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by • 20 gennaio 2014 • Sogni & ProgettiComments (0)1054

UNA ESPERIENZA IN ACCADEMIA

Da questa settimana scrive per noi Beatrice Dorigo.

“Ex libraia, torinese, blogger, amo dare consigli (libreschi e non) e sentirmi dire “Avevi ragione!”: in più, mi piace ascoltare le persone e raccontarle”

E’ per questo motivo che qui in ADF si occuperà delle cronache romantiche e pop dei nostri incontri (oltre che di molto altro, ma questa sarà una sorpresa e non vogliamo rovinarla).
Leggete il suo blog, Bea scrive da Dio e penso che presto sarete fieri di dire “Io lei la conoscevo già da prima”.

Francesca

 

Sabato 11 gennaio di questo 2014 nuovo di zecca.

Scendo dal treno, corro alla metro ed emergo dal sottosuolo alla stazione Crocetta. Milano è nuvolosa, ma io quasi non me ne accorgo, perché l’Accademia della Felicità è luminosa e colorata come se fosse sempre un giorno di sole. Nomen omen, come dicono.

Da sogno a progetto: oggi ci si incontra per raccontarsi in funzione di questa trasformazione.

Entro un po’ trafelata e vengo accolta da Sara, del team Accademia, e da facce nuove che mi sorridono.

Una non è nuova, ma è una bella sorpresa trovarla qui: Elisa, occhiali, frangetta e aria spensierata da studentessa. Potrebbe trarre in inganno chiunque non l’abbia mai vista in azione. Infatti questo suo aspetto innocente camuffa una volontà di ferro e un istinto innato per la strategia, entrambi supportati da una base eccellente di competenze. Il suo lavoro sono i social media, il suo sogno è fare formazione in questo campo.

L’unica rappresentanza maschile è degnamente incarnata da Igor: ha alle spalle molte esperienze lavorative all’estero, una compagna e una bimba minuscola nuova di zecca. Il suo sogno è ambizioso: coniugare la sua esperienza all’estero con le competenze da sommelier e mettere in piedi un wine bar in una capitale europea. Dietro l’aspetto informale da compagno di banco del liceo si intuisce un uomo forte di una vaste esperienza professionale e la voglia di cambiare cielo.

Linda ha grandi occhi, capelli rossi e fisico esile da banshee irlandese, un lavoro impiegatizio in cui è brava, un impiego utile ma non entusiasmante, e una grande voglia di ricominciare a condividere. Vuole intraprendere un percorso di coaching e recuperare dagli abissi digitali la community letteraria che ha creato e gestito per anni.

Amelia è già coachee di Francesca, e il suo percorso è più avanti del nostro. Lavora in campo pubblicitario e ha capito che è ora di mettersi in proprio e dedicarsi di più alla sfera personale. Minuta, viso aperto, mi pare intuire che, dietro la struttura ossea di un colibrì, nasconda la potenza di un tirannosauro. Intuizione confermata quando decide di sobillare il popolo (noi) alla rivolta del caffè, cioè di fare un break non programmato, che Sara e Francesca accolgono con un sorriso: sanno già con chi hanno a che fare.

Allegra invece sembra saltata fuori da un libro di Luca Bianchini, la sua parlata mi incanta, il suo sorriso è contagioso, il suo modo di raccontare irresistibile. Vuole diventare la più famosa scrittrice di chick-lit italiana, e la sola cosa che mi stupisce è che non lo sia già. Nel mentre, pianifica di far diventare il suo compagno un uomo onesto: vista l’energia che emana, e la chiarezza della sua visione matrimoniale, capiamo subito che il pover’uomo non ha scampo.

E poi, beh, ci sono io, quella arrivata in ritardo e che come prima cosa si è fiondata a fare la pipì. Ma la cosa bella dei miei compagni d’avventura e dell’atmosfera in Accademia è che anche le più fantozziane di noi hanno una buona probabilità di riuscita!

Dopo l’accoglienza di Sara, Francesca ci fa presentare uno ad uno; chi siamo, ma, soprattutto, cosa sogniamo. Dirlo a voce alta è un po’ un’ammissione di colpa: ebbene sì, vostro onore, sono un sognatore! E invece non c’è nessun bisogno di guardarci intorno guardinghi e circospetti: girando lo sguardo sui volti che ho intorno, vedo persone belle, assenza di giudizio, ascolto. Il sogno, che sembrava troppo fragile per essere fatto passare di mano in mano, è reso molto più forte nel momento in cui lo condivido. Voglio imparare a scrivere un romanzo: ecco, l’ho detto, e nessuno ha riso.

