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by • 8 febbraio 2017 • CuoreComments (0)370

Come sopravvivere alle nostre emozioni

le emozioni

La mattina i nostri eroi, ancora con gli occhi chiusi nel tepore del loro piumone, allungano un braccio nel vuoto spazio gelido per spegnere la sveglia che ha urlato la temibile chiamata ad affrontare la giornata. Guardano il soffitto sbuffando e stirandosi (alcuni anche grattandosi), lanciando nell’aere la prima parolaccia della giornata.

Alzandosi dal letto infilano le pantofole e con gambe insicure si dirigono in bagno.

Pipì, doccia, qualcuno si fa la barba, altri no, phon – chi ha i capelli – deodorante, profumo, ci si veste e siam pronti per la colazione. Fatta colazione raccattiamo le nostre cose e ci dirigiamo verso l’automobile.

Gli etologi non hanno ancora ben capito a che punto avvenga la trasformazione da essere umano ad animale feroce, ma è tra la porta di casa e l’aggancio della cintura di sicurezza.

Intrappolata nella scatola di metallo con ruote, anche la più dolce educanda si trasforma in un barbaro rabbioso con il linguaggio di uno scaricatore di porto scomunicato e la gestualità di Ozzy Osbourne nei momenti magici.

Vecchiette con sguardi feroci e pacemaker in corto circuito, catechiste con le vene del collo gonfie che fanno ripicche insultando in sanscrito, gare a chi prende prima il posto nella coda lunga chilometri dove si nota un pullman colmo di boyscout che mostrano le terga dai finestrini a sfregio dell’automobilista gabbato.

Ecco, tutto ciò è dovuto alle nostre emozioni, in particolare la rabbia e la tristezza.

Cos’è un’emozione prima di tutto?

Un’emozione è una reazione innata e involontaria di tutto il nostro organismo a un evento, sia a livello psicologico-comportamentale, sia a livello cognitivo.

Le nostre emozioni ci guidano nell’affrontare situazioni e compiti troppo difficili, importanti e urgenti perché possano essere affidati al nostro intelletto.

Compare all’improvviso, è più o meno intensa a seconda della situazione, e ha una breve durata, da pochi secondi fino ad alcune ore. Quando lo stato emotivo si prolunga si usano i termini “sensazione” o “umore”.

Tradizionalmente si individuano sei emozioni fondamentali: paura, rabbia, disgusto, tristezza, sorpresa, gioia. Ne sono state aggiunte altre, come l’aspettativa e l’accettazione. Inoltre ci sono anche le emozioni che compaiono contemporaneamente, che danno luogo a altre emozioni complesse.

Le emozioni che proviamo

Questo tipo di reazioni automatiche si sono impresse nel sistema nervoso perché, durante un lungo periodo critico che era la preistoria umana, queste reazioni rappresentavano davvero la differenza tra la vita e la morte.

Con l’evoluzione e l’avanzamento della civiltà, questa necessità assoluta di un bagaglio emozionale che ci facesse sopravvivere ai vari pericoli della Preistoria, cessò, e venne meno anche il perfetto adattamento del nostro repertorio emozionale. Se è vero che nel passato più remoto la propensione alla collera poteva costituire un vantaggio di cruciale importanza in termini di sopravvivenza, oggi armi, auto, stress, sovraffollamento, possono portare tutto ciò anche alla tragedia.

Se parlate con qualsiasi persona che si è separata o ha avuto una perdita, a distanza anche di anni vi dirà che sta bene, che è più o meno felice e che la sua vita continua normalmente come quelle di tutti. Ma sul suo viso sarà inevitabile che compaia un’emozione: tristezza, collera, amore, comunque sia qualcosa che la nostra comprensione empatica decodifica. Questa è opera delle nostre due menti, quella emozionale e quella razionale.

Queste due modalità interagiscono per costruire la nostra vita mentale e nella maggior parte dei casi operano in armonia, integrandosi reciprocamente per guidarci nella realtà.

L’emozione alimenta e informa le operazioni nella mente razionale, mentre questa rifinisce e a volte oppone il veto agli input delle emozioni.

Tuttavia la mente emozionale e quella razionale sono facoltà semi-indipendenti: ciascuna di esse riflette il funzionamento di circuiti cerebrali distinti; l’amigdala per le emozioni e la neocorteccia cerebrale per il raziocinio.

Ma quando le passioni aumentano d’intensità, l’equilibrio si capovolge: la mente emozionale prende il sopravvento, travolgendo quella razionale.

Sembra che in quei momenti l’amigdala dichiari uno stato di emergenza imponendo a tutto il resto del cervello l’allarme. Tutto ciò avviene in un attimo prima che la neocorteccia abbia avuto la possibilità di comprendere cosa sta accadendo, e quindi è impossibilitata a valutare se si tratta di una buona idea o meno. Passato il momento cruciale, le persone hanno la sensazione di non sapere cosa sia capitato a loro, si sentono colpevoli e imbarazzate.

Questi episodi non sono assolutamente incidenti isolati che portano automaticamente a crimini, ma fanno parte della vita di ognuno di noi; pensate all’ultima volta che avete perso le staffe, che avete urlato con qualcuno, che avete messo le mani addosso a qualcuno, passando i limiti a tal punto che riflettendo col senno di poi la vostra reazione vi è sembrata ingiustificata.

Questo non succede solo in negativo! Pensiamo a quando qualcuno fa una battuta talmente spassosa da riderne a crepapelle: anche quella è una risposta emozionale travolgente; oppure scene di sesso passionale dove nessuno dei due può resistere: anche lì la nostra amigdala si dà piuttosto da fare.

Potremmo parlare per ore di emozioni. Tenete d’occhio il calendario di ADF per vedere quando toccheremo l’argomento, magari anche in qualche workshop gratuito, non si può mai sapere.

Qua sotto trovate un esercizio utile quando ci accorgiamo che abbiamo esagerato sovraccaricando le nostre emozioni e successivamente ci sentiamo imbarazzati e colpevoli. Questo esercizio si può fare anche per l’emozione vergogna. Ci sono episodi dove abbiamo provato vergogna che non riusciamo a scrollarci di dosso, ogni tanto ritorniamo lì a pensarci, a ruminarci sopra.

Quindi prendete un quaderno

Scrivete l’emozione che secondo voi avete sovraccaricato. Esempio: Rabbia.

Descrivete l’episodio nei dettagli.

Scrivete il motivo oggettivo per cui vi siete arrabbiati: ad esempio “mi sono arrabbiato con mia moglie perché mi ha rovinato due camicie”, e individuate le vostre emozioni profonde, cosa sentivate fisicamente.

Ora usando tutta la razionalità che possedete cercate di capire se altri motivi, solo vostri, vi hanno fatto reagire così.

Vedrete che nel vostro profondo qualcosa c’è.

Esempio: “Ero in ansia per la sfuriata che mi aspettava al lavoro”, “Sono frustrato dalla mia situazione non adeguata”, “Visto che sono disoccupato il fatto che mi devo far mantenere mi frustra”, “Essendomi separata e uscita di casa ho dovuto farmi ospitare e la non indipendenza mi pesa”, “Sono frustrato perché non mi sento apprezzato”.

Scrivete ora come sarebbe stato adeguato reagire in quell’occasione.

Scrivete cosa vorreste dire alla persona o alle persone che hanno subito la vostra sovraccarica.

E se ve la sentite diteglielo.

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