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by • 10 maggio 2013 • UncategorizedComments (0)2356

Sketchapensieri: con un disegno, la comunicazione è più chiara

Dopo qualche settimana di assenza, torno a raccontarvi una Bella storia: è quella di Monica e Sara, due creative che hanno fondato Sketchapensieri, uno studio che si occupa di Graphic Recording. Ovvero, tradurre concetti e parole in immagini e disegni. Una disciplina per noi italiani all’avanguardia, ma che ha mosso i primi passi in America negli anni ’60.

«Disegniamo quello che ascoltiamo»: detto in parole semplicissime, è quello che fanno Monica Diari e Sara Seravalle di Sketechapensieri. Ma dietro la banalità di questa affermazione, c’è un pensiero complesso, una formazione approfondita, e un metodo nato in America negli anni ’60, che ha come obiettivo semplificare concetti e processi. Si chiama Graphic Recording ed è una disciplina che aiuta a visualizzare graficamente idee, passaggi, progetti per renderli più comprensibili agli interlocutori.

Mi ha colpito molto la loro storia, perché hanno avuto la capacità di cogliere un bisogno e costruirsi una nicchia professionale davvero particolare, e voglio sapere come è nato Sketchapensieri.

«Ci siamo conosciute all’università, abbiamo fatto entrambe architettura», racconta Monica. «Ma poi abbiamo preso dei percorsi professionali diversi. Io mi occupavo di comunicazione territoriale: studiavo l’impatto dei grandi cantieri sui quartieri ed escogitavo strategie per minimizzare il disagio dei cittadini. Trasformavo una seccatura in qualcosa di interessante per chi ci viveva attorno: visite guidate, incontri, informavo sulle fasi dei lavori. Sara, invece, si occupava di progettazione partecipata, facilitare il dialogo e gestione dei conflitti». Due strade separate, ma non troppo. «Esatto, eravamo entrambe dei “facilitatori”. Infatti, ci siamo ritrovate a collaborare con Avventura Urbana , una società di Torino che si occupava di progettazione partecipata. È stato lì che abbiamo iniziato a riflettere sul nostro lavoro, e sulla necessità di trovare una strada per comunicare meglio».

Avevano già un lavoro che le appagava, ma volevano trovare un’idea in più, per essere ancora più efficaci. La ricerca le ha portate a conoscere il Graphic Recording e la facilitazione visuale, e scoprire che all’estero era una realtà affermata. «Negli Usa e nel Nord Europa, molte società hanno un graphic recorder assunto. È la norma avere una persona che si occupa comunicare in modo chiaro e opportuno. Abbiamo deciso di fare un corso e approfondire meglio questa tecnica. Lo abbiamo fatto due anni fa, con una realtà americana, che ci ha insegnato il metodo: font, colori da usare, grandezza dei disegni, come evidenziare i concetti importanti, come collegarli. E dopo, abbiamo deciso di buttarci».

Siete all’avanguardia, il vostro lavoro è esclusivo. «Sì, in Italia siamo in pochissimi a farlo, non più di tre o quattro realtà. Da un lato è positivo, dall’altro è più faticoso, perché è difficile fare capire cosa facciamo, farci accettare e pagare il giusto. Non sempre trovi il manager illuminato che è disposto a investire in metodi innovativi».

Monica e Sara lavorano con coach, formatori, facilitatori durante convention, corsi e team building, per preparare i dipendenti a un cambiamento, per comunicare un progetto, per prendere decisioni condivise o per facilitare la formazione di gruppi: in tutte quelle situazioni in cui le informazioni devo essere apprese da tutti in modo chiaro e immediato.

«Noi disegniamo in tempo reale quello che viene detto: ascoltiamo gli interventi e raffiguriamo i concetti. Dobbiamo essere capaci e veloci, per tradurre con pochi segni un concetto complesso, per renderlo più comprensibile. L’aspetto positivo è che vivacizziamo incontri e riunioni, che a volte possono essere molto noiose, e attraverso la partecipazione emotiva ed empatica delle persone, le informazioni rimangono più impresse».

Detto così, sembra facile. Ma non lo è, vero? «Assolutamente. In alcuni casi, ci vengono dati gli interventi e abbiamo il tempo di pensare ai disegni da fare. Ma la maggior parte delle volte, gli speech vengono preparati la notte prima… Quindi dobbiamo essere molto concentrate e non perdere nessun passaggio. La nostra fortuna è che, avendo una formazione artistica, la parte del disegno, che è già di per sé impegnativa, non costituisce un ostacolo, e possiamo focalizzarci solo sui concetti. Infatti, a chi vuole seguirci, consigliamo di fare tanto esercizio: accendete la radio e disegnate quello che sentite. Dovrà diventare un processo automatico».

Un percorso molto innovativo, ma che a pensarci bene, è molto simile a quello che l’uomo fa dalla notte dei tempi, nelle grotte e nelle capanne: disegnare quello che lo circonda, paesaggi, azioni e animali, per comunicare con i suoi simili. Anche senza parlare.

 

Loredana Saporito

 

 

 

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