Vuoi vedere che forse forse non è proprio una tavanata galattica?

Dal dire allo scrivere: due versioni per i nostri sogni, una breve di poche righe, una lunga e più descrittiva.

Francesca fornisce anche dei quaderni bellissimi a chi non l’aveva (tipo indovinate chi? Provate a dire? Bravi). Ci dice che un bel quaderno, un supporto che ci piaccia, è fondamentale per la riuscita di un progetto. Chi sono io per contraddirla? Solo una qualunque tizia col feticcio dei quaderni, per fare un esempio.

Una volta scritti con calma, i nostri sogni hanno già un po’ più la faccia di progetti. Un dettaglio qui, un particolare là: siamo in piena gestazione.

Ed è il momento del brainstorming: a turno, leggiamo le nostre sudate carte ad alta voce: chi ha ascoltato, dovrà farci delle domande, stimolare la riflessione necessaria a rispondere con cognizione di causa, scatenare idee collaterali e soluzioni differenti. Si crea subito un’energia cooperativa fortissima, contagiosa, creativa: chi è al centro del cerchio, ha un team di gente creativa e preparata (anche se magari in ambiti diversissimi dal suo) che si occupa del suo sogno. Francesca coordina il tutto senza invadere la discussione, indirizzando le riflessioni con garbo e senso pratico.

Ed ecco che il sogno diventa ippogrifo a metà tra desiderio e concretezza: pronto per spiccare il volo, anche se ancora inadatto al mondo reale.

Nel mentre s’è fatta ora di pranzo, e da bravi romantici realistici ci dirigiamo verso una fonte di cibo. Tutti insieme, come in gita, chiacchierando. Non siamo amici, ma siamo qualcosa di diverso: ci siamo aperti fra noi come probabilmente non abbiamo mai fatto con persone che conosciamo da anni.

Dopo il brainstorming, arriva Marco, che metterà nero su bianco un abbozzo di progetto di fattibilità dei nostri sogni. Marco è un po’ il fisioterapista della situazione: ti fa un male porco per rimettere a posto le cose che non vanno.

Soprattutto per me, che vengo dal pianeta dei Mini Pony, vederlo mettere nero su bianco le cifre (ipotetiche, ma realistiche), relative a ciascuno dei nostri progetti, sommarle, spostarle, aggiustare il tiro, fare liste, il tutto con la naturalezza di uno che sta unendo i puntini sulla settimana enigmistica ha del miracoloso.

Nella maggior parte dei casi, Marco taglia la testa all’ippogrifo, e ti fa vedere esattamente cosa c’è che non va. A fargli da controcanto, Francesca, che sa farti vedere il lato positivo della medaglia: se così non funziona, meglio saperlo subito, e poi non è detto che non funzioni cosà.

E infatti la cosa bella è che poi, sempre con Marco, siamo stimolati a trovare soluzioni, correzioni, aggiustare il tiro, togliere e aggiungere. Quando alla fine sorride, capisci che si può fare, e che adesso sì, il sogno può essere un progetto fattibile.

Sta a te decidere.

Le otto ore sono scadute: di già? Ebbene sì.

Ci salutiamo con grandi abbracci, siamo tutti curiosi di sapere come andranno a finire i sogni degli altri, ci promettiamo di farcelo sapere.

Io saltello fino alla metro in una sorta di trance composta un po’ da delirio di onnipotenza, un po’ da impazienza, con una punta di quella paura bellissima che si prova quando stai per buttarti in acqua dagli scogli. Questa cosa che ho nella pancia, posso dirvelo senza ombra di dubbio, nel mio personale dizionario si definisce “felicità”.

Beatrina Incorporella (QUA TROVATE IL SUO BLOG)

 

Questo racconto della giornata “Da Sogno a Progetto” ci ha emozionato tantissimo e ringraziamo con tutto il cuore Bea (as Her vocation Blonde, che potrebbe essere un titolo di un pezzo delle Hole), e vorremmo avere presto altri post suoi da condividere. Comunque Torino ci da un sacco di soddisfazioni!

Se volte provare a far diventare il vostro sogno un progetto nel modo che ha descritto Bea la prossima occasione è il 6 Febbraio con “TRASFORMA LA TUA PASSIONE IN LAVORO”.

Stay Blonde!

 

 

 

 

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