che devo comunque rispettare, e che la mia unica responsabilità é di vivere al meglio, dando ogni giorno il mio miglior contributo al mondo.

Sono felice, ma la Felicità é il percorso, non certo un punto di arrivo.

E ora, proprio mentre scrivo, il mio migliore amico di sempre, un grande pezzo della mia vita, della mia anima e della mia memoria storica, sta completando la sua seconda giornata all’attuale edizione del Master in Coaching, ed è proprio bello pensarlo lì, in Accademia, un posto del cuore che mi ha dato così tanto in soli tre anni.

Insomma, ma servirà poi questo Coaching?

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