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by • 12 luglio 2013 • UncategorizedComments (0)8269

Storia di Christina e Vintage Bakery

Sono ingegnere e designer, ho 30 anni e tre anni fa la mia vita è cambiata.

Sono rimasta incinta e contemporaneamente ho perso il lavoro nello studio d’architettura dove lavoravo. Durante la maternità sono stata presa da questa meravigliosa esperienza e non ho pensato a cercare un altro lavoro nel mio campo, nel contempo mi sono dedicata sempre di più alla mia più grande passione: la cucina.

Gli amici mi chiedono spesso di cucinare per loro e non di rado ho cucinato per l’Ambasciata venezuelana in Italia. Sono nata in Venezuela e oltre a conoscere bene la cucina del mio paese, conosco quella americana, perché mio padre è degli States e sono visuta in Florida per anni.

Qui a Milano io e mio marito Matteo, architetto, siamo soli per cui non mi sembrava opportuno per me riprendere il lavoro con gli stessi orari di un tempo. Mi piaceva lavorare in studio, viaggiavo molto e ho seguito la realizzazione di opere importanti come un teatro in Russia. Ero molto soddisfatta e guadagnavo bene, ma una volta finito il periodo della maternità, con una bimba piccola non me la sono sentita di intraprendere un lavoro così impegnativo e, causa crisi, non era detto che l’avrei trovato alle stesse condizioni.

Così quando si è trattato di tornare al lavoro dopo la nascita di mia figlia, non ho avuto dubbi che il mio futuro sarebbe stato legato a questa grande passione che coltivo sin da piccola, da quando stavo ore ad osservare la cuoca di casa preparare i pasti per tutta la famiglia, a carpirne i segreti, provare e studiare i cibi.

Mi piaceva l’idea di aprire una pasticceria che preparasse dolci e piatti americani come un tempo, perché tutti credono che il cibo americano sia spazzatura, ma non è vero. Il mio progetto di aprire un bakery è nato dunque così, un po’ alla volta e in seguito a una serie di eventi che mi hanno portato a realizzare questo sogno.

Ci ho messo un po’ a trovare il locale, io e mio marito volevamo che fosse in zona Isola, il nostro quartiere a Milano, dove potevamo organizzarci più facilmente con la nostra piccola. Quando si è presentata l’occasione di rilevare un piccolo negozio di frutta, non abbiamo avuto dubbi e abbiamo iniziato questa avventura.

Lo abbiamo ristrutturato, abbiamo lavorato a lungo per ricreare l’atmosfera di un tempo e dare al cliente la sensazione di essere in un luogo familiare dove assaporare i cibi come se fossero fatti a casa.

Così è nato Vintage Bakery. Non è stato facile neppure trovare il nome, perché volevo che dentro ci fosse l’idea delle cose preparate con amore in modo tradizionale.

Un amico dice che sono come Bree di Desperate Housewives perché preparo i cibi con cura e per via dei capelli rossi. Certo, non sono esattamente quel tipo di casalinga, ma quello che cucino nasce dalle ricette della mia famiglia, di mia zia, di mia nonna. E sono attenta nella scelta degli ingredienti e nella preparazione di ogni piatto come se fosse mia figlia a mangiarlo.

Per me è una passione che non mi stanca, leggo persino i libri di cucina come se fossero novelle. Ovviamente l’impegno è tanto, lavoriamo sette giorni su sette, siamo aperti anche a pranzo, facciamo catering e abbiamo ampliato il menu con insalate e hamburger. Poco per volta stiamo conoscendo l’ambiente che per noi è nuovo. Stiamo imparando a gestire un’attività che non conoscevamo, la concorrenza è tanta, ma da quando abbiamo aperto a metà dicembre scorso non ci siamo mai fermati.

È una follia che sta riuscendo, un sogno che stiamo plasmando ogni giorno nelle nostre mani. Ho impostazione americana e sono convinta che volere è potere!

Prima di pensare alle difficoltà che di certo non mancano, penso sempre all’obiettivo. Per me è importante prima di tutto sapere dove voglio arrivare, poi decido la strada e il mezzo.

Il mio obiettivo è questo, anche se non vuol dire essere arrivata.

Possiamo fare tutto se solo lo vogliamo e io vedo concretizzarsi questo nostro desiderio, usando l’impegno e traendone soddisfazione.

Questo posto è casa, è home, non solo per me ma per chi entra, prende un dolce al volo o si siede ai miei tavoli. Ogni cliente viene servito da noi, qui può pranzare con un hamburger, fare il brunch, solo o in compagnia, prendere un tè, un caffè, godersi una fetta di torta o un cupcake… Chiunque varchi quella porta ed entra nel mio mondo diventa mio ospite.

 

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