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by • 3 marzo 2014 • Sogni & ProgettiComments (0)2572

Siate introversi e non vi preoccupate

 

 

 

Se entri in Accademia e vedi un tipo grosso, sfuggente e deciso allo stesso tempo, che sembra dare poca confidenza sono io.

Non sono cattivo. Sono solo introverso.

Cosa significa essere introversi?

 

Provate a rispondere vero o falso a queste affermazioni rispetto a voi stessi:

 

1- alle attività di gruppo preferisco le conversazioni uno a uno

2- preferisco esprimermi in forma scritta

3- sto bene da solo/a

4- credo di non dare importanza alla ricchezza, alla fama e al prestigio sociale

5- detesto le chiacchiere futili mentre mi piace parlare approfonditamente di argomenti che mi stanno a cuore

6- gli altri mi dicono che so ascoltare

7- non mi piace granchè correre rischi

8- mi piacciono i lavori che mi permettono una full  immersion con poche interruzioni

9- mi piace festeggiare il mio compleanno in intimità con un paio di amici o familiari

10- gli altri mi descrivono come pacato

11- preferisco non mostrare il mio lavoro o discuterne prima che sia finito

12- cerco di evitare i conflitti

13- nel lavoro do il meglio da solo

14- tendo a riflettere prima di parlare

15- dopo una serata trascorsa per locali mi sento svuotato anche se mi sono divertito

16- spesso quando mi telefonano lascio partire la segreteria

17- se potessi scegliere preferirei un weekend in panciolle ad uno con troppi impegni

18- non sono multitasking

19- riesco a concentrarmi facilmente

20- se fossi all’università preferirei una lezione a un workshop

 

Bene, quanto più spesso avete risposto vero quanto più probabilmente siete introversi.

Tanto per tranquillizzarvi vi dico subito che non è una malattia o un disagio psichico, ma una caratteristica come l’altezza, il colore degli occhi, dei capelli, ecc

E sembra che sia trasmessa geneticamente (in effetti mio padre era un introverso).

le caratteristiche delle persone sono variabili e mutano rispetto alle esperienze, alla famiglia e alla comunità in cui viviamo, per cui non è giusto affermare che tutti gli introversi sono topi da biblioteca (io andavo ai rave) e tutti gli estroversi vanno alle feste vestiti da arlecchino. Come diceva Jung  “l’estroverso o l’introverso allo stato puro non esistono: se esistessero finirebbero al manicomio”.

Qual è il problema allora? Il problema è che la società attuale è costruita per estroversi.

i modelli che ci vengono passati, i media ci propongono come modello vincente l’estroverso, l’estremo comunicatore che riesce con naturalezza a fare network anche a costo di errori grossolani.

Ma non è così! L’estroverso non è l’unico modello vincente e abbiamo esempi eclatanti tipo Bill Gates, Steve Wozniak, Mark Zuckerberg per non parlare di Einstein e Michelangelo.

La cosa terribile è quando gli introversi, spinti dalla necessità di affermarsi, si mettono la maschera di estroversi. Si palesano quelli che io chiamo “gli splendidi”.

Lo splendido è quello che deve fare l’esuberante frizzante anche tirando strafalcioni e avendo comportamenti imbarazzanti per la natura (mettendo in mostra un egocentrismo finto e fastidioso).

Tornando a bomba io sono introverso, la mia carriera è stata una buona carriera, probabilmente dettata da bravura personale, senso del lavoro calvinista, caparbietà e una notevole dose di “culo” , ma comunque le difficoltà ci sono state: incapacità di fare networking, buio totale ad approcciare persone nuove e una serie di strane reazioni tipo iper-sudorazione e poca capacità di esposizione durante il parlare in pubblico.

E come ho fatto a superare tutto questo? Quando fui chiamato in EMI e li incontrai Francesca la mia condizione era quella di un buon professionista lavoratore. Fortunatamente Francesca (allora HR Manager della EMI) vide in me le qualità che erano necessarie in quel momento per quella posizione. Lavorando insieme a lei, conoscendoci e prendendo confidenza, mi consigliò un ciclo di coaching con una coach di sua fiducia (Grazie Anna!). Non è stato facile, ci son volute ore di colloqui, libri letti, esercizi fatti, sfide affrontate, alla fine, nonostante rimanga sempre comunque introverso, sono riuscito a superare alcuni blocchi che erano deleteri sia per la mia vita personale che lavorativa. Rimane sempre una certa difficoltà ad approcciare persone nuove (molto meno di prima), però il mio public speaking è notevolmente migliorato; ora faccio discorsi addirittura a braccio – se chi è venuto in Accademia e mi ha sentito parlare si sarà accorto che ho lo sguardo spesso abbassato verso i miei piedi (lo shoegaze della formazione).

Tutto questo mi ha dato notevole fiducia in me stesso (alcuni direbbero troppa), le mie scelte, le mie relazioni sono direzionate da quello che voglio (ed è così che è nata Accademia).

Il primo consiglio che mi sento di dare agli introversi che non si sentono a proprio agio nella loro situazione (perchè se siete a vostro agio va benissimo così!) è quello di sforzarsi a crearsi un proprio network. E’ la cosa che serve di più, quella che può essere utile nella professione e nella vita personale. Come fare? Non è facile per un introverso, lo so. Il primo consiglio è quello di usare il web, è un mezzo potente che vi può mettere in contatto con moltissime persone, approcciarle e creare una relazione partendo dal vostro pc e avendo tutto il tempo di ragionare e pianificare senza ansia.

Il secondo è un esercizio che la mia coach mi aveva dato. Approcciate una persona sconosciuta o con cui avete poca confidenza almeno una volta a settimana, parlatele , tenete una conversazione anche se breve e vedrete che più passa il tempo più la cosa migliorerà. Non dico che il buio mentale sparirà di incanto ma il tutto migliorerà notevolmente e nel frattampo allargherete il vostro network.

E comunque se ci sono riuscito ci possono riuscire tutti. La dimostrazione è che questo articolo è più lungo delle dieci righe che mi sarebbe venuto naturale scrivere.

Siate introversi e non vi preoccupate.

 

Se vuoi provare il coaching in ADF ricordati che la prima sessione è gratuita, le informazioni le trovi QUI

 

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